Rigurgiti d’amore – Leggere attentamente il foglietto illustrativo

Se l’amore fosse una pietanza sarebbe una peperonata. La metafora può sembrare ardita e di certo la maggior parte di voi avrebbe pensato a un piatto con un indice glicemico più alto: una torta, un cioccolatino, un frollino del mulino bianco. Tuttalpiù una pizza, per gli innamorati di origine meridionale, ma la peperonata proprio non sembra avere nulla di romantico: appesantisce l’alito e non si digerisce nemmeno.

Appunto: non si digerisce. A dispetto della cinica vignetta che suggerisce che farfalle nello stomaco siano presto disintegrate dall’acidità dei succhi gastrici, l’amore è una pietanza che mette a dura prova l’apparato digerente e che a volte – a dispetto del suo potenziale corrosivo – si inerpica per l’esofago e torna a farsi ricordare. Più la peperonata è pesante, più tende a ribellarsi al normale processo fisiologico e alla comune legge della gravità. Viene un momento in cui il sapore di ritorno smette di sembrare peperonata e resta solo l’acida rabbia a raschiare la gola.

Lo so, adesso siete disgustati. E se per caso state vivendo un revival amoroso o pensate con nostalgia a quel ragazzo che o a una certa ragazza (cit.), probabilmente vorreste ingannarvi sul sudetto reflusso e pensare che abbia un gusto molto più dolce. Vi invito a ricredervi, è solo un rigurgito. Ha il pallido sapore del piacere che avete provato una volta, ma per forza di cose è arrivato troppo vicino alla via d’uscita per essere ancora buono.

“Sto ancora rimettendo la nostra ultima cena, romantica.”

Ragazza che vomita cuori

Strane abitudini e l’inconciliabilità delle diverse solitudini

Vita da single

Nel momento in cui scrivo, il disordine e la mia gatta regnano incontrastati nella mia casa. Ho avuto due o tre idee su cose da buttare giù e quindi ho lasciato andare tutto il resto e ho limitato il mio spazio vitale agli angoli del divano e la mia prospettiva ai bordi del desktop. A intervalli regolari accendo l’aria condizionata per continuare a respirare. La temporanea anarchia creativa è uno dei lussi che posso concedermi vivendo da sola. Lo è anche la possibilità di non incontrare nessuno per una intera giornata e quella di tornare a casa in orari da diciottenne in uscita libera anche nel bel mezzo della settimana. Nessuno si sveglia, nessuno si lamenta – e nessuno si preoccupa.

Non è che la mia vita sia un parco giochi senza regole, ma ho costruito le mie regole intorno al mio modo di stare al mondo. Più passa il tempo e più le mie innocue abitudini da single si condensano in uno stile di vita e in un modo di essere che richiede un certo numero di bolle di solitudine. Più passa il tempo e più mi rendo il conto della difficoltà di conciliare la solitudine di qualcun altro con la mia.

Alcune persone ti lasciano intendere che la fedeltà sia il prezzo più alto da pagare per la vita di coppia, ma non è vero per me – è un investimento che sono sempre stata ben disposta ad affrontare. Quello che pochi dicono è quanto sia difficile entrare nello spazio di qualcun altro in modo stabile senza intaccare il suo territorio di strane abitudini.

Stavo cucinando un pollo alle verdure a casa di un amico-tra-virgolette e sono quasi saltata in aria davanti alla sua reazione esagerata quando ho riposto uno dei suoi preziosi coltelli nella posizione sbagliata (il tutto un attimo dopo un’infelice discussione sulla scelta tra l’olio di semi e quello d’oliva). Questo per non dire della simmetria dei divanetti in vinile sul balcone. Da ripristinare prima di tornare dentro.

No boyfriend, no problem

Non è che stessi frequentando psycho o che io sia una hippy debosciata. Il punto è che l’incastro di due persone che hanno imparato da tempo a vivere senza nessun altro al proprio fianco è faticoso e richiede di immolare qualche vittima all’altare della coppia. Per non parlare di tutte le debolezze e dei difetti nascosti alla luce del sole che emergono quando si condividono sessanta metri quadri. Solo la più completa fiducia nella benevolenza – e non solo nell’amore – dell’altra persona permettono di prestarsi alla denudazione quotidiana delle proprie vergogne. Questo quando e se ne vale la pena. Altrimenti tutto quello che c’è da fare è rimettere a posto il divano e portarsi dietro la propria valigia e la ricevuta della perduta scommessa emotiva.

