Eternal Sunshine. Change your heart… (tutti devono imparare prima o poi)

Eternal Sunshine of the Spotless Mind
Buongiorno. Joel si sveglia. Trova la sua macchina ammaccata e non sa perché. Prende il treno per Montauk e non va al lavoro, in un fottuto giorno di San Valentino del 2004. Irrequieto, un po’ depresso, solo. Buonasera. Non ho sonno. Tutto è in ordine, ma niente è al suo posto. Rivedo un film che ho già visto molte volte, in una qualunque sera d’ottobre del 2010. Irrequieta, un po’ depressa, sola.
Quasi un anno fa ho regalato questo film all’uomo che amavo. Eternal Sunshine of the Spotless Mind. Era una richiesta d’aiuto travestita d’addio.
Significava: non dimenticare il nostro amore, non trattarlo male, non venderlo in saldo alla prima persona che ti chiederà di svalutarlo. Significava che certi amori “fanno dei giri immensi e poi ritornano“. Credo sia questo il vero significato del film: due persone che si sono amate saranno legate per sempre, nel profondo, persino al di là della persistenza del ricordo. Insieme al film c’era una lunga lettera, per dirgli che il mio sentimento sarebbe rimasto appiccicato al fondo dell’anima per molto tempo.
Sarebbe bastato così poco per fermarmi, allora. Invece sono andata. E come Clementine non ho avuto riguardi, “lo sai sono impulsiva”. Se avessi potuto, forse, mi sarei rivolta alla Lacuna Inc. anche io. Per fortuna è solo un film. Mi sono esibita nella rapida e autocompiaciuta riconquista di me stessa. Ho cavalcato il tempo, ripreso i fili di quello che volevo fare, che volevo essere, preso la vita a morsi. Dovevo lasciare pensare a tutti di esserne uscita meglio e più in fretta. Non lasciare nervi scoperti al dolore, negare l’amore.
Vivere, con invidiabile equilibrio. A ripensarci adesso è come se fossi scattata, sentendo sparare ai nastri di partenza di una immaginaria corsa. Mi sono accorta con costernazione che correvo affannata e sola, in una gara alla quale non avrei nemmeno voluto partecipare. Ho mentito a tutti e anche a me stessa: non potendo cancellare i sentimenti, li ho relegati nel rimosso; non potendo cancellare i ricordi li ho idealizzati, nel bene e nel male. Joel inizia a ribellarsi quando vengono intaccati i suoi ricordi migliori. Io ho fatto tutto da sola trasformando i temporali in bufere e la nostra complicità in un legame indissolubile.
Eppure, in qualche modo, non ho fatto che difenderci. Scappavo con l’immagine che avevo di te e la nascondevo nel profondo, contro i carri armati della nostra guerra. C’era sempre molto rimpianto e un’aura di ideale nei miei racconti della nostra storia, ma quando mi chiedevano se ti amassi ancora negavo perfino che fosse possibile. Mi ammantavo di quella indipendenza e stronzaggine post-femminista da Carrie Bradshaw dei poveri. Quando la mia amica è tornata con il suo ex, non potendo più difendere noi, difendevo loro. Temevo che si lasciassero, non volevo che fallissero.
Aiutare lei era capire me stessa, credere nel loro rapporto era immaginare un modo per far funzionare le cose, in questa proiezione distorta di noi. Cercavo il ricordo di te in ogni posto sbagliato: nei difetti altrui, nel dialogo di un film, in un libro, in una relazione senza senso. Torniamo indietro. Non era passata nemmeno una settimana, non ci eravamo ancora visti per parlarci, tu già mi facevi sapere di stare bene senza di me, di aver trovato la tua dimensione tra gli amici della tua amica.
Così, ho deciso di cancellare ogni speranza. La prima operazione chirurgica che mi ha permesso di vivere è stata credere che tu non mi volessi più, per questo c’era da sbrigarsi a eliminare ogni possibilità di tornare con te… Ti sto cancellando e sono felice, tu l’hai fatto a me per prima… come hai potuto farmi questo?
Tu mi facevi arrivare solo messaggi di menefreghismo, con qualche vanteria da playboy. Un po’ troppo ganzo per essere autentico. Sono arrivata a confrontare quello che raccoglievo da lontano e quell’uomo che avevo amato e a chiedermi chi fossi veramente tra i due e se mi fossi sbagliata in modo così plateale. Però non dicevo a nessuno di sentirmi tradita, perché era come se fossi stata una visionaria per tre anni e avessi dipinto nella mia testa un uomo che non era mai stato.
Penso a come ero prima e come sono adesso, ed è come se lui mi avesse cambiata. Non mi piaccio quando sono con lui, non mi piaccio più.
Qualcuno dice che ho fatto bene. Dicono che sono una persona migliore adesso. Di certo ho più successo, di certo sono più soddisfatta di me stessa. Be’ la domanda è: dovevo perdere l’amore per guadagnare me stessa? Non c’è in questo mondo un modo per amare l’unica persona che vuoi e contemporaneamente essere una donna che vive e si sente a suo agio nel mondo?
Mi scopro a desiderare di poter davvero cancellare tutto, solo per poterci regalare la possibilità di conoscerci di nuovo e incontrare il nostro destino incrociando i nostri sguardi. Come quel giorno al laboratorio, quando sono arrivata con una maglietta troppo scollata e dei jeans a vita bassa, che sembrava quasi mi mancasse qualcosa addosso. Ti sei girato a guardarmi, quando Valerio ci ha presentati, e sei diventato rosso. Così, quello è il primo ricordo che ho di te. Come quel giorno in macchina a parlare delle nostre vite precedenti, che ci siamo riconosciuti e non si può negare. Come quella sera in cui abbiamo ballato da soli, sulle note di Meravigliosa creatura, stretti nell’improvvisata pista da ballo della saletta di montaggio.
Come quel giorno in cui sei venuto a prendermi al centro commerciale dove facevo la promoter e avevi portato i dolci per festeggiare il mio compleanno. Avevi il piede zoppo e abbiamo festeggiato in macchina. E tu dicesti che era un po’ squallido, ma i miei occhi ti smentivano. Non sapevo ringraziarti abbastanza di essere lì. Come quando mi lasciavi sotto casa e io ero così felice che me ne andavo saltellando.

Come tutte le volte in cui abbiamo dormito insieme e mi svegliavo prima per vederti aprire gli occhi. Oppure fingevo di dormire più a lungo, aspettando che mi abbracciassi. Come quel giorno al mare in Sardegna, mentre i tuoi occhi si perdevano all’orizzonte e tu eri il mio orizzonte. Come il giorno del matrimonio di Giovanni e Chiara, che ci siamo guardati e tu mi hai detto di desiderarmi, così, dal niente. Come l’ultimo giorno quando mi hai detto, con il rimpianto già nella voce: “Quando stavi con me, non te le facevi mai le codette”. E io non ci potevo credere che usassi già il passato, non ci potevo credere che fosse tutto già deciso. Perdonare è possibile. Cambia il tuo cuore, ti stupirò.