127 Ore

127 ore
Emo-vie: il giusto stato d’animo per questo film Bisogno di adrenalina ed emozioni pure Che poi era forse il bisogno che aveva spinto lo scalatore Aron Ralston ad esplorare da solo i confini del mondo, in cui non si vede anima viva per settimane e giorni. Ecco noi possiamo sublimare questo bisogno grazie alla adrenalinica regia di Danny Boyle, che ci fa immedesimare totalmente nel protagonista, interpretato da un sorprendente James Franco, e imparare qualcosa sui limiti umani.
Indimenticabile: la cinica autoironia del protagonista che si fa beffe di se stesso in una improvvisata e immaginaria trasmissione radiofonica in diretta dal canyon in cui è intrappolato.

Da buttare: signori, è Danny Boyle. Assolutamente niente.
Indicazioni terapeutiche: non il miglior Boyle, ma è sempre la miglior scelta sul mercato se state cercando un po’ di adrenalina ed emozioni pure.

Nei primi dieci minuti 127 ore sembra Into the Wild con lo scorrimento veloce attivato…

Ho scritto questa recensione per Cineclickcontinua a leggere.

Sunshine: bagno di luce

Sunshine
Raggio di sole. Bagliore che droga.
In un futuro ipertecnologico, l’umanità rischia di estinguersi perché il sole si sta spegnendo. Tralasciando le verosimiglianza scientifica di tale presupposto, Sunshine è un gran film. Ecco, mi butto subito in questa lode sfacciata e senza mezzi termini.
Icarus – nome infelice, se non altro per l’hybris e il fallimento che vi sono inscritti – è il nome della navicella spaziale inviata a compiere la missione di salvataggio dell’astro morente. Il tentativo è quello di farlo riaccendere attraverso un’enorme fissione nuclerare. Scopriamo ben presto che Icarus è in realtà Icarus 2: i nostri eroi stanno tentando un’impresa che già altri hanno fallito. Perché? Non vado oltre, perché sarebbe già spoiler.
Sunshine è una visione abbacinante. Il sole in tutta la sua luminosità strega i protagonisti e anche lo spettatore, anch’egli coinvolto nel bagno di luce totale. Una scarica di energia: prima pulsante e poi al massimo voltaggio.
Sunshine è una strizzata d’occhio ai cinefili, con citazioni abbondanti, ma abbastanza scontate. Danny Boyle fa i suoi omaggi all’immaginario fantascientifico e poi cede alle sue visioni psichedeliche, con alcuni freeze-frame al limite del subliminale.
Sunshine è una spietata carneficina psicologica, in cui l’ideale del bene comune si scontra con l’egotismo individuale, e, infine, con la follia mistica. I protagonisti devono denudarsi delle loro motivazioni individuali, devono portare il loro ragionamento ad una razionalità pura, alla razionalità delle macchine: una volta individuato il valore finale, nessun deragliamento è possibile. L’eroe è colui che, capace dell’estremo atto di abnegazione, va dritto verso il fine prestabilito. L’errore umano è sempre in agguato qualunque forma di distrazione,  sia essa l’attaccamento alla vita o la miope pietà verso qualucun altro.
Il regista di Trainspotting lanciandosi nella fantascienza avrebbe potuto deludermi, non l’ha fatto. Non l’ha fatto perché è riuscito a costruire la tensione all’interno delle dinamiche psicologiche dei protagonisti e ha piegato ancora una volta una tecnica videoclippara ad una storia ricca di senso.
Indicazioni terapeutiche: ottimo ricostituente da usare prima di compiere la propria grande sfida con se stessi. Individui con una certa sensibilità cinefila potrebbero ricavarne un immediato beneficio per lo sguardo.

