Frozen: sorelle a distanza

Anna ed Elsa in Frozen

Era solo una manciata di mesi fa. Accoccolata sul divano guardavo Frozen, credendo di trovarci solo una buffa storia di principesse, pupazzi di neve e incantesimi. Invece, l’incantesimo era che in quella storia c’ero io, venti anni fa. L’incantesimo era che in quella storia c’era mia sorella, venti anni fa. Io col mio stupido modo di tenere le distanze, tu con la tua gioia infinita di vivere, giocare e sognare. Avremmo dovuto dividere l’infanzia, ma io mi sentivo già adulta e così ti sono sempre mancata.

Chilometri di mondo, in mezzo a noi, mi hanno restituito una sorella più grande, ma sempre carica di sogni. Sei scesa dal tuo volo intercontinentale con un cartello che citava: “Do you want to build a snowman?”. E io quella scritta l’ho vista a malapena, mentre i miei occhi cercavano di comunicare al mio cuore che tu eri lì, davanti a me, dopo diciotto mesi in Australia. Non si torna dall’altro capo del mondo a sorpresa con un cartello in mano; ma questo è il tuo stile: fare cose estremamente belle con una sorridente leggerezza.

Sono passati pochi mesi da allora. E adesso sei nella mia stanza che impacchetti uno a uno i tuoi desideri, arrotolati in mezzo alle maglie e ai pantaloni di cotone. Questo pomeriggio partirai, per portarli in un altro lontano.

Voglio che tu sappia, sorella di sangue e di terra, che il tuo coraggio basterà per fare tutte le cose che vuoi e altre, che non osi nemmeno immaginare. Voglio che tu sappia, sorella di cuore, che attraverserei i sette regni per costruire quel pupazzo di neve ed essere finalmente bambina.

I 5 film d’animazione visti nei miei primi 10 anni di vita che mi hanno resa la donna che sono oggi

La bella e la bestiaIn Alta fedeltà di Nick Hornby – il libro che ho sul comodino – c’è una marea di classifiche: le cinque migliori “canzone 1 – lato A“, i primi cinque compessi o cantanti Che Andrebbero Fucilati Se Venisse la Rivoluzione Musicale e persino le cinque migliori canzoni sulla morte. A dire la verità il libro inizia con una classifica: le cinque donne che mi hanno fatto più male. A dire la verità, non è del libro che voglio parlare.

Il fatto è che a forza di leggere classifiche, viene voglia di farne una per sè: forse è un modo per mettere ordine nei propri ricordi, forse un gioco di semplificazione. E così pensavo: quali sono stati i 5 film animati che ho visto nei primi dieci anni di vita e che mi hanno portata ad essere la donna (?) che sono? E così, just 4 fun, ho cominciato a stilare un elenco:
  1. La Bella e la Bestia, Walt Disney Productions, 1991. Belle era una ragazza romantica, indipendente, con la testa tra le nuvole, un po’ stramba, ma molto bella: proprio quello che sognavo di diventare.
  2. Peter Pan, di Paul Leadon distribuito in Italia da De Agostini, 1988. Come potete vedere non è la versione Disney, ma quella pubblicata in una serie libro+videocassetta nei primi anni Novanta. Trovavo che il Peter di quella versione fosse più affascinante, insomma in qualche modo prima dei dieci anni avevo già inquadrato il mio uomo ideale. Tra l’altro non ho più la cassetta perché l’avevo prestata a un cuginetto.
  3. Alice nel Paese delle Meraviglie, Walt Disney Productions, 1951. Lo vedevo ogni volta che lo replicavano in tv. Mi sa di famiglia, tè presi insieme la domenica pomeriggio, divani del vecchio soggiorno… insomma un bel pappone di ricordi sentimentali. In particolare c’è una parte del film che continua a tornarmi in mente, nella vita. Avete presente quando Alice incontra Pinco Panco e Panco Pinco e loro le raccontano la storia delle ostrichette curiose? Ebbene, alla fine Alice dice che è una storia molto triste e i rotondi gemelli le rispondono che però insegna molte cose. E lei cosa dice? “Oh, cose utilissime, forse per le ostriche!“. Ecco quella Alice lì, incosciente e curiosa, sono io, che “mi so dar ottimi consigli, ma poi seguirli mai non so“.
  4. Fievel sbarca in America, Don Bluth, 1986. Ero indecisa tra questo e Brisby e il segreto del Nimh, per la quarta posizione, ma in fondo si tratta sempre di… topi! Credo che sia uno dei cartoni animati più tristi del mondo. In ogni caso, insegna che non sempre la realizzazione dei nostri sogni assomiglia all’ideale.
  5. Zio Paperone alla ricerca della lampada perduta, Walt Disney Productions, 1990. Sogno e avventura, ma soprattutto: questo cartone mi ha insegnato il Piano B! Perché bisogna sempre averlo un piano B, o no?
Tra l’altro dal romanzo di Hornby (che, per capirci, è lo stesso che ha scritto il romanzo About a boy) è stato tratto un film omonimo, ambientato negli Stati Uniti e decisamente meno riuscito del libro.

