The day after #PoliticsTTT: appunti, ringraziamenti e cose così

Tra chi attendeva gli esiti elettorali e chi attendeva di sapere chi sarebbe stato il nuovo Papa, personalmente il day after che temevo di più era proprio questo. Ieri, a circa un mese dalle politiche 2013 si è svolto l’aperitivo digitale #PoliticsTTT, a Roma, Milano, Genova, Bologna, Lecce e Corato (BA).

Il mio terzo aperitivo con quelli del SociaLab TTT e il secondo al quale partecipo come collaboratrice ed è stato per noi una prova del nove: Sara (con me nella foto in basso) è entrata a far parte della squadra, abbiamo scelto una nuova location, abbiamo affinato la formula grazie ai suggerimenti dei partecipanti all’evento precedente.

PoliticsTTT alla CAE (ROMA)

Un collage di foto dell’evento. Grazie a Valentina Cinelli per aver fotografato l’ingombrante bacchetta tweet e a Davide Arnesano per avermi fotografata con Sara di Pietrantonio

La location della Città dell’Altra Economia, oltre a dare all’evento una certa aura radical chic, ci ha regalato un’atmosfera accogliente e allo stesso tempo professionale e, cosa di non poco conto, ha permesso un’organizzazione perfetta dal punto di vista strettamente logistico.

La scommessa sul tema della politica, vista attraverso le lenti dei social media, era un’arma a doppio taglio: si tratta dell’argomento che, per eccellenza, è di interesse collettivo, ma si tratta anche di un tema scomodo, che facilmente sobilla gli animi e il rischio di passare dall’osservazione del fenomeno da un punto di vista professionale al dibattito politico era dietro l’angolo.

Siamo riusciti a parlarne con il giusto distacco, ma senza cadere nel baratro della noia. Questa volta, più che a far emergere strumenti di diretta utilità professionale, com’era già accaduto a #EventsTTT, ci siamo focalizzati sull’analisi della politica sui social media, grazie alla presenza di due ospiti che, ciascuno a suo modo, cercano di facilitare il contatto tra cittadini e politica attraverso il web social. Alessio Biancalana che ha parlato del progetto #TwitAntonio di Spaghetti Open Data e Vittorio Smaldore di OpenPolis, che ha portato l’app Voi Siete Qui, si sono presentati come osservatori privilegiati del fenomeno dell’esplosione della politica sui social media. Una prospettiva di osservazione un po’ diversa, quella satirica dei cinque autori di Acido Lattico e di Lercio che sono stati con noi: Alfonso Biondi, Aldo Benassi, Eddie Settembrini, Giuseppe Coppola e Daniele Rielli, fuoriusciti della palestra di Luttazzi, hanno regalato alla serata il punto di vista scanzonato di chi fa ridere e riflettere allo stesso tempo (e con i comici al governo, il punto di vista della satira è quanto mai illuminante).

Detto questo ci è venuta fame ed è per questo che il prossimo veneto sarà molto pesante, a livello calorico nonché lipidico: siamo pronti a presentarsi, in data da definirsi intorno a fine maggio, l’evento su social media e cibo #FoodTTT. Iniziate a seguirci:

Twitter: https://twitter.com/socialabTTT

Facebook: https://www.facebook.com/socialabTTT

Youtube: http://www.youtube.com/user/SocialabTTT

Linkedin: http://www.linkedin.com/company/2650280

Google+: https://plus.google.com/u/0/112394999013018278353

Instagram: http://instagram.com/socialabttt/

E adesso, come fanno le primedonne quando vincono qualcosa, pur essendo l’anti-primadonna e non avendo vinto niente, ho davvero voglia di ringraziare quelli che sono stati con me in quest’avventura: tutti i ragazzi dell’associazione che ogni due mesi rendono possibile questa impresa collettiva e cross-urbana, ma soprattutto il team romano con cui lavorare è più un onore che un onere, tutti i partecipanti che vengono ad animare i nostri eventi e li fanno funzionare davvero, tutti gli ospiti che di volta in volta si prestano a questa piccola arena pubblica.

Tra i tanti indicatori di il successo dell’evento, io ne prediligo uno: il numero di persone che vanno via col sorriso sulle labbra sono la misura di una serata ben riuscita.

