Siamo o non siamo Charlie Hebdo?

Da ieri su Facebook, su Twitter, su Instagram tutti sono diventati Charlie Hebdo.

Je Suis Charlie

A qualcuno questa cosa del brusio social che si riunisce all’improvviso intorno a un valore condiviso in un unico messaggio di lutto, uno solo, fa scattare immediatamente un impellente prurito intellettuale. Pare sia fisiologico. Così bisogna grattarsi fuori dal coro e dire che tutte le persone che #JeSuisCharlie sono un gregge di pecore. E quel gregge, per il fatto stesso di essere gregge, non è Charlie Hebdo.

Lo ha scritto Amlo, con la sua limpida sguaiatezza, e più pacatamente Fabio Chiusi su Wired. Leggendo i due articoli è venuto un po’ di prurito anche a me, lo confesso. Quel prurito che mi viene quando penso che stiamo guardando il dito senza vedere la luna.

Non credo che sia necessario avere la tessera dell’anticonformismo (sentite l’ossimoro? io un pochino sì) per schierarsi dalla parte della libertà di satira. Io credo che la libertà di satira faccia parte della libertà di pensiero e sia fondamentale per sviluppare una dialettica democratica. Detto in altre parole, tra le più citate a mondo e, pare erroneamente, attribuite a Voltaire:

“Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo.”

È per questo e nessun altro motivo che io posso essere Charlie Hebdo, che tutti dovremmo esserlo.

Per uscire dal tunnel dei proclami di ideali, farò un esempio. Personalmente sono agnostica, ma credo che dovremmo imparare la differenza tra una religione – qualsiasi religione – e le sue strumentalizzazioni politiche. Per questo non mi piacciono le vignette di Charlie Hebdo con Maometto o la trinità cristiana, mentre apprezzo la vignetta che Jenus ha dedicato al tragico avvenimento di ieri. Questo ha a che fare con la mia sensibilità e il mio pensiero, ma non mi impedisce di credere che dobbiamo, tutti insieme, difendere la libertà di fare satira su religione, politica e ogni altra cosa rappresenti la cultura dominante, perché la comprensione del mondo nasce dal confronto tra pensieri divergenti.

Una vignetta è pensiero. Un colpo di kalashnikov è violenza. #JeSuisCharlie è una presa di coscienza: sta a noi mantenerla viva.