Svalvolati on the road: la parodia corre su due ruote

Svalvolati on the roadQuattro uomini di mezza età, quattro vite già al limite dell’insoddisfazione, centinaia di miglia da percorrere in autostrada a cavallo delle loro moto: un’avventura che farà riscoprire loro il senso dell’amicizia e la bellezza di ciò che hanno. Raccontata così potrebbe persino sembrare una storia seria, una specie di Thelma e Louise al maschile, ma già dal titolo, Svalvolati on the road, è chiaro che si tratta di qualcos’altro. Il film di Walt Becker è una commedia demenziale, in cui battute a doppio senso e risate effetto buccia di banana si rincorrono. È esattamente quello che ci può aspettare dal regista di Maial College, un po’ moderato dalla produzione Disney.
Woody è John Travolta, un cinquantenne sull’orlo del fallimento economico e sentimentale, con qualche ritorno di febbre del sabato sera – lo vediamo esibirsi in movimenti pelvici alla Elvis Presley. Doug (Tim Allen, forse qualcuno lo ricorda nel telefilm per ragazzi “Quell’uragano di papà” in onda su Rai Uno qualche annetto fa) è un tranquillo dentista di provincia con un problema di colesterolo e un figlio quasi adolescente che non riesce a tenere a bada. Bobby (interpretato da Martin Lawrence) è uno sturacessi (per alcuni la vita non è tanto generosa) completamente sottomesso alla moglie, una donna di successo. Dudley (William H. Macy) è un programmatore informatico che ha il terrore delle donne e mostra qualche ambigua tendenza omosessuale. Loro sono i Wild Hogs, i protagonisti del film, motociclisti del fine settimana che un bel giorno decidono di dare una scossa alle loro vite: rispolverano le loro giacche di pelle e partono per un viaggio senza programmi, per attraversare le highways americane a cavallo delle loro moto. Un viaggio in cui, come accade ai protagonisti del Mago di Oz, ognuno troverà ciò che gli manca: la sincerità, la soddisfazione per la propria vita, l’autorevolezza, una fidanzata.
Svalvolati on the road è il controcanto caricaturale delle avventure on the road: i protagonisti sono goffi, vecchiotti e codardi. Tutto fila liscio fino al momento in cui incontrano una banda di “veri bikers”, i Del Fuegos, cattivi e senza pietà, capitanati dall’affascinante Ray Liotta. A essere ritrovati sono i soliti valori mainstream: l’amicizia riscoperta nelle difficoltà, il coraggio della franchezza, le responsabilità della vita quotidiana, che rendono più uomini di qualunque centauro spericolato. La trama è in fondo frivola e non troppo originale, ma è il pretesto continuo per fare ironia sui difetti dei protagonisti, sulle loro debolezze e sulle loro vite. L’happy end è quasi regalato, ma le risate sono assicurate.
Da tenere a mente: la colonna sonora con i Foghat (Slow Ride), Bon Jovi (Wanted Dead or Alive), George Thorogood (Who Do you love) e, dulcis in fundo, la più azzeccata, Highway to Hell degli AC/DC di cui uno dei protagonisti indossa una vecchia T-shirt consumata.

Indicazioni terapeutiche: l’esclusiva composizione chimica fatta di umorismo cameratesco e motori roboanti, coadiuvata da una colonna sonora ricca di classiconi del rock, rende il film un ottimo ricostituente, specialmente per gli uomini sopra i quaranta.