Forse stare in coppia è soprattutto resistere insieme alle recipriche fughe e lasciare ai difetti e alle anarchie lo spazio che meritano. Se è così mi chiedo se ne sarò mai capace – perché lo vorrei presto o tardi.

Finale di un racconto senza incipit [Aperto alla libera interpretazione]

And so it is
Just like you said it would be…

The Blower’s Daughter

Cominciano lente le note di una canzone, mentre dietro le quinte qualcuno abbassa la maschera. E attraverso il mio make-up sciolto e si vede tutta la bellezza e la mostruosità di un sorriso che si incrina. Ci si sente così stupidi a mostrare il fianco della propria ingenuità – ammettendo alla fine la propria volontaria cecità verso l’evidenza e la testarda rinuncia ai consigli.

Life goes easy on me
Most of the time

The Blower’s Daughter

Incoerente. Nevrotica. Estemporanea. Ammiccante. Spudorata.

Datemi un aggettivo e io vi sparo la magnum. Click. 😉

A forza di giocare alla vita da single, con questa attitudine da Carrie terrona calata nella periferia romana, ho come l’impressione di essermi persa qualcosa di vero. Mentre la mia fragile autostima manda in avanscoperta l’immagine maliziosa di me, io appoggio le armi sentendomi al sicuro. Nessuno sospetta la ragazzina goffa con la testa piena di desideri rassicuranti.

And so it is
The shorter story
No love, no glory
No hero in her skies

The Blower’s Daughter

Non arrivo ad affacciarmi sulle punte dalla finestra dei desideri, che vedo staccarsi la scenografica cartapesta. Difficile difendersi dalle proprie fantasie, quando si lascia a un viaggiatore di passaggio il compito di farle uscire dal recinto.

I can’t take my eyes off you
I can’t take my eyes off you
I can’t take my eyes off you
I can’t take my eyes off you
I can’t take my eyes off you
I can’t take my eyes…

The Blower’s Daughter

Per accendere la curiosità devo vedere una porta socchiusa.

Per accendere il desiderio mi serve qualcosa che sia fuori dalla mia portata.

Per accendere l’ossessione ho bisogno di sentire tutta la mia inadeguatezza.

Mentre faccio l’inventario dei miei errori, arriva inevitabile il momento in cui penso che ci sia in me qualcosa di sbagliato: non è qualcosa che si veda guardandosi allo specchio – ma deve esserci se mi impedisce di capire la differenza tra quello che desidero e quello di cui ho bisogno.

E mi intossico di persone che fanno male. E amo, poco, solo quando è razionalmente insensato – in una imperfetta e infelice ricerca di perfezione che distrugge o ignora la bellezza di ogni cosa a portata di mano.

Riprogrammatemi.

I can’t take my mind off you
I can’t take my mind…
My mind… my mind…
‘Til I find somebody new.

The Blower’s Daughter

Maria Silvia Sanna | fantasma

Asportazione chirurgica del sentimento con la A maiuscola

Asportazione chirurgica del cuore

Questo è un post disgustoso, sanguigno e autolesionista.

Chirurgia emotiva. In quest’ultimo mese, un giorno dopo l’altro e con agghiacciante precisione, ho asportato strato dopo strato tutto l’amore. Vorrei dire di essermi strappata il cuore con le unghie e poi averlo ingoiato, ma sarebbe troppo melodrammatico. E anti-igienico. In realtà ho usato le pinze, la garza e tutto il resto. Le mie pinze sono state la consapevolezza e la distanza e qualche serata alcolica è stata la garza per tamponare.

