Vallanzasca – Gli angeli del male: Italian gangster movie

VallanzascaSuccede in Italia che un film di Michael Mann che parla di un rapinatore di banche di fama internazionale sia molto apprezzato da pubblico e critica, specialmente se il protagonista è un certo Johnny Depp. Allo stesso modo succede che se Michele Placido inizia a girare un film su un criminale milanese ancora in vita, Renato Vallanzasca, che attualmente sta scontando la sua pena in carcere, si innalzino tutta una serie di critiche preventive, che sembrano sottintendere un fastidioso e anacronistico pregiudizio sulla minorità del pubblico.

Ho scritto questa recensione per Cinema 4 Stelle: continua a leggerla.
Indicazioni terapeutiche: ottima cura per “la libido repressa della casalinga italiana”. Attenzione: il film potrebbe trasformare gli individui che ne fanno uso in soggiogati adoratori del male. [Ammicco ironico]

Una critica per caso: diario della Mostra del cinema Venezia 2010 – 6 e 7 settembre

Vallanzasca
Non è facile seguire la propria scaletta qui alla Mostra, con questo ho dovuto fare pace fin dal primo giorno. Tra file interminabili in cui qualcuno inevitabilmente resta fuori e incastri che non funzionano abbastanza, ho già modificato il mio personale programma un milione e cinquecentodiciassette volte. Ci vuole pazienza.
Ieri ho visto Vallanzasca, il film di Michele Placido criticato a priori per il soggetto scelto. Perché negli USA Mann può fare Nemico Pubblico con Johnny Depp, ma in Italia fare un gangster movie ispirato a un malvivente ancora vivente è ancora tabù. Ne riparleremo. Tra l’altro, giudicando il film per quello che è e non per quello che rappresenota (come si dovrebbe fare sempre), Placido ha fatto un buon lavoro, pur con qualche evidente scivolone.
Promises written in the water di Vincent Gallo è invece un film in bianco e nero monocolore e alquanto intollerabile, che finge di essere un’opera d’arte trasgressiva. Vincent Gallo gioca a fare l’artista pazzoide. E vabbè.

Altro fulminato, ma a quanto sembra più autentico, è Joaquin Phoenix, protagonista del documentario del cognato Casey Affleck. I’m still here (questo il titolo) a modo suo funziona, ma ritrae in maniera impietosa un’immagine degradata e a momenti disgustosa dell’attore “due volte nominato al Premio Oscar” (come tengono a ripetere più volte). Alla fine non si sa se provare rabbia o compassione.

Mal riuscito il corto dal titolo furbetto Sposerò Nichi Vendola di Andrea Costantino, che vorrebbe essere un tributo al politico pugliese, ma sembra dipingerlo come un populista incoerente che seduce le vecchiette.

In programma tra mezz’ora ho Achille, un corto di Giorgia Farina e Into Paradiso di Paola Randi mentre per la serata ho preso il biglietto per Balada tiste de trompeta, sul quale ho aspettative altissime e che non sono ancora riuscita a vedere. In sala ci saranno la giuria, il regista e il cast del film, la qual cosa mi rende felice.