Iconografia // Catwoman al cinema

Quando Anne Hathaway è stata scelta da Christopher Nolan non avevo idea di come si sarebbe potuta trasformare per essere felina al punto giusto. La Hathaway pre-Batman era graziosa, attraente, femminile… ma se avessi dovuto paragonarla a un animale – con quegli occhi tondi e le labbra carnose – difficilmente mi sarebbe venuto in mente un gatto. Ha fatto rumore la sua rigida dieta per ottendere una forma fisica perfetta, ma io continuavo a nutrire una certa perplessità. Chiunque può dimagrire per un film, specialmente le ex modelle – e Christian Bale, se sei un maschio, il difficile è arrivare allo stesso livello di chi ha vestito gli stessi panni.

La prima Catwoman del grande schermo (che nel doppiaggio purista dell’epoca era stata facilmente trasformata in Donna Gatto) è stata Lee Meriwether, finemente maliziosa come potevano ancora esserlo le modelle degli anni Sessanta. Troppo lontana (a livello cronologico e stilistico) perché un qualche confronto possa pesare sulla Hathaway.

Anne Hathaway in Catwoman Anne Hathaway in Catwoman Anne Hathaway in Catwoman Michelle Pfeiffer in Catwoman Michelle Pfeiffer in Catwoman Halle Berry in Catwoman Lee Meriwether in Catwoman

Lee Meriwether, la Donna Gatto in Batman

Facile il paragone tra lei e Halle Berry, di certo felina e ammiccante, ma l’omonimo Catwoman del 2004 è così infedele al personaggio della DC Comics, che nessuno muore dalla voglia di ricordarlo.

Halle Berry in Catwoman

Halle Berry in Catwoman

Il confronto davvero difficile e inevitabile è stato sin dall’inizio quello con Michelle Pfeiffer (in Batman Returns di Tim Burton, 1992), che con quegli occhi e con quello sguardo Catwoman c’è praticamente nata.

Michelle Pfeiffer in CatwomanMichelle Pfeiffer in Catwoman

Michelle Pfeiffer nel costume in latex di Catwoman

E alla fine arriva lei, Anne Hathaway, capace di alternare un’innocenza fanciullesca ad una malizia un po’ folle ed elegantissima nelle sue mosse feline. A guardarla recitare, trasformata dalla mano severa ed esigente di Nolan, la perplessità scompare: non solo è all’altezza Pfeiffer, ma ha il magnetismo per diventare anche lei icona.

Anne Hathaway in CatwomanAnne Hathaway in CatwomanAnne Hathaway in Catwoman

Anne Hathaway in Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno

Kick-Ass

Kick Ass

Emo-vie – il giusto stato d’animo per godersi questo film: Cazzeggio nerd Fragorose risate e vibrante adrenalina per tutti quelli che, almeno una volta nella vita avrebbero voluto essere supereroi. Dedicato, insomma, a tutti i fenomeni delle lenzuola che si sentono Mr. Fantastic, a tutti gli appassionati di tecnologia (e belle macchine) che se solo avessero i soldi si farebbero un costume nero come quello di Batman, a tutte le Wonder-Woman che fanno mille cose contemporaneamente. Per farla breve, Kick-Ass è un film che farà impazzire di gioia tutti quei fanatici che da decenni cercano di scoprire la composizione chimica del veleno del ragno che ha morso Peter Parker per riprodurla in laboratorio o che, più prosaicamente, hanno passato più tempo in una fumetteria che in un pub. Cosa succederebbe se un adolescente nerd decidesse di andare in giro a fare il vigilante? Vi fa pensare a Watchmen? Bravi, ma metteteci una ironia sana, solare e… molto pop!

Indimenticabile La giovane Chloe Moretz in tutte le scene del film in cui compare. In due di queste il regista Mattehew Vaughn cita volutamente il bullet time di Matrix e la sposa vendicatrice di Kill Bill e non volutamente (con una inquietante quanto misteriosa citazione-profetica) il successivo Let Me In con la stessa Moretz.

