Verso il mare…

VillasimiusEccomi di nuovo con la valigia in mano (due, nella fattispecie). Agosto segna ogni anno una pausa. Spesso l’unica pausa lunga. Agosto.
Un punto e a capo. Un punto per raccontare a me stessa che in quest’anno tra le tante cose che sono cambiate, qualcosa devo averla pur imparata. Un punto per dire a me stessa che no, non sono tornata indietro nel tempo, anche se a cacciare certi fantasmi ho impiegato anni, tanto che non so più distinguere tra il tempo felice e quello passato a sfacchinare tra le macerie. Un punto per dire a me stessa che no, ventisette anni non sono l’ultima fermata. Semmai sono il porto da cui partire.
Fanculo, un punto per dire a me stessa che questo non è un post malinconico. Questo è il post di una donna che, comunque vada, ovunque si trovi, ogni tanto prova una saudade che sembra latinoamericana, invece è solo mal di Sardegna: il bisogno fisiologico di tornare al principio, la voglia di lasciar andare il corpo, il tempo, la rabbia e i desideri dentro il mare – che è immenso e non chiede mai nulla.
Questo blog chiude per ferie, più o meno. Forse ogni tanto sentirò l’esigenza di tornare qui e lasciare un segno, un pensiero, una perla marina. In quei casi mi siederò a scrivere in costume e ciabattine, ancora sporca di sabbia, con un mojito in mano e tutta un’altra musica in testa – voi aspettatemi così… Per me tra un’ora è già vacanza!

Nostalgia – Il senso del ritorno

Dopo pranzo (sì… giornatina un po’ sfasata) credo che farò le valigie. Ovviamente potrei anche farle domani mattina, ma credo che le farò per il significato che hanno.
Non torno a casa da Pasqua, e non è che ci sia rimasta a lungo: giusto i giorni comandati. Così come a Natale. Così ogni tanto faccio qualche sortita fuori programma, anche se mi rendo conto che non basta per tenere uniti i fili, per mantenere i legami. Sembra evidente che abbia fatto una scelta e che la stia portando avanti, ma ogni volta che ci penso, mi viene un piccolo bruciore allo stomaco. Quando mi accorgo di quanto la casa dove sono nata sia lontana dalla mia vita attuale, mi sento come se avessi dentro un giocattolo rotto. [Un altro, tagliare legami è nel mio destino.] Ho paura di spezzare i pochi fili rimasti, di essere troppo lontana dalle vite altrui per mantenere la comprensione, l’amore, la vicinanza emotiva. [Ma l’egoismo mi dice sempre: devi seguire la tua.]
Per esempio, tra circa due settimane mio fratello compirà nove anni. E per la prima volta non so che cosa regalargli. E questo mi dice molto di quanto poco conosca i suoi desideri, i suoi gusti, i suoi interessi… Mi ricorda per quasi metà della sua vita non sono stata lì a vederlo crescere. E per quante volte mi voglia illudere di questo, non bastano qualche vacanza insieme e qualche difficile telefonata per mantenermi vicina a lui.

[Quando ho iniziato a scrivere, quello volevo solo dire che in questi ultimi mesi, il tempo ha accelerato i suoi ritmi, sfuggendomi di mano, disordinato e disordinante. Sono stata travolta, ho cavalcato, ho attraversato cambiamenti, un intenso pezzo di vita. Lontano da casa. Ma il tempo non passa solo di qua… o no?]

Su vieni riabbracciami


Perché essere felici per una vita intera sarebbe quasi insopportabile
forse meglio dondolarsi tra l’estasi e la noia cercando le risposte più plausibili
Su vieni e riabbracciami
se ti ho perso stato solo per un attimo
Ci sono infinite cose deliziose così vicine agli occhi che non le sai vedere
Quanto tempo abbiamo perso inutilmente seguendo dei percorsi inevitabili
Mai come ieri – Mario Venuti feat. Carmen Consoli
Lo so, l’ho già usata, ma è esattamente come mi sento adesso. E non capisco perché adesso sia partita la mia macchina interna di distruzione.
[Lo so sono insoddisfatta. Ho una nostalgia dentro che si chiama mal di Sardegna, sarà la terra che mi chiama. Studio e lavoro sono buchi neri. Il lavoro che amo non è pagato, quello pagato mi stanca da morire. E mi arrabbio con me stessa perché il corpo non regge. Vorrei fare gli esami come e quando li ho organizzati e non vorrei perdermi in un bicchiere d’acqua perché me ne salta uno – e me lo diceva mia madre quando ero piccola: “Tu sei straordinaria ma ti perdi sempre in un bicchiere d’acqua”. L’unica cosa che va davvero bene, davvero bene, mi spaventa (nel suo andar bene) mi destabilizza (per la mancanza di instabiltà) ho paura (questo è il punto) di aggrapparmici come a un’ancora vitale, di amare spensierata, di perdere la mia sana solitudine (il mio castello di marmo).]

Desiderio di casa

Voglio tornare a casa! Per vivere quelle rilassanti due settimane in famiglia e allontanarmi un po’ dalla frenesia di questa città.
Mi sento centrifugata. Ho bisogno di spazio, respiro, rapporti autentici.
Banalmente mi rendo conto che posso desiderare l’anima da globetrotter, posso immergermi nella metropoli sognando il mondo… ma non smetterò mai di provare quel sottile languorino di nostalgia, quel malessere dolce che si chiama mal di Sardegna. Un richiamo alla terra. Non c’è niente da fare. Ne ho bisogno.
Tornare a casa, sentirsi a casa. Magari annoiarsi, magari arrabbiarsi o deprimersi o non fare nulla. Ma sentirsi a casa.
Mi manca tanto!