Trainspotting: una sfacciata dichiarazione d’amore

D  I  S  C  L  A  I  M  E  R
Questo post è, a modo suo, molto intimo: si possono capire tante cose da una preferenza cinematografica (ma direi anche letteraria), molte di più se si riesce a intuire attraverso quali occhi una persona guarda ciò che ama.
Trainspotting
Quando ho letto la recensione di Dome e Edo del mio film preferito, mi è venuta voglia di rivederlo dopo tanto tempo e, credo, per la centesima volta – in effetti superata una certa soglia è difficile fare una stima precisa. Stamattina mi sono svegliata troppo presto e mi trovavo nella condizione psicologica ideale per lasciarmi andare al piacere psichedelico del film di Danny Boyle.  Vista la dichiarazione iniziale, mi sembra inutile che lo recensisca: direi che è tutto bellissimo, geniale, blabla.
Allora voglio provare a suggestionarvi con il mio percorso personale dentro questo film. Forse l’idea è un po’ ambiziosa, ma… seguitemi!
Il monologo iniziale di Rent è il ritmo e la chiave di tutta la storia: un moralista vi dirà che è un messaggio deviante, un amoralista vi direbbe che è una filosofia di vita. Io sospendo il giudizio e vi chiedo di sentire come pulsa. A proposito, in inglese è straordinario, molto più musicale: I choose not choose life, I choose something else!
Questo film è un rapido proiettile che attraversa la miseria umana e la estetizza, la rende sensuale. Un proiettile che riduce tutti i buoni valori in una mediocre poltiglia borghese. Un film che si nutre di shock dello sguardo e li culla attraverso musiche suadenti. Il montaggio serrato non perdona distrazioni e accosta, frulla, rigurgita con una precisione millesimale. Stupenda la scena in cui Rent Boy (Ewan McGregor) salta dal muro e si ritrova direttamente nella casa di Madre Superiora/Swanney (Peter Mullan).
  1. Io penso che i dialoghi in Trainspotting racchiudano alcune delle migliori battute della storia del cinema.
  2. La bellezza delle inquadrature e il montaggio sarebbero in grado di raccontare da sole tutta la storia, forse anche di più.
  3. Le atmosfere create dalle musiche si insinuano sottopelle e nemmeno i silenzi sono casuali – avete notato quanto sia desolante la scena in mezzo alla campagna scozzese? E avete notato che non è accompanata da nessuna musica?
Ciò che è davvero straordinario è come questi tre linguaggi si rafforzino nelle loro suggestioni, in un film che in un’ora e venti è come una botta di anfetamina (per fare la metafora a tema).
Nella colonna sonora ci sono alcuni pezzi indimenticabili: Nightclubbing di Iggy Pop, Perfect Day di Lou Reed e Born Slippy degli Underworld.
Ogni volta che lo guardo c’è qualche frase che mi dice qualcosa di nuovo, che magicamente si adatta perfettamente alla stagione che sto vivendo.
[Arriva l’inevitabile spoiler] Per leggere la frase sotto, evidenziala con il mouse.
Alla fine lui ruba tutti i soldi ai suoi amici (già… è vero: lascia una piccola somma a Spud) e si avvia verso una nuova vita, attraversando uno dei tanti ponti sul Tamigi:
Rents: Allora perchè l’ho fatto? Potrei dare milioni di risposte, tutte false. La verità è che sono cattivo. Ma questo cambierà, io cambierò. È l’ultima volta che faccio cose come questa. Vado avanti rigo dritto, scelgo la vita…
Ma chi può credergli davvero?

Indicazioni terapeutiche: una botta di anfetamina cinefila. Attenzione: l’uso prolungato potrebbe creare dipendenza.

28 settimane dopo: l’infezione continua

28 giorni dopoDi solito c’è grande (e giustificata) diffidenza verso i sequel. Diffidenza che tende a crescere in maniera esponenziale se il primo film è firmato da un genio del cinema come Danny Boyle: invece, uscita dalla sala, non ho potuto fare a meno di constatare: “che bella e gustosa sorpresa è stato questo film!
Fa paura. La tensione è costruita ad arte sin dalle prime scene. L’urletto… potrebbe essere dietro l’angolo – secondo la scuola dei grandi horror. C’è, come si conviene, qualche caduta nello splatter – litri di sangue e un elicottero che falcia corpi umani. Lasciatevi trasportare dal film, perché ne vale davvero la pena.
Commuove. Il bambino, il senso materno, una famiglia smembrata, persone innocenti gettate nel mucchio della morte. Ci sono alcun scene che lasciano atterriti davanti alla loro crudeltà ineluttabile: io commentavo con un silenzioso e intimo “merda!” alcune scene – più tristi che paurose. Seduta affianco a me c’era una ragazza che da un certo punto in poi piangeva (facendosi consolare dall’atletico boyfriend, of course)!
Intreccia storie. I protagonisti si susseguono senza conquistare mai, davvero, il ruolo principale: semplicemente rappresentano vari punti di vista sulla vicenda. In uno dei tanti mondi possibili, potrebbe persino essere una narrazione verosimile, nel senso che non ci sono eccessi, nè manierismi. Le scene e il montaggio sono raramente scontati, prospettive e stili si susseguono con rapidità, l’occhio dello spettatore segue vorace il cataclisma inevitabile. Travolgente.
Indicazioni terapeutiche: un sano, sanguigno e soddisfacente integratore energetico per amanti dell’horror. Controindicazioni: animi sensibili e pulzelle facilmente impressionabili potrebbero passare brutti quarti d’ora, seguiti da incubi notturni.