#PoliticsTTT: politica & social media, ne parliamo mangiando Jenuino

PoliticsTTT: locandina

#PoliticsTTT: Social Media e Comunicazione Politica

C’era Monti col suo cagnolino in braccio e Bersani che grazie a qualche ironico buontempone in braccio teneva un piccolo leopardo. C’era Beppe Grillo a decantare una democrazia fatta di persone, tramite un blog che porta solo il suo nome. C’era chi guardava alla social media analysis come un antico oracolo avrebbe scrutato nelle viscere di un gatto morto e c’è stato chi poi ha scritto che bisogna ancora affinare gli strumenti di ricerca.

Con le elezioni 2013, la politica è esplosa sui social media tra meme, fail e tentativi più o meno goffi da parte dei candidati di presidiare l’universo dei social network. Ancora oggi, a un mesetto dalle elezioni, l’agitazione social in merito agli eventi e ai personaggi della politica italiana sembra particolarmente resistente: basti vedere il traffico determinato dai post sul sudetto Grillo su blog che fino all’altro ieri non si occupavano di politica.

Non è un caso se è proprio il rapporto tra comunicazione politica e social media sarà al centro del prossimo aperitivo del SociaLab TTT: il #PoliticsTTT si svolgerà contemporaneamente in sei diverse città e sarà visibile anche in streaming grazie alla tecnologia di Enter.

A Roma avremo il piacere di discutere l’argomento in una nuova, spaziosa e suggestiva location, la Città dell’Altra Economia. Con noi ci saranno due ospiti che sapranno darci interessanti chiavi di lettura relative al rapporto tra politica, cittadini e social media.

Alessio Biancalana di Spaghetti Open Data, che verrà a raccontarci #TwitAntonio un’applicazione web per mettere in contatto cittadini e candidati parlamentari durante le politiche 2013.

Vincenzo Smaldore di OpenPolis per il progetto Voi Siete Qui un test politico basato sul web per aiutare i cittadini ad orientarsi rispetto ai programmi politici. 

E come ciliegina su una torta già ghiotta, abbiamo l’aperitivo a KM 0 di Jenuino. 

Un po’ di link per non perderci di vista:

#PoliticsTTT a Roma, Milano, Genova, Bologna, Lecce e Corato. 

Per restare aggiornatissimi seguite l’hashtag su Twitter: #PoliticsTTT.

Per vedere in diretta streaming una delle sei città in cui si svolge l’evento (o tutte a turno), seguiteci su Enter.

Ma, soprattutto, se volete venire a trovarci iscrivetevi qui!

Con chi bazzica la capitale, ci vediamo sabato 23 marzo, alle 18:30, Città dell’Altra Economia, zona Testaccio.

Indignati e violentati: testimonianze dai social network

Questo post nasce, come quello di sabato sera, da un moto di indignazione, dalla volontà di capire, dalla triste incredulità rispetto a quello che è accaduto appena sotto casa. Nasce come la raccolta di alcune delle impressioni e riflessioni a caldo raccolte sui social network. Da quelli che c’erano e hanno manifestato in maniera pacifica, da quelli che non sono scesi in piazza, ma si sentono indignati comunque, da quelli che hanno molte domande da insinuare.
Come ho già detto, io alla manifestazione non sono andata. Quando ho capito cosa stava succedendo mi sono attaccata ai giornali online e ai social network ad assorbire un flusso misto di informazioni, pregiudizi e quelle che sembravano cronache di guerra o, almeno, di guerriglia urbana. Se è vero che un’immagine vale mille parole, una delle prime cose a colpirmi sabato è stata questa foto, accompagnata dal commento di Chiara Chiusolo:
Era più o meno questa l’idea che avevo della manifestazione… e che abbiamo ottenuto adesso??? Una beneamata FAVA!!!
Indignados
Perché indignati? Non sono tanto le banche il primo obiettivo degli indignati italiani, quanto il precariato economico che diventa esistenziale. Il lavoro – che va e viene – è la prima etichetta distintiva con cui ciascuno degli indignati che ho intervistato sceglie di presentarsi: non è un caso.

