Per sfortuna che ci sei – con la colonna sonora

Per sfortuna che ci sei

Il giusto stato d’animo per godersi questo film: Sfiga romantica [Particolarmente raccomandato al gentil sesso] Siete ormai convinte che non ci esista l’uomo giusto per voi, che le circostanze cosmiche siano in combutta per separarvi dall’uomo che amate o che Cupido si sia dimenticato dove state di casa? Insomma, credete di essere maledettamente sfortunate in amore? Per consolarvi, guardate cosa capita a Julien Monnier (un esilarante Francois-Xavier Demaison), il quale porta sfiga a tutte le donne che iniziano a frequentarlo.

Indimenticabile Ci sono due cose per cui valga la pena vedere questo film. La prima è la sequenza finale del film, in cui con una serie di scene di una comicità demenziale il protagonista si presenta e racconta i disastri e le sciagure che ha causato alle sue ex: alcune sono così esagerate che la risata si trasformerà presto in raccapriccio. La seconda è la melodiosa colonna sonora che unisce il tipico romanticismo francese a comprensibilissimi testi in lingua inglese. Ecco una lista di canzoni che dopo aver ascoltato una volta vorrete senz’altro scaricare e portare con voi:

Don’t Be Shy – AStoria feat Sonia et Felix (la mia preferita)

Bye Bye – You and You (session RendezVousCreation n°10)

Lucky day – AStoria feat Sonia et Felix

Da dimenticare Dimenticate di aver visto almeno un centinaio di commedie romantiche con la stessa identica struttura: due si trovano, poi qualcosa va storto, poi c’è un terzo incomodo, poi i due protagonisti superano tutti gli ostacoli. [Soprattutto, non cercate di ripetere lo schema nella vita reale, non funziona quasi mai. Ma questa è un’altra storia…] Dimenticate di aver visto altri film in cui l’amico sfigato si trasforma nell’amante perfetto. Dimenticate di aver visto altri film in cui una donna bellissima si innamora di un simpaticissimo scorfano. Dimenticate tutti quei film romantici che, negli ultimi anni, hanno usato l’espediente della galleria fotografica (et similia) per riassumere il passato o la vita di coppia. Insomma, dimenticate di conoscere già bene il genere, perché altrimenti sarà proprio difficile che questo film vi riservi delle sorprese.

Indicazioni terapeutiche Per chi crede che la sfiga esista e che certe persone se la portino addosso ovunque vadano.

La mia recensione su Cineclick: Per sfortuna che ci sei / La chance de ma vie.

Amore & altri rimedi

Amore e altri rimedi
La sera di San Valentino ho visto un film romantico. Da sola.
Eh sì, niente atmosfere soft e moine, il mio menù della serata comprendeva solo l’anteprima stampa della commedia romantica Amore & altri rimedi, ora nelle sale. A onor del vero non ero proprio sola, ma avevo attorno una sacco di quella adorabile brutta gente che partecipa alle anteprime stampa. Insomma sono così votata alla passione per il cinema, che al suo altare ho sacrificato l’ipotesi di cioccolatini, lume di candela, cuscini a forma di cuore e tapparelle abbassate (non necessariamente in quest’ordine). Comunque sia suppongo che la data sia di per sé in grado di scombussolare gli estrogeni, perché non appena è comparso Jake Gyllenhaal il mio primo pensiero è stato: ma quando è diventato così sexy!? Forse dal trailer non si capisce abbastanza, ma state attente ragazze: non guardate il film con un fidanzato geloso perché l’ex Donnie Darko in versione play-boy è una roba da urlo. Vogliate scusarmi per la parentesi ormonale, torno subito seria e vado a parlare del film.
Un autentico tombeur de femmes, Jamie Randall (interpretato dal sopra citato Gyllenhaal), il cui talento è la seduzione, trova lavoro come rappresentante farmaceutico. Ed è facendo questo lavoro che incontra, nello studio di un medico, la bella Maggie Murdock (Anne Hathaway) con un seno di fuori. Subito decide di provarci, ma riceve in cambio una sberla. Com’è e come non è, prevedibilmente i due finiscono a letto insieme. Lei soffre di una grave malattia degenerativa e non vuole la carità altrui, quindi sembra decisa quanto lui a non fare diventare la loro storia bollente una relazione. Eppure… Non c’è bisogno che vada avanti a spiegarvi come continua la storia perché capiate che invece l’amore è l’ovvio effetto collaterale al quale vanno incontro. D’altra parte il claim sulla locandina è già una promessa mascherata da domanda: “Insieme per la notte o per la vita“.
La love story piuttosto ordinaria è vivacizzata dalle evoluzioni della carriera professionale di Jamie, che si trova a diventare uno dei primi rappresentanti del farmaco che ha cambiato la vita a milioni di uomini in tutto il mondo: il viagra. Situazioni piccanti e qualche battuta veramente grandiosa rendono tutto sommato sopportabile il ricorso a piene mani al manuale della commedia romantica.
Indicazioni terapeutiche: per ragazze che cercano una storia che plachi le loro ondate ormonali e allo stesso tempo le rassicuri sulla favola senza tempo dell’amore.

