Questa Storia – Note a margine del testo

Questa storia di Alessandro Baricco

Lo so, Questa storia di Baricco non è più un romanzo nuovo, ma questa immagine mi sembrava suggestiva con l’auto, le ruote, l’erba

Quando amo uno scrittore lo consumo fino all’ultima riga che ha scritto per sbaglio dietro uno scontrino mentre faceva la fila alla posta, è risaputo.

Amo Alessandro Baricco, per il suo stile, per le cose che dice, forse addirittura per una certa vanità autocompiaciuta di cui adorna parole e gesti e che lo rende antipatico a molti. Anche questo è risaputo.

Che poi mi vergognassi a pubblicare la terza recensione di Baricco in meno di un anno, questo non lo sa nessuno, ma alla fine che male c’è a confessare di essere monomaniacali? Sono, alla fine, una donna che da dimostrazione di saper essere fedele.

Così, dopo Mr. Gwyn (che ha degnamente aperto il mio 2012 letterario) ed Emmaus (che mi sono sforzata di non capire, anche se qualche volta mi ha fatta inciampare su me stessa), devo ammettere di aver passato un po’ di tempo con Questa Storia e di aver ricavato da questo libro un intero sciame di suggestioni che continuano, dopo alcuni mesi, a ronzarmi in testa. Così, in differita, ho deciso di raccogliere alcune note a margine.

Nota numero uno: “quanto suo padre gli aveva insegnato dell’essere padri”

Io non so che padre abbia avuto Baricco o che strade abbia percorso quando era ragazzino, ma questa frase sembra il ritratto di mio padre, del rapporto che avevo con lui da bambina e del modo in cui mi ha fatta crescere. O forse, meglio, ha lasciato che crescessi a fianco a lui.

In quella severità, e in quell’assenza totale di dubbi, vi era quanto suo padre gli aveva insegnato dell’essere padri: che è saper camminare, senza mai voltarsi. Camminare il passo lungo degli adulti, senza pietà, ma un passo limpido e regolare, perché tuo figlio possa capirlo e starci attaccato, nonostante il suo passo bambino. E farlo senza mai voltarsi, se ne avrai la forza: perché lui sappia che non si perderà, e che camminare insieme è un destino di cui non bisogna mai dubitare, giacché è scritto nella terra.

Mio padre era così quando ero piccola. Nuotava al largo e lasciava che lo seguissi, senza invitarmi a farlo e senza nemmeno dirmi di andare via quando l’acqua era troppo alta. Io annaspavo verso di lui perché erano i soli momenti esclusivamente nostri, e lui nemmeno si girava a guardarmi. Ero piccola e goffa e per forza di cose restavo indietro. Più di una volta, a dirla tutta, ho rischiato di morire affogata. Non è che mio padre fosse distratto o egoista, non è che fosse incosciente come gli gridò una volta una sconosciuta sulla spiaggia affollata, solo, si aspettava che io gli stessi dietro senza bisogno di controllare. E alla fine, io per non morire ho imparato a nuotare.

Nota numero due: “Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando”

Per tutte quelle volte in cui ho desiderato di tuffarmi nel passato, per tutte quelle volte in cui mi sono seduta sulal sponda del fiume e ho aspettato che venisse il mio momento. Per questo momento, in cui non devo accettare di fermarmi con l’alibi dell’attesa e del ricordo.

Questa è forse l’idea che con più forza mi ha colpita.

Mi ha detto che secondo lui la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo in una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana.

Nota numero tre: “Se ami qualcuno che ti ama, non smascherare mai i suoi sogni. Il più grande, e illogico, sei tu.”

E qui non c’è niente da aggiungere. Questa è da tenere a mente e basta.