[RomaFilmFestival Day Zero] Niente red carpet per Penelope

Parte un po’ in sordina il festival romano: l’aspetto dell’Auditorium è ancora quello di un cantiere aperto e c’è poco spazio per il glamour. Preapertura poco pubblicizzata e senza red carpet con una star internazionale del calibro di Penelope Cruz accompagnata dal talentuoso e affascinante Emile Hirsch (Into the Wild) che, insieme ai coniugi Mazzantini-Castellitto, hanno dato vita a un doppio duetto.
Peccato averlo perso – il ritiro accrediti era già chiuso – ritenterò venerdì e spero di essere più fortunata! Domani ci sarà la vera e propria giornata inaugurale del Festival, con la presentazione di The Lady, film politicamente impegnato del francese Luc Besson. Le giornate più dense saranno comunque quelle del fine settimana (con strategico ponte), che culmineranno nella imperdibile lezione di James Wan (Saw) per una ormai classica notte horror.

Volver: la difficile strada verso casa

Penelope Cruz in VolverFrammenti di vita paesana, superstizioni e insinuazioni incorniciano Volver in una magia tipicamente ispanica. Lo snodarsi della trama, però, allontana il velo magico per scoperchiare segreti, perversioni e indicibili fatti di famiglia. Nella calda, appiccicosa nottata di ieri, non potendo dormire, ho rivisto questo film (che non parla di omosessuali) in cui Pedro Almodovar dipinge un universo dove gli uomini rappresentano il Male e solo alle donne è concessa la redenzione.
Raimunda è una Penelope Cruz più in forme del solito, materna e sensuale, fiera vittima che porta il carico di ogni vergogna. Raimunda a capo di un mondo di amazzoni, dal quale tutti gli uomini sono stati scartati con la più netta delle espulsioni. Uomini portatori di ogni colpa, viziosi, animali eccessivamente sessuati, che muoiono nel peccato. Con questa chiave di lettura si può intendere anche l’eloquente scena iniziale del film, con la pulizia delle tombe: “Quante vedove ci sono in questo paese!”Le donne di qui vivono di più degli uomini…”.
Con eleganza le trame di questo racconto si muovono a spirale, fino a ricongiungersi nel centro. Motti di spirito ed equivoci strappano qualche sorriso, pur mantenendo in sottofondo il suono sordo della tensione. La festa, la risata e il sotterfugio preparano il terreno per il finale: Raimunda si muove con forza e coraggio, ma la sua più grande prova sarà quella di affrontare il passato.
Volver significa tornare. Ritorno, ricordo, perdono. La confessione e la comprensione tra Raimunda e sua madre (madre che non vede, che non sa) avviene quando lo spettatore ha già unito tutti i fili e ha intuito l’ombra cupa del passato. Non è una spiegazione, ma un’epifania emotiva: lo spettatore porta con sé la sua drammatica certezza, ma solo in quel momento la sua cognizione si scioglie in pena, dolore, tenerezza.
Si potrebbe ancora dire molto sulla scelta delle inquadrature, sulla macchina da presa, posizionata talvolta sopra le teste dei protagonisti, sulla fotografia che alterna sporcizia e pulizia, ombre e luci nette che ritagliano con il coltello i colori vivaci. Si potrebbe dire sulla prova degli attori e sulla colonna sonora… Ma non aggiungo nient’altro, perché è così che ho deciso di parlare di questo film: una storia di femminilità e coraggio, di madri e figlie.

Indicazioni terapeutiche: stimola la catarsi emotiva ed è un valido aiuto per ricordare l’importanza e il peso del passato.

Gli abbracci spezzati: il metacinema autoreferenziale di Almodovar

Gli abbracci spezzatiGli abbracci spezzati è costruito intorno al metacinema e a un florilegio di citazioni, intellettualismi e autocompiacimenti. Quel che ne risulta è un film appesantito dalle sue stesse pretese. Dopo aver attraversato diversi generi e registri ed avere raccontato con personalissima intensità passioni e sentimenti, Pedro Almodovar dirige una pellicola che è soprattutto un esercizio stilistico cui manca l’anima.

La storia si sviluppa su diversi livelli e abita in due tempi diversi: il presente, in cui lo scrittore ed ex regista Harry Caine (Lluís Homar), pseudonimo di Mateo Blanco, vive immerso nella cecità dovuta a un incidente automobilistico; il passato che lo aveva visto coinvolto in un triangolo amoroso, unito all’affascinante attrice Lena (Penelope Cruz) e contrapposto al ricco imprenditore Ernest Martel (José Luis Gómez). Parallelamente alle immagini del passato, che Harry/Mateo racconta e rivive, scorrono quelle della commedia che lui stesso stava girando in quegli anni, “Ragazze e valigie” – che per ammissione dello stesso Almodovar si ispira al suo Donne sull’orlo di una crisi di nervi – e quelle del making of del film, che Martel aveva fatto realizzare a suo figlio come disperato tentativo di sorvegliare Lena. Il cinema funge da pretesto narrativo e al contempo da cornice metanarrativa. […]

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Indicazioni terapeutiche: fortemente indicato per curare l’intellettualismo radical-chic degli amanti delle citazioni, è possibile intensificare gli effetti terapeutici con la proiezione delle scene degli abbracci spezzati intervallante dalle opere di riferimento dell’autore, in casi particolarmente gravi si può ricorrere al commento di Marzullo. In piccole dosi favorisce il sonno.