Appletini, triangoli, cerchi che si chiudono e altre geometrie umane

Due appletini (o Martini apple, fate un po’ voi 😉 ) e una situazione che fa pensare alle migliori puntate di Sex and the City.
Appletini
Qualche giorno fa parlavo con la mia coinquilina dei cerchi che si chiudono. Sarebbe a dire quei rapporti in cui resta qualcosa di interrotto, di non detto e di irrosolto, che prima o poi tornano per completare il cerchio. La fantasia della vita vuole che non si chiudano mai nel modo in cui avremmo pensato. Con gli anni cambiano molte cose e dove credevamo di volere una rivalsa basta in realtà una carezza, dove credevamo ci sarebbe stato un “per sempre felici e contenti” si affaccia la liberatoria consapevolezza del “non può mai essere”. E, insomma, così via, immagino che anche voi abbiate la vostra lista!
A questo proposito, Nick Hornby ha scritto: “The truth about autobiographical songs, he realized, was that you had to make the present become the past, somehow: you had to take a feeling or a friend or a woman and turn whatever it was into something that was over, so that you could be definitive about it. You had to put it in a glass case and look at it and think about it until it gave up its meaning, and he’d managed to do that just about everybody he’d ever met or married or fathered. The truth about life was that nothing ever ended until you died, and even then you just left a whole bunch of unresolved narratives behind you.
E, per quanto mi renda conto che in un mondo dominato dalla razionalità e dal funzionamento casuale dovrebbe aver ragione, io qualche volta mi permetto di credere nel karma. Le cose che succedono nella nostra vita devono avere un qualche senso, se non altro quello che decidiamo di dargli. Tra l’altro l’unica persona che aveva previsto quello che sto per raccontarvi avrebbe un bel po’ da dire a riguardo.
Giovedì sera avevo appuntamento con una donna che ha giocato un ruolo importante negli ultimi cinque anni della mia vita, sin da quando ancora non la conoscevo nemmeno. Arrivo al Momart con un leggero ritardo, perché mi ero dovuta trattenere in ufficio. Mentre arrivavo mi sentivo piuttosto rilassata, però non appena l’ho vista qualcosa tra lo stomaco e i polmoni ha iniziato a restringersi. Grande sorriso e avvicinamento disinvolto. Questo, credo, ce l’abbiamo in comune: le palle di avvicinarci a qualsiasi situazione a viso aperto e con una camminata sicura. Insomma, eccola lì: una quarantenne favolosa, davvero alla Sex and the City. La prima istantanea la ritrae in tutto il suo metro e ottanta di fisico asciutto, ma sinuoso, lunghi capelli mossi e sguardo scintillante. In realtà, anche lei si sentiva un pochino in imbarazzo all’idea del nostro incontro. E, per sciogliere il ghiaccio, ha pensato di portarmi un piccolo pensiero glamour, che ho prontamente, ed efficacemente, usato il giorno dopo. Ma… torniamo un attimo indietro: chi è questa donna?
(Quasi) cinque anni fa io e lei eravamo innamorate dello stesso uomo. (Non serve che vi dica che è lo stesso Mr. Big con cui tra un regno e un interregno ho passato gran parte dei miei ultimi cinque anni, appunto. Una storia che sembra un libro letto prendendo pagine a caso, senza una logica continuità temporale… ma ne abbiamo già parlato, no?) Ora, ci sono stati dei momenti in cui la mia storia e la sua si sono sovrapposte, formando la più classica delle figure geometriche che possa coinvolgere i due sessi. Considerata la mia altezza, una figura decisamente isoscele. Come potete immaginare, eravamo l’una per l’altra spaventosi fantasmi: nella cecità amorosa vedevamo nell’altra il nemico, come se lui non fosse stato l’unico responsabile delle proprie indecisioni.
Un (po’ più di un) anno fa, è successa una cosa che fa tanto pensare al film Il club delle prime mogli (molto carino, tra le altre cose). Io e lei ci siamo conosciute (galeotta fu la rete, e il blog di lui nello specifico). E… sorpresa sorpresa… non era affatto il mostro che credevo! Mi si è rivelata da subito per quello che veramente è: una donna vivace e frizzante, ricca di interessi e gioia di vivere, che per tanti versi (e non lo dico per vantarmi) mi assomiglia pure. Parlare ci ha aiutate a mettere insieme i pezzi del puzzle e forse anche a rimettere insieme alcuni pezzi di noi stesse. Così, dopo il mio ennesimo ritorno col Mr. Big di cui sopra, con definitiva chiusura (magari un giorno avrò voglia di scrivere due righe su quest’aggettivo) ecco che un giorno, tra un commento di Facebook e uno al blog, salta fuori l’idea di vederci. Come succede in una città grande e impegnata come questa, tra il dire e il fare c’è di mezzo l’agenda, così…
Giovedì sera ci siamo ritrovate finalmente faccia a faccia (io ho un po’ barato perché l’avevo già avvistata in passato all’università) a ridere e scherzare nella più disarmante e spontanea complicità. Lui ha occupato forse i primi dieci minuti del nostro primo appletini, mentre il resto della serata è stato tutto chiacchiere da donne e racconti vari. Cose che non c’è bisogno di riportare e che probabilmente nel chiudere un cerchio ne aprono un altro, che con il mondo degli uomini non ha niente a cui vedere. Quando l’ho vista attraversare la strada per andare verso la sua macchina, ho provato il moto di tenerezza che si sente per le persone con cui si ha uno speciale legame e ho ripensato a quello che mi ha detto all’inizio della serata. Sì, se le donne governassero il mondo sarebbe un mondo migliore.

