La talpa

L’atmosfera noir è offerta dal talento di Tomas Alfredson (svedese, suo Lasciami entrare, quello originale). Stile vintage, dall’inconfondibile gusto cinefilo. L’ispirazione viene invece dalla letteratura, in particolare dalle pagine di John Le Carré, autore dell’omonimo romanzo.
La talpa | Scena 1

Cosa funziona: oltre alla sapiente regia, il cast. Una serie di interpreti di grande talento impegnati in una prova di recitazione piuttosto old-fashioned, asciutta e composta. Gary Oldman, John Hort, Colin Firth, Mark Strong, Tom Hardy, Benedict Cumberbatch: li guardi muoversi insieme in una coreografia tutta al maschile (be’, quasi) pervasa da una rigida eleganza molto british e pensi a che piacere possa essere stato per il regista lavorare con loro. E viceversa, of course.

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Cosa non funziona: La sceneggiatura. Le 354 pagine del romanzo pesano tutte sulle due ore abbondanti di pellicola, che risulta troppo complessa e compressa, difficile da digerire. La cavillosa ossatura logica costringe lo spettatore a un continuo sforzo di attenzione mentre si accumulano indizi, personaggi, flashback e riflessioni, mentre il passo lento conferisce alla narrazione un ritmo tutt’altro che leggero.

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La curiosità: Dallo stesso libro è stata tratta una fortunata mini serie televisiva omonima, con Alec Guinness nei panni di Mr. Smiley.

Codice Genesi: apocali-times

Codice genesiUn uomo attraversa spazi desolati alla ricerca di cibo, acqua, riparo. Uccide un gatto per sfamarsi. Entra in un rifugio dove trova un cadavere cui ruba un paio di stivali. Per i primi dieci minuti Codice Genesi sembra la versione cinematografica del videogame Fallout: in uno scenario post-apocalitico un personaggio solitario (Eli, interpretato da Denzel Wasington), del quale non sappiamo nulla, esplora lo spazio alla ricerca delle risorse primarie per soppravvivere. Il film riassume gli strati di luoghi comuni che hanno definito nell’immaginario gli scenari post-
atomici: il mondo è diventato un luogo anarchico, in cui la legge del più forte è l’unica regola vigente, ci sono bande di balordi che sembrano uscite da Ken il guerriero, autoveicoli di curiosa fattura e donne scarmigliate che ricordano Interceptor, la cultura è la prima vittima della selvaggia regressione dell’umanità come in Farenheit 451.
In questa terra inospitale, in cui gli uomini sono tornati a uno stadio di barbarie e di inciviltà, Eli va avanti nel nome della sua misteriosa/mistica missione da compiere. Non cerca guai, ma è pronto a combattere per portare avanti il suo obiettivo: scene sparatutto e combattimenti uno contro dieci non lo spaventano. Un guerriero così fenomenale e ostinato non si vedeva dagli anni Ottanta. Per un eroe di tal fatta è necessario un cattivo all’altezza della situtuazione: Gary Oldman nei panni di Carnagie, un prepotente signorotto locale circondato da scagnozzi e assetato di potere, è il perfetto contraltare di Eli.
Prodotto da Denzel Washington e diretto dai fratelli Allen e Albert Hughes (che si erano fatti notare a metà degli anni Novanta con Nella giungla di cemento e avevano diretto nove anni fa La vera storia di Jack lo Squartatore), Codice Genesi non brilla per originalità, ma la messe di citazionismi lo rende un’esca perfetta per un pubblico maschile e un po’ nerd.
Notevole l’impatto visivo, con una fotografia (diretta da Don Burgess) caratterizzata da colori poco saturi e violenti contrasti di luce che dipinge un mondo piombato nel grigiore, in senso figurato e non.
Nota sull’adattamento del titolo in lingua italiana: Codice Genesi sembra il titolo di un film d’azione e spionaggio, mentre il più suggestivo titolo originale The book of Eli, fa riferimento sia al nome del protagonista, sia al cosiddetto Libro di Elia, un apocrifo che parla (guarda caso) dell’apocalisse. Ennesima dimostrazione di come il tentativo di rendere più accattivante un titolo possa in realtà privarlo della sua polisemica ricchezza.
Indicazioni terapeutiche: consigliato in particolare a soggetti nerd, stimola le connessioni ipertestuali.