Operazione riuscita. Vederlo oggi è stato un interessante déjà vu. Ottimo per misurare la buona riuscita della chirurgia. Credo che sia stata la prima volta, da quando lo conosco, che non mi sono sentita attratta da lui, non l’ho trovato bello. Tutto quello che ho notato è stato qualche chilo in più. Tutto quello che ho notato è stato il suo sorriso largo. Tutto quello che ho notato è stato che era accaldato e stanco. Tutto quello che ho notato non mi è piaciuto. Non c’era nessuna connessione tra me e lui, mentre parlavamo ciascuno degli affari propri. Del mio amore resta soltanto un coagulo di amarezza, rabbia e delusione. Comunque, in fondo al mio cuore non c’è più niente. Di buono.

Esperimenti di vuoto pneumatico [E se domani fosse la fine del mondo?]

Life is what happens while you’re busy making other plans. La vita è ciò che ti succede mentre stai pensando ad altro.

John Lennon

Quindi, la vita è una specie di coltellata a morte sulla schiena.

Vuoto

Al momento, sono un esempio vivente di questo celebre paradosso: c’erano tante cose a coprire la visuale sulla mia vita. Prevalentemente cose che hanno a che fare con la sfera economica e col fatto di diventare grandi. Progetti. Ero così impegnata a pianificare il futuro, che avevo dimenticato di immaginare come volessi che fosse questo futuro. Vi sembra stupido? Attenzione, sono cose che capitano. Non so se abbiate mai letto la storiella del saggio professore che impartisce a un manipolo di manager navigati una lezione sulla gestione efficace del tempo. A volte sembra ci sfugga che è il tempo delle singole giornate a riempire una vita. Se hai una discreta vita sociale, un lavoro impegnativo, qualche interesse culturale, una relazione sentimentale e per di più abiti in una grande città… il tuo tempo presto o tardi comincia a sembrarti un monolocale con l’arredamento per una villa bifamiliare. Io credevo di metterci una toppa dormendo poco.

Snoopy

E se domani fosse la fine del mondo? Cosa porteresti via dai tuoi quarantacinque-metri-quadri di cumuli? Se dovessi scegliere pochi sassi grossi, su quali punteresti? C’è bisogno di scavare per trovare l’essenziale. Fare il vuoto. Arrampicarsi sul proprio eremo mentale per trovare la risposta che vale una vita. Eppure tra scatole e scaffali non è difficile scartare subito una marea di cose e una manciata di ideali. Gli ideali, in fondo, sono come vite immaginarie… quanto valgono rispetto a quella che stiamo già vivendo? Nel gioco di sottrazioni, arrivo in fondo alle scelte che ho fatto, arrivo a quella scelta mossa dal desiderio – la cosa più autentica di tutte. Tolgo la polvere del come-mi-immagino-che-sarà e le incrostazioni del come-dovrebbe-essere e anche quelle macchioline del così-fan-tutti. Tolgo l’orgoglio. Quello che resta è scarno, fragile, incerto. Nudo. È un legame che ha poco di razionale tra due individui che camminano seguendo direzioni diverse – in qualche modo le ellissi dei loro cammini continuano a incontrarsi e a perdersi. Come in Benjamin Button, no? Uno va da una parte e l’altro dall’altra e sembra incredibile e persino vano che possano trovarsi. Come in Oceano mare, di Baricco, una ragazza e un uomo che incarnano il paradiso e l’inferno. Come in qualsiasi fottuta storia d’amore. Se domani fosse la fine del mondo, ti vorrei al mio fianco. Perché il problema è che l’amore non lo scegli e nemmeno puoi spiegarlo con un ruolo sociale. Arriva, ti prende e ti porta via. L’unica cosa che puoi fare è capire quanto valga.