Eternal Sunshine. Change your heart… (tutti devono imparare prima o poi)

Eternal Sunshine of the Spotless Mind
Buongiorno. Joel si sveglia. Trova la sua macchina ammaccata e non sa perché. Prende il treno per Montauk e non va al lavoro, in un fottuto giorno di San Valentino del 2004. Irrequieto, un po’ depresso, solo. Buonasera. Non ho sonno. Tutto è in ordine, ma niente è al suo posto. Rivedo un film che ho già visto molte volte, in una qualunque sera d’ottobre del 2010. Irrequieta, un po’ depressa, sola.
Quasi un anno fa ho regalato questo film all’uomo che amavo. Eternal Sunshine of the Spotless Mind. Era una richiesta d’aiuto travestita d’addio.
Significava: non dimenticare il nostro amore, non trattarlo male, non venderlo in saldo alla prima persona che ti chiederà di svalutarlo. Significava che certi amori “fanno dei giri immensi e poi ritornano“. Credo sia questo il vero significato del film: due persone che si sono amate saranno legate per sempre, nel profondo, persino al di là della persistenza del ricordo. Insieme al film c’era una lunga lettera, per dirgli che il mio sentimento sarebbe rimasto appiccicato al fondo dell’anima per molto tempo.
Sarebbe bastato così poco per fermarmi, allora. Invece sono andata. E come Clementine non ho avuto riguardi, “lo sai sono impulsiva”. Se avessi potuto, forse, mi sarei rivolta alla Lacuna Inc. anche io. Per fortuna è solo un film. Mi sono esibita nella rapida e autocompiaciuta riconquista di me stessa. Ho cavalcato il tempo, ripreso i fili di quello che volevo fare, che volevo essere, preso la vita a morsi. Dovevo lasciare pensare a tutti di esserne uscita meglio e più in fretta. Non lasciare nervi scoperti al dolore, negare l’amore.
Vivere, con invidiabile equilibrio. A ripensarci adesso è come se fossi scattata, sentendo sparare ai nastri di partenza di una immaginaria corsa. Mi sono accorta con costernazione che correvo affannata e sola, in una gara alla quale non avrei nemmeno voluto partecipare. Ho mentito a tutti e anche a me stessa: non potendo cancellare i sentimenti, li ho relegati nel rimosso; non potendo cancellare i ricordi li ho idealizzati, nel bene e nel male. Joel inizia a ribellarsi quando vengono intaccati i suoi ricordi migliori. Io ho fatto tutto da sola trasformando i temporali in bufere e la nostra complicità in un legame indissolubile.
Eppure, in qualche modo, non ho fatto che difenderci. Scappavo con l’immagine che avevo di te e la nascondevo nel profondo, contro i carri armati della nostra guerra. C’era sempre molto rimpianto e un’aura di ideale nei miei racconti della nostra storia, ma quando mi chiedevano se ti amassi ancora negavo perfino che fosse possibile. Mi ammantavo di quella indipendenza e stronzaggine post-femminista da Carrie Bradshaw dei poveri. Quando la mia amica è tornata con il suo ex, non potendo più difendere noi, difendevo loro. Temevo che si lasciassero, non volevo che fallissero.
Aiutare lei era capire me stessa, credere nel loro rapporto era immaginare un modo per far funzionare le cose, in questa proiezione distorta di noi. Cercavo il ricordo di te in ogni posto sbagliato: nei difetti altrui, nel dialogo di un film, in un libro, in una relazione senza senso. Torniamo indietro. Non era passata nemmeno una settimana, non ci eravamo ancora visti per parlarci, tu già mi facevi sapere di stare bene senza di me, di aver trovato la tua dimensione tra gli amici della tua amica.
Così, ho deciso di cancellare ogni speranza. La prima operazione chirurgica che mi ha permesso di vivere è stata credere che tu non mi volessi più, per questo c’era da sbrigarsi a eliminare ogni possibilità di tornare con te… Ti sto cancellando e sono felice, tu l’hai fatto a me per prima… come hai potuto farmi questo?
Tu mi facevi arrivare solo messaggi di menefreghismo, con qualche vanteria da playboy. Un po’ troppo ganzo per essere autentico. Sono arrivata a confrontare quello che raccoglievo da lontano e quell’uomo che avevo amato e a chiedermi chi fossi veramente tra i due e se mi fossi sbagliata in modo così plateale. Però non dicevo a nessuno di sentirmi tradita, perché era come se fossi stata una visionaria per tre anni e avessi dipinto nella mia testa un uomo che non era mai stato.
Penso a come ero prima e come sono adesso, ed è come se lui mi avesse cambiata. Non mi piaccio quando sono con lui, non mi piaccio più.
Qualcuno dice che ho fatto bene. Dicono che sono una persona migliore adesso. Di certo ho più successo, di certo sono più soddisfatta di me stessa. Be’ la domanda è: dovevo perdere l’amore per guadagnare me stessa? Non c’è in questo mondo un modo per amare l’unica persona che vuoi e contemporaneamente essere una donna che vive e si sente a suo agio nel mondo?
Mi scopro a desiderare di poter davvero cancellare tutto, solo per poterci regalare la possibilità di conoscerci di nuovo e incontrare il nostro destino incrociando i nostri sguardi. Come quel giorno al laboratorio, quando sono arrivata con una maglietta troppo scollata e dei jeans a vita bassa, che sembrava quasi mi mancasse qualcosa addosso. Ti sei girato a guardarmi, quando Valerio ci ha presentati, e sei diventato rosso. Così, quello è il primo ricordo che ho di te. Come quel giorno in macchina a parlare delle nostre vite precedenti, che ci siamo riconosciuti e non si può negare. Come quella sera in cui abbiamo ballato da soli, sulle note di Meravigliosa creatura, stretti nell’improvvisata pista da ballo della saletta di montaggio.
Come quel giorno in cui sei venuto a prendermi al centro commerciale dove facevo la promoter e avevi portato i dolci per festeggiare il mio compleanno. Avevi il piede zoppo e abbiamo festeggiato in macchina. E tu dicesti che era un po’ squallido, ma i miei occhi ti smentivano. Non sapevo ringraziarti abbastanza di essere lì. Come quando mi lasciavi sotto casa e io ero così felice che me ne andavo saltellando.