Ho quasi 27 anni ed un lavoro precario. Se alle tre e mezza di questo lunedi pomeriggio sono davanti al pc, non è (solo) per mia scelta. Passo i tempo ad assicurarmi che il cellulare prenda bene, in attesa del mio prossimo contratto e pregando perchè la mia unica alternativa non sia fare le valige e tornare nella città da cui sono partita. Il mio uomo, liberoprofessionistaprecario, è (miracolosamente) al lavoro… ultimamente parliamo spesso della possibilità o meno di andare a vivere insieme. Che bello eh? E se un giorno la nostra sorte precaria ci facesse ritrovare con le pezze lì dove non splende il sole, come la mettiamo??? Quante inutili speranze nutrite nella manifestazione di sabato!!! E più che semplicemente “indignata”, sono indignata per gli indignati… nel senso che, Signore e Signori della Corte, siamo noi lo stramaledetto motore di questa nazione in coma farmacologico. Siamo operai, panettieri, agricoltori, commessi e quant’altro.

Abbiamo noi il coltello dalla parte del manico, abbiamo il sacrosanto diritto e il dovere morale di paralizzarlo, questo Paese: incrociamo tutti le braccia, all’unisono e facciamolo ad oltranza, finchè l’indignazione tacita ed incisiva non arrivi al cervello di chi tiene i nostri fili, e strappi via i tappi dalle orecchie di quelli che non prestano attenzione a nulla se non a ciò che tintinni come moneta sonante! Per quanto la musica, gli striscioni colorati e una bella giornata di sole siano una gran bella coreografia, una sfilata nel centro storico non cambia la storia. Sono anni che abbiamo toccato il fondo, eravamo tutti in attesa della naturale risalita. Ed invece ci siamo rivelati delle ottime talpe!

Vogliamo tutti un futuro, vogliamo poter sognare e fare programmi a breve e lungo termine. Minimo comun denominatore che dovrebbe si portarci tutti in piazza, ma anche ai palazzi del potere il giorno dopo, e altrove il giorno seguente. La cronaca di un corteo annunciato, da sola, serve a ben poco.

Chiara Chiusolo

Mi chiamo Stefano, 37 anni, trascorsi da precario dell’informazione cinematografica, come a dire “nessun presente” (citando Giorgio Canali) e un futuro improbabile. Coabito ancora con genitori coi quali il rapporto è a dir poco problematico, perché i miei compensi incerti e sporadici non sarebbero sufficienti ad affittare la botte di Diogene il Cinico. Sono completamente scettico, rispetto all’idea che la situazione mia e dei miei simili possa migliorare, senza che si dia inizio a una rivoluzione sociale di portata mondiale. Sono comunista, per cui i motivi che mi hanno portato ad aderire alla manifestazione vanno al di là dell’indignazione individuale, che pure è forte. Movimenti come quello degli “Indignados” partono da un disagio reale, concreto, ma non hanno spesso una guida forte, sicura, che gli consenta di incanalare l’energia e la rabbia in un progetto rivoluzionario pienamente consapevole. Da circa due anni milito in un partito di orientamento trotskista, lì ho imparato in sostanza che “ogni lasciata è persa”: nel senso che bisogna “fare entrismo”, ovvero entrare con le nostre ridotte forze (in un’epoca che vede trionfare i poteri internazionali e locali più reazionari, vessatori e opprimenti) in ogni movimento che si proponga come contrario agli abomini del sistema capitalista, per cercare di spingerne gli affiliati verso una protesta ancora più radicale. 

Stefano aka Darth Steve

Fondamentalmente penso di dover lavorare per vivere e che la mia vita non debba essere il lavoro mentre le attuali politiche spingono a precarizzare più possibile il lavoro in modo da evitare che un lavoratore possa, nella vita, fare altro che lavorare, possibilmente alle condizioni peggiori possibile. va da sè che, a utilità terminata, crepi, visto che le pensioni non sono previste in questo sistema. quindi ben vengano i contratti rinegoziabili, i licenziamenti facili, i tagli al welfare, all’istruzione, alla sanità. purchè pubbliche, eh; le private, accessibili a pochi, vengono invece potenziate di conseguenza. beh, onestamente, tutto questo mi fa schifo ANCHE se è possibile che io mi trovi nella categoria di persone “non del tutto sfruttate”. e, se un branco di piccoli ometti pagati per essere rappresentanti delle nostre richieste crede di essere diventata un’oligarchia assoluta, beh, mi assicurerò personalmente che l’equivalente moderno della ghigliottina del 1789 francese sia loro chiaro presagio del futuro prossimo.

Davide aka Sarcastic Ogre

Che idea vi siete fatti dei black bloc?