Da dimenticare Niente, tranne il fatto che la distribuzione italiana abbia aspettato circa un anno prima di farlo uscire. Imperdonabile!

Indicazioni terapeutiche: una cura intelligente contro la noia cinematografica e non.

“Perché milioni di ragazzine vogliono essere Paris Hilton e nessuno vuole essere Superman?” “Hai ragione, non ha senso, è totalmente piatta.”

Ho recensito questo film per Doppio Schermo: leggi qui la mia recensione di Kick Ass.

Il Cavaliere Oscuro: tenebre e caos

Il cavaliere oscuroPuò capitare di temporeggiare quando ci si ritrova dopo tanto tempo davanti al proprio blog in stato di coma vegetativo (mi approprio dell’espressione di Trinity che mi è sembrata molto approppriata), come rompere il ghiaccio? Ed ecco che a spronarmi è una coincidenza quasi irriverente. Le coincidenze mi affascinano, mi fanno sentire come in attesa che accada qualcosa in più. Così non pare una cattiva idea ripartire da un supereroe dopo essermi bloccata su Daredevil. Chiudevo con un 5 e riapro con un 10 – sì, lo sparo così, il primo dieci a un comic-movie, senza esitazioni!
Ovviamente sto parlando di Batman, anzi Il Cavaliere oscuro!
Tutti hanno avuto qualcosa da dire su questo film, finanche una amabile fanciulla che ha commentato constatando il proprio stato di eccitazione sessuale… e io? Tutto sommato, non mi discosto tanto dal suo giudizio: la mia è una spudorata standing ovation.
Questo film è davvero bello. Si è quasi tentati di parlarne male solo per tirarsela un po’ da snob, ma poi onestamente non ci si riesce.
Più e meglio che nel precedente Batman Begins, Christopher Nolan riesce a ricavare una propria cifra stilistica che si discosta dal modello burtoniano. Un cupo realismo avvolge Gotham City e l’eroe che la città merita nasce dal cemento e dalla polvere. L’atmosfera è minacciosa e stridente, senza sconfinare nell’onirico. Per sconvolgere una metropoli in cui la criminalità è all’ordine del giorno e la mafia è l’unico vero potere, non si può immaginare altro che l’inimmaginabile, l’imprevedibile, il caos. E qui il caos ha un nome: Joker.
Il duello tra i due protagonisti è una lotta fra giganti, il confronto è filosofico più che fisico. La battaglia non si consuma tanto tra male e bene, quanto tra essere e non-essere, tra la pienezza della stasi e la roboante incertezza del divenire. A calamitare tutti gli sguardi è il Cattivo Haeth Ledger: non per la sua morte (che di certo ha portato molta più gente nelle sale), ma per la statura del personaggio che, meravigliosamente, interpreta. Dopo di lui, sarà difficile vestire di nuovo quei panni viola.
Davanti allo schermo ero stupefatta. Immersa, gli occhi fissi, forse a trattenere il fiato. Provo a rifletterci post-visione, perché durante non è stato possibile. Mi accorgo che la struttura della sceneggiatura era solida al punto da aver dato a ciascun personaggio il suo arco di crescita, al punto da aver sapientemente messo in equilibrio dramma, tragedia, amore e azione. Tutte le linee narrative convergono in un punto che oserei definire a-morale. Scompongo il film nei singoli elementi e lo trovo perfetto, ineccepibile.
Colossale.

Indicazioni terapeutiche: uno strepitoso rimedio contro chi nutre ancora pregiudizi verso i film che si ispirano ai supereroi dei fumetti. Controindicazioni: alcuni spettatori potrebbero restare senza parole.