Come tutte le volte in cui abbiamo dormito insieme e mi svegliavo prima per vederti aprire gli occhi. Oppure fingevo di dormire più a lungo, aspettando che mi abbracciassi. Come quel giorno al mare in Sardegna, mentre i tuoi occhi si perdevano all’orizzonte e tu eri il mio orizzonte. Come il giorno del matrimonio di Giovanni e Chiara, che ci siamo guardati e tu mi hai detto di desiderarmi, così, dal niente. Come l’ultimo giorno quando mi hai detto, con il rimpianto già nella voce: “Quando stavi con me, non te le facevi mai le codette”. E io non ci potevo credere che usassi già il passato, non ci potevo credere che fosse tutto già deciso. Perdonare è possibile. Cambia il tuo cuore, ti stupirò.

Innocenti bugie: kiss kiss, bang bang!

Innocenti bugieLui è nell’immaginario romantico di quasi tutte le donne di questo pianeta con il nome di Maverick, il protagonista di Top Gun (1986), lei è definitivamente entrata nelle caste fantasie erotiche degli amanti della pellicola con la commedia Tutti pazzi per Mary (1998) per trasformarsi due anni dopo in un “angelo” con la pistola in mano con Charlie’s Angel (2000).
Era inevitabile che due così, incontrandosi in uno spy movie, lo trasformassero in una commedia romantica ibridata a uno shoot ‘em all. Tom CruiseCameron Diaz (che si erano già trovati a recitare fianco a fianco in Vanilla Sky) possiedono una innegabile vocazione per entrambi i generi: fisici asciutti e pronti all’azione, sorrisi sfavillanti, movenze sensuali, sanno maneggiare una pistola e lasciarsi andare a effusioni molto hot, magari nella stessa scena. Così, inevitabilmente, il film funziona alla perfezione, scorrendo rapido per quasi due ore anche grazie all’abile regia dell’eclettico James Mangold (di cui ricordiamo le ottime prove di Quando l’amore brucia l’anima – Walk the lineRagazze interrotteQuel treno per Yuma).
Ho scritto questa recensione per DoppioSchermo: vai a leggere la seconda parte.