Ci sono molte domande che mi ronzano in testa da sabato: chi sono questi black bloc e cosa vogliono? Seguono un’ideologia e degli obiettivi politici oppure sono solo degli spaccatutto, delle “Bombe di distrazione di massa“, come ha efficacemente sintetizzato il mio amico Francesco (aka Ciccio)? Perché al termine di ogni manifestazione non emergono mai i nomi, perché sembra sempre che siano inarrestabili, letteralmente? L‘intervista su Repubblica non è bastata a colmare i miei dubbi, al contrario. L’intervistato è elusivo e vago: il giornalista che ha scelto il titolo Il black bloc svela i piani di guerra” commette il solito reato di sensazionalismo.

Black cops. h14.20 inizio degli scontri, h21.19 nessuna notizia di arresti.

Alessandro Gambino

Indignata con i black bloc: da pacifico corteo di contestazione a un campo di battaglia… anche questo è un bavaglio…  […] Non mi spiego come solo 3 camionette abbiano cercato di fermare dei teppisti allo sbaraglio. Io ero a San Giovanni e vi assicuro che o non erano organizzati o la volontà di fermarli non c’era

Marilena Vinci

Venerdì in via Nazionale c’era un presidio di un’ottantina di soggetti in preparazione della manifestazione di sabato. Tutta via Nazionale, dall’inizio alla fine era piena di camionette. Ai limiti dell’assurdo. E poi, sabato, con una manifestazione di 150.000 persone ed oltre nessuno è stato in grado di evitare quello che è successo? Tutti i poliziotti che per una settimana c’è mancato poco che me li ritrovavo pure a casa, sabato dove stavano? Io non riesco a credere che non era tutto previsto, scusatemi. Manifestanti o non manifestanti, pagati o non pagati, idioti o non idioti noi a manifestare pacificamente eravamo di più e questo DEVE arrivare all’opinione pubblica.

Roberta Rosatone

pur non avendone la certezza, continuo a pensare che a) siano infiltrati; b) siano effettivamente violenti paralleli al movimento “tollerati” dalle “forze dell’ordine” affinchè creino il casus belli per disordini.

una manifestazione, pur essendo nella patria della gente che crede + a minzolini che a ciò che avviene sotto la propria finestra, se è pacifica, almeno la gente pensa “beh, guarda quanti giovani, tutti colorati”; se è violenta penserà, invece “oh, no, la mia macchina parcheggiata qua sotto”.

Davide aka Sarcastic Ogre

Sono convinto che insieme a qualche testa calda ci fossero diversi agenti infiltrati, con disposizioni ben precise atte a screditare, con un ricorso insensato alla violenza, l’intera manifestazione. Mi sono tornati in mente gli analoghi inganni proposti, nell’ambito del solito e ormai prevedibile “terrorismo di stato”, a Genova nel 2001, dove il fantomatico “black bloc” fu un pretesto usato ad arte per poter massacrare indiscriminatamente tutti gli altri manifestanti, tranne loro. Così come mi è tornata in mente la cupa ironia di una canzone, del già citato Giorgio Canali: “L’uomo della digos travestito di nero / lancia sassi, urla slogan, sembra quasi vero / talmente vero che poi prende e porta a casa / le manganellate del collega in divisa / sfortunate coincidenze / malaugurate circostanze / esiti imprevedibili…” 

Stefano aka Darth Steve

Per chiudere, mi permetto di citare un’amara considerazione twittera di Stefano Epifani:

950 città in protesta. Solo una in rivolta. Il sintomo sinistro che proprio in quella non avverrà la rivoluzione.

Io, adesso, mi sento ancora più indignata. E voi?

