Dieci donne di Marcela Serrano [E l’undicesima sono io]

Marcela Serrano
Un tempo si diceva che le donne fossero tutte isteriche. Si dice ancora, a dire il vero, anche se pare che  l’esistenza di un malessere psichiatrico denominato isteria non abbia basi scientifiche. Forse è per questo che oggi si preferisce dire che le donne (non solo loro, ma specialmente loro) sono nevrotiche. Anzi, nel mondo contemporaneo la nevrosi è quasi uno status symbol – e più sei nevrotica più sei una degna rappresentante dell’esercito metropolitano e cosmopolita idealmente capeggiato da Carrie Bradshaw. L’incipit di Dieci donne di Marcela Serrano è:

“Le matte, ecco che arrivano le matte…”

Solo un po’ nevrotiche” si dice, poche righe più sotto. Così comincia una galleria di ritratti femminili: nove donne cilene e la loro psichiatra di origini russe, ciascuna carica di ricordi, gioie e amarezze. Diverse le età, diverse le esperienze, la cultura e le aspirazioni, ma uguale la lotta per vivere in un mondo troppo declinato al maschile e spesso maschilista.

Dieci donne di Marcela SerranoIl risultato di questa carrellata è una riflessione su ciò che significa essere donna, sull’ordinaria inquietudine e sull’impossibilità di afferrare un senso, conoscere se stesse e riconoscere i propri desideri. Alla fine mi sono ritrovata a riflettere su quanto sia femminile la tendenza a caricarsi sulle spalle il peso del (proprio) mondo. Fino al punto in cui, però, si sente il bisogno fisiologico di rovesciare tutto e respirare liberamente.

[Di recente qualcuno ha osservato che ho le spalle tese e i muscoli del trapezio leggermente pronunciati: è là sopra che tengo tutte le mie preoccupazioni, il senso del dovere, il bisogno di dimostrare e un senso di perpetua inadeguatezza.]

Dopo aver letto di ciascuna di queste donne immaginarie, mi sembra di averle conosciute. Alcune mi assomigliano, altre no, alcune mi hanno colpita, altre sono banalmente scivolate via, ma tutte mi hanno accompagnata, tutte mi hanno messa in guardia su errori da non commettere – e che forse commetterò comunque. Ho provato tenerezza, rabbia, frustrazione, come se le loro ingiustizie e i loro piaceri riguardassero qualcuno che conosco da una vita. E mentre la prosa della Serrano cambiava a seconda della cultura e dell’età di ciascuna voce narrante, io cominciavo a vedere nelle donne attorno a me i riflessi di quelle dieci storie e di un altro potenziale miliardo di storie diverse eppure uguali. Tante parole mi riecheggiano ancora in mente, ma forse a colpirmi più di tutte sono state queste:

Gli uomini non sono altro che un oggetto simbolico e, credetemi, possiamo vivere anche senza un’icona del genere.

E a quel punto mi sono chiesta quanto questa frase possa essere/essere stata vera per me e per la mia storia. E passando di palo in frasca – ma nemmeno troppo – quanto abbiamo in fretta a rivendere la lezione e le conquiste del femminismo. E qui si apre una infinita serie di questioni, ma ne parleremo un’altra volta, per ora mi limito a lasciare virtualmente questo libro sul vostro comodino, come ha fatto mia madre con me. Fatene l’uso di cui avete più bisogno.