Indicazioni terapeutiche: una palestra per gli ormoni sia maschili che femminili, con un gradevole effetto distensivo.

Yes Man: imparare a dire sì alla vita

Yes manPrendete il carpe diem, mettetelo in un frullatore con l’american way, buttateci dentro quella maschera umana di Jim Carrey e un’abbondante dose di romanticismo. Il risultato? Yes Man, una commedia scanzonata, che diverte senza troppe pretese.
In un certo senso Yes Man continua il discorso iniziato dal regista Peyton Reed nel precedente Ti odio, ti lascio, ti Il soggetto del film con Jennifer Aniston e Vince Vaughn era la fine di una storia d’amore; Yes Man, invece, prende le mosse dall’indolenza di un uomo che a tre anni dalla fine della sua relazione non riesce a trovare le motivazioni per vivere.
Carl, interpretato da Jim Carrey, ha costruito intorno a sé una corazza che si è trasformata in una prigione e gli impedisce di provare nuove gioie. La sua entrata in scena è una carrellata di no: all’amico che gli propone una serata fuori, al ragazzo che gli porge un volantino, alle e-mail che cancella senza nemmeno leggere, all’anziana vicina di casa che gli offre la colazione, al capoufficio che lo invita ad una festa. Nonostante i ripetuti tentativi da parte del suo miglior amico, a tirarlo fuori dal suo apatico guscio è un seminario di auto-aiuto, in cui un guru-superstar gli strappa la promessa di dire sì per un anno a qualunque opportunità la vita gli presenti.
Una simile promessa è il pretesto per una serie di situazioni paradossali, estreme, imbarazzanti ed equivoche in cui il protagonista si butta con incoscienza. “Quando mi hanno proposto il film ho pensato che l’idea di dover dire sempre sì a qualunque cosa fosse lo spunto perfetto per una commedia”, commenta Jim Carrey. In effetti l’idea ricorda da vicino il film Bugiardo Bugiardo in cui lo abbiamo visto circa dieci anni fa. I punti di contatto non finiscono qui, visto che anche qui il capovolgimento dello stile di vita, dopo aver attraversato una serie di situazioni esilaranti, approda a una sorta di apologo morale.
Il sì per Carl è il simbolo di una svolta. La scoperta delle numerose meraviglie che la vita porge ad ognuno e che spesso si evitano con inconsapevole leggerezza. Troppi sì lo mettono in situazioni al limite dell’assurdo, i suoi amici approfittano appena possono di questa sua generosa accondiscendenza, ma tutto sommato Carl ricomincia a vivere. Si diverte, fa esperienze nuove, ottiene persino un’insperata promozione sul lavoro. Soprattutto, incontra una donna di cui si innamora. Una giovane donna eccentrica ed affascinante, musicista e fotografa di nicchia, con un’anima aperta e spontaneamente generosa. Il tipo di persona che non ha bisogno di un corso per imparare a godersi la vita.
Il volto sbarazzino di Allison, interpretato da Zooey Deschanel, affianca la star della commedia con innocente romanticismo. La nascita di una storia d’amore tra due persone (più o meno) adulte è uno dei temi principali su cui poggia il film.
“Io non so se vi potreste immaginare me e lei insieme nella vita. Comunque nel film, quando lei finalmente gli dice ti amo, io ho avuto l’impressione che se lo fosse davvero meritato”. È il commento di Jim Carrey a questo amore, che procede delicata lentezza ed entusiasmo infantile. Abbracciare la vita, dire sì a qualunque opportunità si presenti, uscire dalla monotonia, vivere l’imprevedibile e l’imprevisto senza remore.

Questo è in poche parole il messaggio di Yes Man, purché, siamo avvertiti nel finale, si impari anche quando è il momento di dire no. Piccola curiosità. La scelta della graziosa figlia d’arte hollywoodiana, Zooey Deschanel, ha portato qualche cambiamento nella sceneggiatura. “Nel copione non era previsto che Allison fosse intonata – spiega il regista Peyton Reed – ma poi visto che Zooey ha questa bellissima voce abbiamo modificato la parte. Lei ha dato il suo contributo nel comporre le canzoni e il risultato è abbastanza particolare”. In effetti le canzoni che intona sono quasi surreali, e dell’ugola della giovane attrice (e musicista) possiamo apprezzare le tonalità sensuali e ammiccanti.

