A Christmas Carol: il talento di Zemeckis con ripieno Disney

A Christmas CarolIl Canto di Natale di Charles Dickens è una delle più classiche storie delle feste ed ha avuto svariate trasposizioni cinematografiche, più o meno fedeli all’originale. Tra le altre ricordiamo, sempre in casa Disney, Il canto di Natale di Topolino di Burny Mattinson (1983) in cui Paperon De Paperoni era un adorabile Scrooge.
Robert Zemeckis, dietro la macchina da presa di questa ennesima versione, si propone di portare sullo schermo il vero spirito della favola: «È la migliore storia di viaggi sul tempo mai scritta» afferma il regista, che di viaggi nel tempo se ne intende, «e io volevo realizzare il film nel modo in cui ritengo fosse stato originariamente concepito dall’autore». In effetti i dialoghi, la scenografia, l’ambientazione sono realizzati nel segno della filologia rispetto al racconto dickensiano. Non c’è niente di più che la solita vecchia storia: Ebenezer Scrooge (cui presta voce e movenze il grande caratterista Jim Carrey) è un uomo avido e arido, fino a che non viene costretto dai fantasmi del Natale passato, presente e futuro ad affrontare il senso della vita e a rivalutare la propria condotta. È una storia archetipica sulla redenzione di un individuo, capace di far riflettere e sorridere gli spettatori di qualunque età.
Ho scritto questa recensione per Cineclick: vai a leggere la seconda parte.
Indicazioni terapeutiche: l’innovativa composizione chimica di tradizione e prodigi tecnici, brillantemente realizzata da Robert Zemeckis, ne fa un ottimo antidoto contro la nostalgia dell’infanzia, specialmente per un pubblico al di sopra dei dodici anni.