Un anno dopo

Così è passato un anno. Quando sei una bambina un anno ti sembra tantissimo tempo. In effetti, un anno è tantissimo tempo. Solo che con il lavoro, gli impegni, le bollette, i sabati sera e le domeniche e i lunedì – venerdì, le nuove conoscenze e i viaggi, con tutto questo non è che ci fai caso. Tempus ruit, ed è tutto.
Però voglio fermarmi a pensarci, dopo un anno da quello sportello sbattuto forte e quelle due brevi parole che colavano come gocce di piobo fuso sulla nostra relazione. E sai a cosa penso? A tutte le cose che non saprai mai e a quelle che io non immaginerò nemmeno. Perchè quando ti manca una persona all’inizio lo sguardo è rivolto al passato ed è tutta una nostalgia per quello che si faceva, quello che si sognava e quel ruolo che quella persona non avrà più. Poi guardi avanti e inizi a pensare a quanti pezzi di strada farai da sola e a quanti ne farà lui. E allora è come una nostalgia del presente che ti prende, di tutte quelle cose che non ti è dato sapere.
Quello che non saprai mai è se sono stata felice e cosa è cambiato in quest’anno senza te. Non saprai come porto i capelli o se ho comprato dei nuovi vestiti e nemmeno dove vado quando ho bisogno di stare da sola. Non saprai mai se le mie gambe sono più lisce grazie alla ceretta o se qualcuno abbia dormito nel mio letto. Non saprai se ho visto un film, nè con chi. Non saprai quante persone ho conosciuto e quante riscoperto e di queste quante sarebbero piaciute anche a te.
Non saprai se amerò ancora, un giorno. E se tu amerai non voglio nemmeno immaginarlo, non voglio immaginare la donna a cui chiederai di sposarla, perché penserai che sia quella giusta, oppure che sia venuto il momento. Ed è penoso conoscere gli occhi di quel bambino che forse avrai, quando la paura di essere padre non ti apparterrà più…

Magari fino a un certo punto ci hai creduto, che ci fosse la possibilità di ritrovarsi ed essere amici, ma l’amicizia non può attecchire dove è tutto bruciato dalla rabbia, dalla frustrazione, dall’amore – sì, dall’amore. Io ci credevo e continuavo a sperarci, perché quello che mi manca di più non è il ruolo, ma la persona. E nonostante tutto quello che posso raccontarmi e raccontare quello resta il buco più ampio e più profondo.

Autunno dolciastro

Credevo di stare bene ormai. Il ritorno è stato un tuffo in un lago nero.
Solo ombre del passato ad aspettarmi in questa casa semivuota. Troppe domande, rumore nel silenzio.
E pensare che credevo di avere imparato a distrarmi, ma stare soli con  propri pensieri è un’altra cosa. Ho una sola certezza, mille dubbi. Sono svuotata dalla delusione e non so immaginare niente che mi possa riempire.

Rifugio

Questo blog, ormai, va avanti per flussi e riflussi.
Anzi, a dire il vero più per riflussi che per flussi. Quando il mare si ritira lasciandomi nuda e inerte sulla sabbia bagnata torno in questo rifugio a scrivere. Sul mio corpo  una lacrima, una ferita in più.
Di nuovo a chiedermi… (che cosa?), a sentirmi in colpa (per tutto), a provare rabbia (per ogni specchio che rovesciandosi mostra il contrario di ciò che appare).
Vaneggio. Don’t worry and (try to) be happy!
Se solo ci ricordassimo che qualche volta la distanza amplifica  il peso delle parole. Se solo ci ricordassimo quando serve che l’unico modo per vivere è andare a braccio… come quando si nuota in mezzo al mare, quando non tutto può essere previsto. Se solo potessimo vedere l’insieme, il foglio bianco e non la macchiolina nera che ne sporca il centro. Se solo… potessi sedermi sulla spiaggia con l’uomo che amo e parlargli a cuore aperto, davanti a un tramonto… a un nuovo inizio.

Annego

Questo fine settimana ti ho desiderato.
Ieri la mia infantile, romantica, speranza è stata che tu mi stessi aspettando fuori casa, dopo il lavoro. Naturalmente non era così.
Come mi sento? Vorrei mollare la presa adesso, ma non ci riesco.
Aspettare per quanto ancora? Aspettare che cosa?
Non lo so. Mi sento stupida.

Tutta la vita davanti

Mi hanno detto proprio così: “Hai tutta lavita davanti!“. E mi sono passate davanti agli occhi le scene del film di Virzì. Ho riso nel pianto.
Ma è vero: ho tutta la vita davanti. Comunque vada… E allora sapete che c’è? Ricomincio a sorridere, soprattutto a me stessa.
Sono crollata come un gigante dai piedi d’argilla di fronte a un sogno infranto. Ed ora, a fatica, mi rialzo. Spero il meglio e mi aspetto il peggio.