Amore a mille… miglia: una commedia romantica sfacciata e realistica

Amore a mille migliaNew York. In un bar del centro un ragazzo incontra una ragazza e si accorge che non è come tutte le altre, così il suo impenitente disimpegno emotivo si trasforma nel desiderio di una relazione stabile e monogama. Succede tutti i giorni a tutte le latitudini e in tutti i fusi orari, ma cosa succede se dopo sole sei settimane la relazione diventa un amore a distanza per via degli inconciliabili impegni professionali? E se la distanza è New York/San Francisco (stiamo parlando di sei ore d’aereo circa)?
Ho scritto questa recensione per DoppioSchermo: continua a leggerla.

Indicazioni terapeutiche: realismo, spudoratezza e umorismo in una ricetta romantica, ma non appiccicosa.

Indovina chi sposa Sally: vado a nozze con il british humor

Indovina chi sposa SallyI matrimoni sembrano progettati per creare problemi a tutti” dice senza mezzi termini Tom Riley, il protagonista maschile di questo strampalato film irlandese e poi aggiunge: “Sono il soggetto di così tante commedie proprio perché affiancano tra loro persone che mai nella vita si avvicinerebbero“.
Ed eccone un’altra: da Quattro matrimoni e un funerale (riferimento imprescindibile) le commedie romantiche che si sviluppano tra chiese e banchetti di nozze non si contano; Indovina chi sposa Sally segue il filone con il tipico british humor, situazioni da slapstick comedy…
Ho scritto questa recensione per Cinema 4 Stelle: continua a leggerla.

Indicazioni terapeutiche: una pillola di british humor, indicata per in caso di carenza di romantica vivacità.

L’isola delle coppie: la possibilità di innamorarsi ancora

L'isola delle coppiePrendete quattro coppie più o meno solide e portatele su un’isola tropicale per una settimana. L’idea per l’ennesimo reality? No, il soggetto per una commedia romantica frizzantina e soleggiata che fa approdare nella splendida Bora Bora i classici problemi di coppia post-matrimoniali.
Ho scritto questa recensione per Cinema 4 Stelle: continua a leggerla.
Indicazioni terapeutiche: un piccolo palliativo romantico che può riaccendere la speranza che il fuoco spento possa bruciare ancora.

Piccola nota autobiografica: l’ironia della vita non smette mai di sorprendermi. Ad esempio, a me è capitato di incontrare il mio ex all’anteprima di questo film, quando ci eravamo lasciati da poco più di un mese. Imbarazzante e molto istruttivo.

