[Diario dal Festival del Cinema di Roma] Hysteria: il vibratore e altre storie d’amore

Oggi ho finalmente dismesso i panni della stressatissima markettara per indossare quelli della stressatissima critica cinematografica in full immersion festivaliera.
Doppia razione di caffeina e non solo sono riuscita a farmi lo spettacolo delle 22:30 senza abioccarmi (e dato che la scorsa notte ho dormito per circa quattro ore e mezza è stato un risultato notevole), ma al momento mi sento persino sufficientemente insonne per poter scrivere la prima recensione/resoconto del Festival Internazionale del Cinema di Roma, sesta edizione. Avendo saltato la preapertura con la Cruz, Hirsh e la famiglia Castellitto e l’apertura dominata da un Luc Besson politicamente impegnato che mi dicono essere stato notevole e dalla presentazione del Tin Tin spilberghiano, sono passata direttamente al pruriginoso dolce, con una commedia romantica che parla dell’invenzione del vibratore.
Hysteria
Sissignore, nell’Inghilterra del 1880 il medico (e questa è una storia vera… sul serio) Mortimer Granville (interpretato da Hugh Dancy, che io ricordo per il piccolo e delizioso film Adam) inventa il vibratore quasi per caso allo scopo di curare l’isteria femminile.  Lo so, credevate che il vibratore fosse più recente o, quantomeno, che ci fossimo contenute almeno fino all’invenzione, non so, dell’aspirapolvere: con tutti gli elettrodomestici utili in casa ti pare che il vibratore fosse così urgente da brevettare? Pare proprio di sì.
Tanya Wexler, regista donna che finora ha estremamente centellinato i suoi lavori, deve aver pensato che la storia offrisse spunti di riflessione interessanti, oltre che divertenti. Così l’invenzione del primo giocattolo erotico elettrico diventa il pretesto per una commedia romantica, ma anche per ragionare sul ruolo della donna nella società vittoriana e non solo. Divertente e mai sboccata, intelligente e irriverente con un tocco molto british, la commedia  gioca sul filo dell’esplicitazione di una sessualità repressa e dell’ambiguità sessuale.
Risplende, con eleganza e fascino, l’attrice protagonista Maggie Gyllenhaal, nei panni di una suffragetta orgogliosa e ribelle, che porta avanti con fermezza battaglie sociali ben più urgenti dei pruriti vaginali delle insoddisfatte e isteriche mogliettine (o vedove) britanniche. Assolutamente da vedere!