Multitasking o distratti?

Multitasking

Per anni ci siamo fatti riempire la testa con l’idea che l’uomo del futuro sarebbe stato multitasking – dico l’uomo e non la donna, perché è credenza diffusa l’idea che quest’ultima lo sia già e abbia anzi un vantaggio evolutivo sul campo. Io stessa mi vanto di questa abilità congenita e mi arrabbio quando non sono in grado di far funzionare il mio cervello come un computer con tante finestre aperte. Proprio in questi giorni lo IAB ha diffuso i dati di una ricerca che dimostra che le abitudini degli italiani siano sempre più influenzate dalla frenesia di fare più cose allo stesso tempo. L’italiano medio in panciolle davanti alla tv è diventato l’italiano medio in panciolle davanti alla tv con lo smartphone o il tablet in mano. Io fino a qualche anno fa appartenevo a quella schiera di snob che dichiaravano di non guardare la tv, da quando vivo sola ho ricominciato, ma mentre guardo un programma sono spesso intenta a commentare sui social network, ad approfondire su Google o anche a lavorare su progetti che non hanno nulla a che fare con quello che gira in televisione.

Il problema è che inizia a venire meno una cosa che un tempo chiamavamo concentrazione. La concentrazione mi ha permesso di studiare e imparare qualcosa e dalla concentrazione priva di rumori di fondo vengono la maggior parte delle cose di cui vado orgogliosa. Non metto in dubbio che possa esistere un momento in cui fare entrare molti stimoli, una sorta di social-brainstorming attraverso il quale assorbire e scambiare idee… ma non è che mescolare troppo i piani possa portarci a non riuscire più a capire quello che stiamo ascoltando né ad esprimere efficacemente quello che stiamo pensando? Sempre in questi giorni mi è saltato agli occhi questo provocatorio discorso del designer italiano Paolo Cardini su TED: il suo umorismo vale una risata, ma quello che dice merita un attimo di seria riflessione.

Paolo Cardini: forget multitasking, try monotasking

Qualcuno ha già studiato gli effetti dell’essere multitasking a tutti i costi nello studio e sul lavoro (ho già affrontato il tema dell’overload social), forse sarebbe ora di iniziare a chiedersi quali possano essere le conseguenze sulla vita sociale e sulla democrazia?