La mia super ex-ragazza: una supereroina sull’orlo di una crisi di nervi

La mia super ex-ragazzaDopo la saga di Kill Bill, l’affascinante Uma Thurman torna ad essere più agguerrita che mai. Se nei film di Quentin Tarantino l’abbiamo vista cimentarsi in arti marziali da videogame e maneggiare spade affilate, in La mia Super Ex-Ragazza, fa a cazzotti con i borseggiatori e salva i comuni mortali da disastri naturali, rapine e geni del crimine. Con la regia di Ivan Reitman, il film fa il verso alle commedie romantiche e alle saghe dei supereroi: il risultato è una commedia demenziale tutta da ridere. Potevamo aspettarci altro da un regista che ha fatto la storia della comicità degli anni Settanta e Ottanta con film di culto come Animal House e I gemelli?
Nel film Uma è Jenny, alias G-Girl: fenomenale se si tratta di spegnere un incendio sull’Empire State Building, romantica, un po’ ingenua e tendenzialmente nevrotica nella vita sentimentale. Nei panni di G-girl è una potenza, quando è semplicemente Jenny, la curatrice di un museo, sembra rivestita dal fascino dell’ex-secchiona un po’ insicura, ignara del proprio magnetismo. La sua storia d’amore con l’architetto Matt Saunders (Luke Wilson) inizia per caso e ha da subito tutti gli ingredienti dell’umorismo. Abbiamo gli impensabili sotterfugi di lei, che cerca di nascondere la sua vera identità, ma deve dileguarsi ogni volta che in città si presenta un’emergenza (la scusa del bagno regge anche quando ritorna decorata di carbone sul muso). Abbiamo un lui cronicamente distratto, che non è capace di decifrare gli innumerevoli segni dell’eccentricità della ragazza. E, dulcis in fundo, abbiamo un migliore amico cinico e smaliziato (Rainn Wilson, quello di Six Feet Under, perfetto nel ruolo) capace di dispensare sempre il consiglio peggiore.
La fantasia erotica del fidanzato si scatena quando scopre che la sua donna è una supereroina con i tacchi a spillo. Tutte da ridere le acrobazie sessuali della coppia: i due non si negano lo sfizio di fare l’amore volando sui grattacieli della Grande Mela e, quando usano il tradizionale letto a due piazze, arrivano a sfondare la parete irrompendo nell’appartamento del vicino. Gli effetti speciali regalano a queste scene una comicità esuberante: persino il fascino di Uma Thurman non può più sprigionare erotismo quando il sesso diventa un terremoto del decimo grado della scala Richter. Le complicazioni non tardano ad arrivare: lui si innamora di una bella e spiritosa collega di lavoro, Hannah (la svampita Anna Farris di Scary Movie), e decide di lasciarla… quella che era una relazione scintillante si trasforma in un mare di guai. Scaricata, Jenny diventa un’ex-ragazza furiosa capace di scatenare il suo isterismo femmineo con la forza di un ciclone. Immaginate cosa può fare una donna emotivamente instabile, arrabbiata e delusa, se ha la forza di scagliare per aria un’automobile come se fosse una pallina da tennis. Matt dovrà trovare una soluzione, per poter sopravvivere all’ira di G-girl…
Indicazioni terapeutiche: particolarmente indicato nel caso di rottura con una ragazza un po’ nevrotica, le iperboliche performance della Thurman e l’ironia saranno un buon lenitivo che vi aiuterà a ridimensionare l’innamorata pazza di turno.

Ti odio, ti lascio, ti… La fine di una storia è sempre un disastro per nulla diplomatico

Ti odio ti lascio ti...Quasi tutte le commedie romantiche si concentrano sulla fase della conquista e dell’innamoramento e poi lasciano intendere che il seguito sia “e vissero felici e contenti”, senza che niente sia detto sul contenuto di quella felicità supposta. Con Ti odio, ti lascio, ti… Peyton Reed parte proprio quando il processo di innamoramento è bell’è finito, dal momento in cui la coppia scoppia. La parte sdolcinata occupa il tempo dei titoli di apertura, tutto il resto è un inseguirsi di insulti, dispetti e controdispetti.
Jennifer Aniston è una fidanzata bella e graziosa quanto spaccacoglioni, Vince Vaughn è un omaccione robusto, buono quanto rozzo. Lei è una sofisticata gallerista che dipinge per diletto, lui l’americano tipo: non troppo colto, ma ingegnoso e simpatico. A un certo punto le differenze tra i due si acuiscono e, per un pretesto banale, la storia va a rotoli. Il punto è: quanto di noi stessi siamo disposti a mettere in gioco per amore?
Lei, impegnata a pretendere attenzioni e cure senza chiederle, si esibisce nella tipica scenata da donna frustrata dall’atteggiamento maschile, ma non si chiede neanche per un momento se parlare sia il modo migliore per capirsi. Lui è macho quanto basta da non concederle nervi scoperti e debolezze. Gli amici sono lì intorno a dare consigli sbagliati all’uno e all’altra: li vogliono convincere a cercare nuovi orizzonti, a far ingelosire il partner con una inedita spudoratezza sessuale, a dedicarsi al lavoro piuttosto che ai problemi privati… Il peggiore di tutti è l’amico-avvoltoio: l’ipocrita agente immobiliare che li convince a vendere l’appartamento, prendendo agilmente la ghiotta commissione.
Lungo la trama del film possiamo vedere con chiarezza l’arco di crescita del protagonista maschile, che si rende consapevole dei suoi errori, ma è meno chiaro il percorso di lei che dopo aver sofferto tanto e sperimentato metodi improbabili di riconquista, sembra arrendersi. Il finale lascia aperta la speranza, ma è una speranza un po’ scialacquata e quasi malinconica.

Indicazioni terapeutiche: edulcorante con retrogusto amarognolo per tutti i soggetti che hanno visto l’amore finire.