127 Ore

127 ore
Emo-vie: il giusto stato d’animo per questo film Bisogno di adrenalina ed emozioni pure Che poi era forse il bisogno che aveva spinto lo scalatore Aron Ralston ad esplorare da solo i confini del mondo, in cui non si vede anima viva per settimane e giorni. Ecco noi possiamo sublimare questo bisogno grazie alla adrenalinica regia di Danny Boyle, che ci fa immedesimare totalmente nel protagonista, interpretato da un sorprendente James Franco, e imparare qualcosa sui limiti umani.
Indimenticabile: la cinica autoironia del protagonista che si fa beffe di se stesso in una improvvisata e immaginaria trasmissione radiofonica in diretta dal canyon in cui è intrappolato.

Da buttare: signori, è Danny Boyle. Assolutamente niente.
Indicazioni terapeutiche: non il miglior Boyle, ma è sempre la miglior scelta sul mercato se state cercando un po’ di adrenalina ed emozioni pure.

Nei primi dieci minuti 127 ore sembra Into the Wild con lo scorrimento veloce attivato…

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Spider-Man 2: l’autoconsapevolezza dell’eroe

Spiderman 2
Abbiamo chiacchierato su come Spider-Man ci abbia fatti innamorare di quel ragnetto di Tobey Maguire, abbiamo criticato l’ultimo Spider-Man 3, salvandone ben poco. E adesso, l’anello mancante: perché Spiderman 2 è da molti considerato il migliore della trilogia? [Trilogia per ora, presto si aggiungerà un quarto episodio, anzi mi auguro di cuore che l’arrivo di una nuova penna dia nuovo lustro alla saga] Proverò a rispondere con le mie impressioni.
Se nel primo Spiderman vediamo nascere l’eroe, nel secondo episodio lo vediamo prendere consapevolezza di sè. L’eroe è dibattuto tra le sue potenzialità e suoi desideri, tra il senso del dovere e l’amore. Il nostro Peter Parker attraversa una crisi di identità in cui arriva addirittura a somatizzare il conflitto. Ma non solo Peter Parker/Spiderman deve prendere coscienza, la sceneggiatura di Alvin Sargent lascia ampio spazio anche agli altri personaggi e alle loro scelte. La zia May (Rosemary Harris) può conoscere la verità, Mary Jane (Kirsten Dunst) può fare la sua scelta d’amore e Harry (James Franco) può fare la sua scelta d’odio. Persino Doc Ock (Alfred Molina), in punto di morte riesce ad autodeterminarsi rispetto alle macchine che lo avevano soppraffatto.
Ci salva da un eccesso moralistico sull’importanza dell’identità e delle proprie scelte, la divertita regia di Sam Raimi. Il suo inconfondibile umorismo sadico regna sovrano nella pellicola, facendone un piatto sfizioso e leggero. Le debolezze di Peter Parker e la sua goffaggine sono esaltate con gusto. Il regista de L’armata delle tenebre non perde occasione di maltrattare lo studentello Parker e si compiace, arrivando ad auto-citarsi e infilando l’inevitabile cammeo di Bruce Campbell.
Spettacolari, ancora una volta, le piroette aeree dello Spiderman digitale, il film raggiunge un ottimo equilibrio tra effetti speciali e storia. Il risultato è un film divertente e intelligente, che racconta con un sorriso situazioni psicologiche comuni in occasioni straordinarie. Un film adatto a pubblici diversi: dai fan della Marvel ai profani del fumetto, dal ragazzino di dieci anni alla cinefila pasticciona come me.
Standing ovation per i titoli di apertura con micro-riassunto della puntata precedente disegnati da Alex Ross, di casa Marvel.

Indicazioni terapeutiche: indicato a soggetti che amano i fumetti, ma anche no, a bambini sotto i 12 anni, ma anche sopra, a cinefili eclettici, ma anche a spettatori occasionali. Ottimo rimedio contro il deterioramento della fantasia.