Rango

RangoUn camaleonte con il pallino della recitazione si trova letteralmente catapultato nel far west: il suo nome è Rango e fino  a ieri viveva comodo e agiato in una scatola di vetro, circondato da amici letteralmente di plastica. Una brusca frenata lungo l’autostrada gli concede il regalo non richiesto della libertà. Libertà che, in mezzo al deserto tra mille pericoli sconosciuti, all’inizio non gli sembra questo gran bel dono.
Il viaggio di Rango è una metaforica ricerca dell’identità e insieme una scoperta del mondo. Un mondo fatto sul calco del cinema western, che si nutre di innumerevoli citazioni (i più bravi e gli amanti del genere sapranno beccarle più di me) che Gore Verbinski sparge a piene mani, dilapidando il suo gusto cinefilo.
Il linguaggio codificato dei luoghi comuni di genere è vestito della stessa leggera ironia della trilogia dei Pirati dei Caraibi, che in Rango diventa la lente con cui rappresentare l’antinomica complessità del protagonista. Non a caso per caratterizzare il camaleonte Verbinski si è affidato al suo amico Johnny Depp, che lo ha doppiato nella versione originale. Gag divertenti e personaggi macchiettistici sono un gustoso contorno per l’aspetto che personalmente ho apprezzato di più: la sagace strategia narrativa.
Con un protagonista che è un (ex) animale domestico con la passione per Shaskespeare convinto di essere un grande attore, è inevitabile che si aprano sulla storia meta-sguardi e, mentre una scatola di vetro ci ricorda che siamo spettatori paganti dentro a un cinema e quattro gufi messicani con la chitarra ci accompagnano attraverso il mood del film, uno sguardo trasognato e onirico getta luce sul senso del racconto e lo fa sembrare un raffinato libro di Baricco.
Potrete cogliere o meno l’arabesco di riferimenti presenti nel film piuttosto che le suggestioni narrative, ma non potrete non apprezzare questo gioiello costruito sulla base dell’iconografia dei cowboy e dei saloon. Questo perché tutti noi ci siamo trovati prima o poi sbatacchiati nel bel mezzo del deserto che si apre accanto all’autostrada a chiederci cosa farcene della nostra libertà e che tipo di persona essere. Se non possiamo più vivere dentro la scatola comoda delle definizioni prefabbricate, cosa possiamo fare di noi stessi? E non sempre è facile portare avanti la risposta ci siamo dati.
Indicazioni terapeutiche: per bambini già adulti e adulti ancora bambini un film d’animazione che ristabilirà il contatto con quello che volete tra realtà e immaginazione.