Spider-Man 2: l’autoconsapevolezza dell’eroe

Spiderman 2
Abbiamo chiacchierato su come Spider-Man ci abbia fatti innamorare di quel ragnetto di Tobey Maguire, abbiamo criticato l’ultimo Spider-Man 3, salvandone ben poco. E adesso, l’anello mancante: perché Spiderman 2 è da molti considerato il migliore della trilogia? [Trilogia per ora, presto si aggiungerà un quarto episodio, anzi mi auguro di cuore che l’arrivo di una nuova penna dia nuovo lustro alla saga] Proverò a rispondere con le mie impressioni.
Se nel primo Spiderman vediamo nascere l’eroe, nel secondo episodio lo vediamo prendere consapevolezza di sè. L’eroe è dibattuto tra le sue potenzialità e suoi desideri, tra il senso del dovere e l’amore. Il nostro Peter Parker attraversa una crisi di identità in cui arriva addirittura a somatizzare il conflitto. Ma non solo Peter Parker/Spiderman deve prendere coscienza, la sceneggiatura di Alvin Sargent lascia ampio spazio anche agli altri personaggi e alle loro scelte. La zia May (Rosemary Harris) può conoscere la verità, Mary Jane (Kirsten Dunst) può fare la sua scelta d’amore e Harry (James Franco) può fare la sua scelta d’odio. Persino Doc Ock (Alfred Molina), in punto di morte riesce ad autodeterminarsi rispetto alle macchine che lo avevano soppraffatto.
Ci salva da un eccesso moralistico sull’importanza dell’identità e delle proprie scelte, la divertita regia di Sam Raimi. Il suo inconfondibile umorismo sadico regna sovrano nella pellicola, facendone un piatto sfizioso e leggero. Le debolezze di Peter Parker e la sua goffaggine sono esaltate con gusto. Il regista de L’armata delle tenebre non perde occasione di maltrattare lo studentello Parker e si compiace, arrivando ad auto-citarsi e infilando l’inevitabile cammeo di Bruce Campbell.
Spettacolari, ancora una volta, le piroette aeree dello Spiderman digitale, il film raggiunge un ottimo equilibrio tra effetti speciali e storia. Il risultato è un film divertente e intelligente, che racconta con un sorriso situazioni psicologiche comuni in occasioni straordinarie. Un film adatto a pubblici diversi: dai fan della Marvel ai profani del fumetto, dal ragazzino di dieci anni alla cinefila pasticciona come me.
Standing ovation per i titoli di apertura con micro-riassunto della puntata precedente disegnati da Alex Ross, di casa Marvel.

Indicazioni terapeutiche: indicato a soggetti che amano i fumetti, ma anche no, a bambini sotto i 12 anni, ma anche sopra, a cinefili eclettici, ma anche a spettatori occasionali. Ottimo rimedio contro il deterioramento della fantasia.

Spider-Man: WOW!

Spider-man, la scena del bacioScusate l’estrema sintesi, ma la mia recensione sta tutta in quel WOW! del titolo. Dialoghi favolosi! Quando si passa un quarto d’ora in più sulla sceneggiatura si toccano veramente le corde giuste…
Da antologia:
Green Goblin: Svegliati, ragnetto. Svegliati. No, non sei morto. Per ora. Sei paralizzato… temporaneamente. Sei una creatura stupefacente, SpiderMan. Io e te non siamo poi così diversi.
Spider-Man: Io non sono come te. Tu sei un assassino.
Green Goblin: Beh, a ciascuno il suo. Io ho scelto la mia strada, tu hai scelto il cammino dell’eroe. E ti ha trovato divertente, per un po’, la gente di questa città. Ma l’unica cosa che la gente ama più di un eroe è il vedere l’eroe fallire, cadere, morire combattendo. Nonostante tutto quello che hai fatto per loro, alla fine ti odieranno. Perchè disturbarsi?
Spider-Man:Perchè è giusto.
Green Goblin: Ma la dura verità è questa: ci sono otto milioni di persone in questa città. E quelle masse brulicanti esistono al solo scopo di portare i pochi esseri eccezionali sulle loro spalle. Tu e io siamo esseri eccezionali. Potrei schiacciarti come un insetto in questo momento. Ma ti sto offrendo una scelta. Unisciti a me. Immagina che cosa potremmo combinare insieme. Che cosa potremmo creare. Oppure potremmo distruggere ogni cosa. Causare la morte d’innumerevoli innocenti battendoci egoisticamente ancora, ancora e ancora fino a morire entrambi. È questo che vuoi? Pensaci bene, eroe.
Peter: Eh… io ho detto… Lui… lui mi ha chiesto… che cosa pensavo di te.
Mary Jane: E tu che gli hai detto?