Febbre a 90

Febbre a 90

Febbre a 90 di Nick Hornby, ed. Guanda

Avevo così tanta voglia di leggere Hornby che non mi importava che parlasse di calcio. Tanto per far capire il mio livello di dipendenza da questo scrittore. Ed è buffo che il libro parli proprio di fissazioni a una che è fissata con l’autore.

Tutta colpa di Alta fedeltà (e del momento in cui l’ho letto), continuo a ripetere. Ma il momento c’entra sempre, come ci fa capire lo stesso Nick, che rivede le radici della sua passione per il calcio nella ricerca di un terreno comune con il padre, da poco separato dalla madre, e di una scusa socialmente accettabile per manifestare la sua ansia e le sue pene.

Trovo buffo che la sua agente letteraria abbia voluto che lui esordisse con questo romanzo autobiografico e non con Alta fedeltà, che scrisse per primo. Questo è probabilmente il primo libro di Nick Hornby ad annoiarmi un po’ (non ero interessata a tutti quei calciatori e alla descrizione dei goal e alle retrocessioni e vittorie dell’Arsenal negli ultimi decenni), eppure è quello dal quale si può evincere meglio la ragione del suo successo. Nick Hornby sa fare di una passione qualunque (la musica, i libri o il calcio come in questo caso) una sottile filigrana attraverso la quale rivedere la vita e interpretarla. Fa delle cose che ama una metafora, salvo poi prendersi il lusso di dire che si tratta di una pessima metafora quando gli fa comodo. Tutto qui. E non è mica poco.

31 canzoni

31 canzoni31 Canzoni di Nick Hornby,Guanda
Alta fedeltà, oltre ad essere un romanzo che raccontava in maniera perfettamente disincantata e realistica la precarietà degli amori dei nostri tempi, era anche (e non sono certo la prima a dirlo) una appassionata e appassionante colonna sonora pop. Immagino sia per questa ragione che qualcuno abbia proposto al nostro Nick Hornby di scrivere 31 canzoni: “Hey Nick! Tu sei un appassionato di musica e un ottimo affabulatore, perché non ci scrivi una sorta di compilation di carta e ci racconti le ragioni delle tue scelte?
Se potessi parlarci, persino io gli chiederei di consigliarmi una bella compilation. Comunque, continuo a immaginare, Nick non si fa scappare l’occasione e accoglie l’idea con entusiasmo, pensando all’ennesimo libro sugli scaffali dei best seller. Purtroppo, però, le lune dell’ispirazione sono alterne e in questo libro manca la capacità di appassionare il lettore. C’è tutto: l’ironia, il gioco di riferimenti autobiografici e le strizzate d’occhio paracule al lettore. Eppure si arriva all’ultima pagina senza troppa voglia di immergersi nella musica e senza aver particolarmente sospirato o pianto o riso.
L’esperimento, per fortuna, gli è riuscito meglio qualche anno dopo, con i libri. Una vita da lettore è quello che 31 canzoni non era riuscito ad essere: autobiografico, stimolante, emozionante.

