We Want Sex: ovvero, potere alle eroine operaie

We want sex
L’adattamento italiano del titolo Made in Dagenham è furbetto anziché no. Qualcuno potrebbe domandarsi cosa abbia a che vedere col film. Un pretesto c’è, in effetti. A un certo punto le eroine della fabbrica Ford sollevano un cartello che porta la scritta “We want Sex Equality“, ma non lo srotolano del tutto, così manca proprio la parola Equality – lasciando spazio a malintesi e risate divertite.
Quella che era una piccola gag diventa l’ispirazione per il titolo ammiccante con cui la commedia sociale diretta da Nigel Cole è stata presentata al Festival Internazionale del Film di Roma e sarà distribuita in tutte le sale dal 3 dicembre.
Il soggetto del film è la lotta delle operaie inglesi della fabbrica di Dagenham per ottenere la parità retributiva rispetto agli uomini. Lotta che inizialmente sembra una penosa guerra contro i mulini a vento, ma che viene condotta con la consapevolezza che questo sia un grande passo per il superamento dei paternalismi di stampo maschilista nella società industriale. Buffo, riflessivo, fresco, intelligente, emozionante e grintoso, il film assomiglia alla protagonista del film, Rita O’ Grady, che guidò la rivolta delle operaie alla fine degli anni Sessanta.

Un inno allo women power, ma anche una ironia sagace verso le ipocrisie della società occidentale. Capace di suscitare partecipazione, indignazione, orgoglio femminile/femminista e tutto un groviglio di sensazioni viscerali, è retto con eleganza sbarazzina da Sally Hawkins, che interpreta la protagonista, eroina quasi per caso, che risponde con coraggio e determinazione alla chiamata iniziale. Viaggio dell’eroe in piena regola, il film ha la capacità di mostrare un tema per certi versi drammatico con un gradevole e sagace umorismo britannico.
Indicazioni terapeutiche: una cura motivazionale per tutte le donne che rischiano di perdere la fiducia nel proprio potere e al contempo un antidoto contro il maschilismo sfrontato e reazionario.