Peter: Gli ho detto, ehm… Spider-Man… Gli ho detto… ehm… la cosa più straordinaria di Mary Jane… è… quando tu… la guardi negli occhi… e lei ti restituisce lo sguardo… allora tutto quanto diventa… non proprio normale. Perchè ti senti… più forte… e più debole allo stesso tempo. Ti senti eccitato… e allo stesso tempo… terrorizzato. La verità è che non sai più che cosa provi… ti rendi solo conto di che tipo di uomo vorresti essere. È come se tu… avessi raggiunto l’irraggiungibile… e non fossi ancora pronto.

Mary Jane:Gli hai detto così?

Spider-Man 3: alcuni buoni motivi per vederlo (e tre per non vederlo)

Spider-man 3L’ultimo film della saga dell’uomo ragno, grazie all’enorme sforzo promozionale (ragazzi, è il film più costoso della storia del cinema!), è sicuramente uno dei must del 2007. O meglio: uno di quei blockbuster che vanno a vedere proprio tutti. Infatti è al top dei box office mondiali.
Mi limiterò a darvi cinque motivi per cui andare a vederlo e tre motivi per restare a casa.
5 ragioni per spendere 7 euro (più o meno) per vedere l’ultima fatica di Sam Raimi.
1. Gli effetti speciali spettacolari. Lo so che per i palati raffinati fermarsi a gongolare per gli effetti speciali non è esattamente una dimostrazione di spirito critico. Ma che dirvi… vedere l’uomo sabbia che si forma o che si disgrega è un piacere per gli occhi, almeno quanto vedere un bel quadro. E se questa cosa l’avessi vista in Dvd so che avrebbe reso un quarto.
2. Peter Parker/Spiderman in versione dark. Altro che insopportabile ciuffo, questo Peter coattello che cammina danzante per N.Y. raccoglie 10 punti in più rispetto al Peter-buono-faccia-da-fesso. Sarà che a noi ragazze piacciono i cattivi ragazzi…
3. La scena del ristorante, un bel cammeo di Bruce Campbell, protagonista de L’armata delle tenebre. Semplicemente esilarante!
4. Tutto ha un lieto fine. Lo so che non è una novità nel cinema hollywoodiano, ma quant’è bello sapere che, anche stavolta, Spider-Man sconfigge i suoi avversari, è capace di perdonare, riesce a capire i suoi errori e riconquista la bella Mary Jane… tutto si risolve!
5. Tutto il mondo va a vedere questo film: se non ci vai in queste settimane per 10 anni quando dirai che non l’hai voluto vedere tutti sgraneranno gli occhi. Potrebbe anche essere una scelta di stile…
3 ragioni per restare a casa o vedere qualche altro film.
1. Dialoghi. Banali, a volte persino ingenui… (sono enormemente perplessa). Ma perché rovinare un filmone con una sceneggiatura senza spessore?
2. Se non avete visto i primi due capitoli della (per ora) trilogia, vi verrà voglia di procurarveli! Insomma, è il classico acquisto che chiama altri acquisti.
3. Se non avete voglia di una commedia romantica per motivi personali… sappiate che non manca nemmeno questo nel film, col triangolo Peter/Mary Jane/Harry.

Indicazioni terapeutiche: efficace rimedio contro la noia, indicato per bambini di tutte le età.