Per chi vuole ascoltare quello che piace a Nick, ecco la sorprendentemente eclettica Top of the Pops dello scrittore inglese, il quale riesce almeno a dimostrare quanto la musica pop/rock sia eterogenea:

  1. Your Love Is the Place Where I Come from – Teenage Fanclub
  2. Thunder Road – Bruce Springsteen
  3. I’m Like a Bird – Nelly Furtado
  4. Heartbreaker – Led Zeppelin
  5. One Man Guy – Rufus Wainwright
  6. Samba Pa Ti – Santana
  7. Mama You Been on My Mind – Rod Stewart
  8. Can You Please Crawl out Your Window? – Bob Dylan
  9. Rain – The Beatles
  10. You Had Time – Ani DiFranco
  11. I’ve Had It – Aimee Mann
  12. Born For Me – Paul Westerberg
  13. Frankie Teardrop – Suicide
  14. Ain’t That Enough – Teenage Fanclub
  15. First I Look at the Pursu – the J. Geils Band
  16. Smoke – Ben Folds Five
  17. A Minor Incident – Badly Drawn Boy
  18. Glorybound – The Bible
  19. Caravan – Van Morrison
  20. So I’ll Run – Butch Hancock e Marce LaCouture
  21. Puff the Magic Dragon – Gregory Isaacs
  22. Reasons to Be Cheerful, Part 3 – Ian Dury & the Blockheads
  23. The Calvary Cross – Richard e Linda Thompson
  24. Late for the Sky – Jackson Brownie
  25. Hey Self Defeater – Mark Mulcahy
  26. Needle in a Haystack – The Velvelettes
  27. Let’s Straighten It Out – O. V. Wright
  28. Royksopp’s Night Out – Royksopp
  29. Frontier Psychiatrist – The Avalanches
  30. No Fun/Push It – Soulwax
  31. Pissing in a River – The Patty Smith Group

Juliet, Naked: ancora un altra freccia dritta nel centro dell’obiettivo, grazie Nick!

Juliet, nakedJuliet, Naked di Nick Hornby, Penguin Italia
Torna il nostro Hornby e lo fa con una storia sulla maturità, sull’età della riflessione e dei bilanci esistenziali che va dai quaranta ai cinquant’anni (e qualcosa).
Questo romanzo intreccia le vicende di una coppia inglese ormai arrivata al capolinea e quelle di un uomo, Tucker Crowe, che è tutto un ex: ex-rockstar, ex-alcolista, ex-sciupafemmine, ex-marito. Guardarsi indietro può essere doloroso, specialmente quando si crede che la linea del tempo abbia più tacche dietro che davanti, specialmente quando si guarda al passato come a un irrimediabile spreco, ed è quello che fanno i tre protagonisti.
Juliet Naked è una storia colma di inevitabile amarezza, ed è impossibile non empatizzare con i personaggi – al di là dello specifico periodo della vita in cui ci si ritrova: Hornby è troppo astuto (troppo furbo…) per non essere universalmente comprensibile e la realtà dei suoi libri continua ad assomigliare in maniera pazzesca alla realtà in cui siamo immersi. Il finale aperto poi, così equivocabile, così indefinito, così vitale, sembra quasi un gioco metaletterario, visto che l’autore poche pagine prima afferma:

The truth about autobiographical songs, he realized, was that you had to make the present become the past, somehow: you had to take a feeling or a friend or a woman and turn whatever it was into something that was over, so that you could be definitive about it. You had to put it in a glass case and look at it and think about it until it gave up its meaning, and he’d managed to do that just about everybody he’d ever met or married or fathered. The truth about life was that nothing ever ended until you died, and even then you just left a whole bunch of unresolved narratives behind you.