We are the 1%
Oggi non mi sono unita al corteo degli indignati a Roma. Non perché non ne condivida le motivazioni, ma per una serie di ragioni sulle quali non mi soffermerò, non ultimo il fatto di essere totalmente incapace di credere che le cose possano davvero cambiare e che il cambiamento possa nascere dal basso. So bene che un atteggiamento passivo si presta a mille critiche, ma dopo gli avvenimenti di questo pomeriggio anche io vorrei dire la mia opinione, per quel – poco, pochissimo – che vale.
Dalla mia comoda postazione domestica ho seguito sui social media e sul web la folle degenerazione della protesta a Roma. All’improvviso mi sono sentita coinvolta, all’improvviso mi sono sentita vicinissima a tutte le persone che erano scese in piazza per manifestare pacificamente e si sono trovate nel bel mezzo della guerriglia urbana. Soprattutto ho sentito – e sento ancora – il bisogno di capire. Vorrei sapere come mai su quasi 1.000 città coinvolte in 82 Paesi diversi solo a Roma la protesta si sia trasformata in guerriglia urbana.
Vorrei sapere se sia colpa di un governo che non sa mantenere la sicurezza, vorrei sapere chi sono davvero i black bloc e di chi fanno gli interessi, vorrei sapere se questo macello fosse davvero prevedibile come dicono alcuni col senno di poi. Ancora una volta, mi vergogno e sono amareggiata per questa povera Italia. Il vero peccato è che le violenze rischiano di appannare le vere motivazioni alla base dell’indignazione. Il 15 ottobre non è stato un’altra Genova 2001. Il 15 ottobre 2011 è stato il giorno in cui in tutto il mondo persone che hanno ancora a cuore il futuro e la democrazia, si sono sollevate contro l’abuso dei poteri. Date un’occhiata ai punti programmatici degli indignati:

  1. Contro l’austerità come soluzione della crisi;
  2. Contro il precariato materiale ed esistenziale;
  3. Per la libera circolazione della conoscenza attraverso le reti;
  4. Per la libera circolazione delle persone, perché siamo tutti migranti e tutti cittadini;
  5. Per un nuovo modello democratico, realmente rappresentativo.
Per decidere di alzarsi e seguire gli indignati non c’è bisogno di essere poveri, giovani o precari. Provate a leggere le testimonianze di alcuni privilegiati che chiedono per sé più tasse, un punto di vista decisamente inusuale: we are the 1 percent, we stand with the 99 percent.

 

Era oggi – In nome del popolo italiano

In nome del popolo italianoRoma, primi anni Settanta. Muore in circostanze misteriose una giovanissima escort – be’ questa parola allora non era comune quanto oggi: nel film si usano una serie sinonimi con varie sfumature, dalle più oscure perifrasi fino a un chiaro e trasparente “mignotta”. Un magistrato scopre che tra i clienti della ragazza c’è un importante imprenditore, corrotto e marcio fino al midollo, e indaga sul suo conto. Il film è In nome del popolo Italiano di Dino Risi, interpretato da due giganti del calbro Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, e scritto dalla folgorante penna di Age & Scarpelli (I soliti ignoti, I mostri). Erano tempi d’oro per il nostro cinema: correva l’anno 1971. Dai genitori che lasciano che la loro figlia si prostituisca per il proprio benessere economico alle agenzie di “PR” che in realtà sfruttano la prostituzione, dai festini trash con donne vestite da meretrici e uomini in costume da gladiatore ai magistrati che vengono accusati di pregiudizio ideologico… non vi ricorda niente questa storia?
La nostra “mignotta” non muore, perché questo è il Paese della commedia e non del dramma. Un po’ più Natale con la casta che Gomorra, per intenderci: Ruby potrebbe essere presto protagonista di un reality britannico. A parte questo i personaggi del film In nome del popolo italiano sembrano presi dalle cronache di questo 2011. E non solo: certe battute sono tanto predittive da lasciare senza parole. Forse Dino Risi aveva consultato un indovino? O più semplicemente l’Italia e gli italiani erano e sono sempre gli stessi? Di solito i post di questa rubrichetta riguardano piccoli grandi eventi della mia vita privata visti attraverso una filigrana cinematografica. Questa volta è diverso, perché non sono l’unica a vivere in un film a quanto pare. Ci siamo tutti quanti.
A partire da Berlusconi e dalle sue amichette, Ruby in testa, fino ad arrivare al cosiddetto popolo italiano. Un popolo unito solo davanti ad una partita della nazionale; di poeti, santi, navigatori, ma oramai soprattutto di traffichini e cafoni. E peggio ancora: di indifferenti e disinteressati. Dove indifferenza e disinteresse sono il terreno di coltura per i soprusi, le furberie e la politica fatta a forza di magheggi e accordi presi in una camera da pranzo, quando non da letto. Mancava solo che Lorenzo Santenocito/Vittorio Gassman entrasse in politica per proteggersi dalla magistratura di sinistra… ma questo, mi sa, lo vedremo nella prossima puntata.
Come diceva Tomasi di Lampedusa: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi“. A quanto pare, questo burattino a forma di stivale riesce a mantenersi sempre fedele al medesimo paradosso.