Per la prima volta ho deciso di leggerlo in lingua originale, godendo non poco dell’esperimento. Se possibile la prosa di Hornby appare ancora più diretta, pur non essendo mai banale, ma al contrario particolarmente acuta e aguzza.

Una vita da lettore di Nick Hornby (piccola dichiarazione d’amore al mio nuovo scrittore preferito)

Una vita da lettoreUna vita da lettore di Nick Hornby, Guanda Con Nick Hornby mi trovo in uno strano imbarazzo. Mi piace sempre, non scrive nulla che io trovi noioso o che non mi tocchi in qualche modo. Decisamente, tra i contemporanei, è il mio scrittore preferito. Ogni recensione, quindi, dovrei cominciarla con: “Hornby riesce sempre a farmi ridere e piangere allo stesso tempo”. Non si può cominciare sempre così però. Ed ecco il mio imbarazzo: io ve lo ripeterei sempre, se fosse per me.

Fatta la dichiarazione d’amore per lo scrittore passiamo a questo libro. Da un libro di recensioni uno si aspetta recensioni, giusto? Non la vita, pulsante, le esperienze, i pensieri, le indignazioni, le emozioni. E invece Una vita da lettore è tutto questo. Hornby prende per mano il suo amico/lettore e lo accompagna attraverso le proprie letture come se gli mostrasse le stanze della sua casa. Davvero coinvolgente oltre che abbastanza istruttivo. Mentre leggevo ho segnato qualche libro, che forse finirà nella mia lista dei desideri e che, forse, leggerò un giorno.

Alta Fedeltà: un piccolo cult

Nick Hornby Alta fedeltà di Nick Hornby, Guanda

Ho appena finito di leggere Alta fedeltà, di Nick Hornby. Un libro che parla di un uomo che ha superato la trentina, ma non la paura di legarsi a una donna. Un libro scritto da un uomo, che denuda il punto di vista maschile, lasciando il fianco scoperto al lato femminile del protagonista: sentimentalismo, musica e lacrime sono esposti senza pudore. La superficialità esibita nasconde una capacità di entrare nell’essenza delle cose, di raccontare una situazione. Rob e Laura erano una coppia, finchè lei non lo lascia. Rob riflette sugli errori fatti, finché non scopre che lei ha un altro. Allora non fa altro che chiedersi se quest’altro scopi meglio di lui. E per ripicca, per reazione o, forse, solo perché lo spirito vitale è ancora danzante in lui, va a letto con un’altra donna. Niente di che. Poi Laura torna indietro. Rob e Laura tornano a stare insieme. Penultimo capitolo: lui si prende una cotta per una giornalista musicale incontrata per caso. Ultimo capitolo: Rob chiede a Laura di sposarlo e Laura non gli risponde di sì, ma lo ringrazia. Bello questo libro. Bello nel descrivere i sentimenti, gli alti e bassi, gli sbagli, le paure. E il lieto fine non è lieto, è solo fine. Anzi, non è nemmeno fine, è come dire: “riusciranno i nostri eroi?…”

Alta fedeltà: rimasticature letterarie accidentali

Alta fedeltàUno di quei libri che ti capitano in mano per caso, al momento giusto. E ti fanno aprire gli occhi, offrendoti, per così dire, una chiave per comprendere quello che accade nella tua vita. Tre anni e mezzo fa Alta fedeltà è entrato di prepotenza nella mia top 5 di libri preferiti e da allora il suo autore, Nick Hornby è diventato una sorta di guru letterario per me. Credo che come attestato di adorazione sia abbastanza. Ed ora, qualche assaggino:

Lingerie

Non mi sono mai ripreso dallo shock di scoprire che le donne fanno esattamente quello che facciamo noi: tengono il paio migliore  di slip per le sere in cui sanno che andranno a letto con qualcuno. Quando vivi con una donna, compaiono misteriosamente questi scarti dei grandi magazzini, scoloriti, sbrindellati e rimpiccioliti, stesi sui termosifoni di tutta casa; e i sogni lascivi che facevi da ragazzino, pregustando la maturità come l’epoca in cui saresti stato circondato da conturbante biancheria femminile per omnia saecula saecuolorum… vanno in cenere.
Parola di mamma
– Mamma, santoddio, ancora? Laura non si vuole sposare. Non è quel genere di ragazza lì. Come te lo devo dire? Adesso si usa così.
– Non so davvero come si usi adesso. So solo che tu incontri una donna, ci vai a vivere insieme, e lei se ne va. Incontri un’altra donna, ci vai a vivere insieme, e lei se ne va.
Colpito e affondato.
Amanti
Questo ricordo è davvero il peggio del peggio, chiunque al posto mio si ritroverebbe in un bagno di sudore freddo e appiccicaticcio: Laura e io lo sentivamo quando faceva l’amore.
Errori e bugie
Ma prima di esprimere un giudizio, benché sia probabile che ne abbiate già formulato uno, provate a scrivere le quattro cose peggiori che avete fatto voi al vostro partner, anche se – specie se – il vostro partner non ne sa niente.
Sapori e tradimenti
Io tenni duro perché, all’improvviso, proprio alla fine della storia con Rosie, mi scoprii di nuovo veramente attratto da Laura; era come se avessi avuto bisogno di Rosie per esaltare il sapore di Laura.
Fallimento
Ma perché nessuno scrive canzoni sul fatto che sia possibile fuggire e marcire? Perché nessuno dice che la fuga può risolversi in un buco nell’acqua, e puoi lasciare il sobborgo per la città, ma finire col fare lo stesso una scialba vita suburbana?
Canzoni sentimentali
Ho passato quasi trent’anni ad ascoltare canzoni sui cuori spezzati, e questo mi ha aiutato? No, mi ha fregato.
Il veleno dell’arte
Sembra quasi che se metti la musica (e i libri, probabilmente, e i film, e il teatro, e qualsiasi cosa procuri emozioni) al primo posto, non riuscirai mai a chiarire la tua vita amorosa, e non arriverai mai a considerarla come un prodotto finito. Ci troverai sempre qualcosa da ridire, starai sempre in subbuglio, e continuerai a criticare e a cercare di dipanare la matassa finché non va tutto a rotoli e devi ricominciare daccapo. Forse noi viviamo troppo protesi verso un apice, dico di noi che assorbiamo emozioni da mattina a sera, e di conseguenza non riusciamo mai a sentirci semplicemente contenti: noi dobbiamo essere o disperati, o al settimo cielo, e questi sono stati d’animo forse difficili da raggiungere in una relazione stabile e solida.
Sesso e amore
– Senti, Rob. È successo. Ed è stato un bene, per un sacco di motivi, perché noi non stavamo andando da nessuna parte, mentre adesso forse possiamo orientarci meglio. E se il sesso fantastico fosse una cosa così importante come pensi, e se io l’avessi provato, allora non saremmo qui a letto insieme. È questa è la mia ultima parola sull’argomento, ok?
– Ok.
Evoluzioni
– Ma secondo te non conta se non siamo più quelli che eravamo?
– Anzitutto, penso di dover mettere in chiaro una cosa: tu non ne hai nessuna colpa.
– Grazie tante.
– Tu sei esattamente lo stesso di prima. Da quando ti conosco, non sei cambiato di una virgola. Se abbiamo preso due strade diverse, sono io quella che ha imboccato un’altra via. Ma l’unica cosa che ho fatto è stato cambiare lavoro.
Fascino femminile
Le donne sbagliano quando si lamentano dell’immagine femminile diffusa dai media. Gli uomini capiscono benissimo che non tutte le donne hanno il petto della Bardot, il collo di Jamie Lee Curtis, o il fondo schiena di Felicity Kendall; e non ci badano. Ovviamente preferiremmo Kim Basinger a  Hattie Jacques, proprio come una donna preferirà Keanu Reeves a Bernard Manning, ma non conta troppo, quanto il livello di mortificazione. Abbiamo fatto in fretta a capire che le ragazze di James Bond non giravano dalle nostre parti, ma accettare che una donna non ti guarderà mai come Ursula Andress guardava Sean Connery, e nemmeno come Doris Day guardava Rock Hudson, è molto più difficile, per la stragrande maggioranza di noi. Nel mio caso, poi, non sono nemmeno sicuro di averlo mai accettato.