La penna, il calamaio e i social media

Un tempo c’era la siepe con dietro l’infinito e davanti ad essa un ingobbito giovinotto intendo a scrivere versi immortali. La maggior parte delle persone non sapevano nemmeno leggere e comunque le pecore e le mucche messe insieme erano più numerose dei cristiani.

Snoopy nei panni di uno scrittore

Oggi che tutti abbiamo un computer, uno smartphone, un accesso alla rete, un tablet e un crescente numero di social network nei quali postare i contenuti più vari, far arrivare le proprie parole a qualcun altro è molto difficile. Lo scrittore di ieri poteva essere un eremita, un lupo solitario, un indomito segaiolo mentale. Lo scrittore di oggi può ancora essere un segaiolo, ma è costretto a rivedere la separazione un po’ troppo radical e non più chic tra l’artista e il mercante, tra l’animo puro e l’animale sociale. Chi vuole tirar fuori le classiche pagine dal cassetto dei desideri, deve armarsi di santa pazienza e diventare esperto di PR, social media marketing, personal branding, presenzialismo e paraculaggine.

A parte gli scherzi, questo articolo di Umbazar che ha provato a usare Storify per promuovere un libro (senza mai citarne i contenuti), mi ha spinta a riprendere il tema cercando di raccogliere qualche risorsa utile.

TEASING – Social Spin-off

Da uno scrittore ci si aspetta creatività e in questo caso essere creativi significa avere la capacità di generare curiosità intorno al tema o alla storia che il libro contiene. Non esite una ricetta valida per tutti: bisogna saper guardare la propria opera come un prodotto, capire quale sia il mezzo migliore per promuoverla e tessere una storia intorno alla storia.

  1. #1 Un blog attraverso il quale cementare il vostro personal branding di scrittore?
  2. #2 Una serie di account fake, che interagendo tra di loro realizzano una sorta di spin-off twittero del vostro racconto?
  3. #3 Una board di note ipertestuali su Pinterest?

Sono solo alcuni spunti, altri potreste trovarli in questo articolo su Mashable. Qualunque strumento scegliate, l’importante è non smettere di fare quello che sapete fare meglio: raccontare.

NETWORKING – Social Network per scrittori

Circoli letterari, scuole di scrittura, tendenze letterarie hanno insegnato agli artisti di ogni epoca la potenza della circolazione delle idee. Possiamo essere da meno? In questa lista di Squidoo non c’è che l’imbarazzo della scelta. E magari fate anche un giro sull’italiano Medeo di cui vi ho parlato un annetto fa con un altro post.

WRITING – Staccare la spina

C’è da dire una cosa, per essere del tutto onesti: nel rumore di fondo continuo dei social network è facile farsi trasportare dal flusso e non si riesce più a trovare il tempo per scrivere senza cavalcare l’onda del pensiero altrui. Ogni tanto staccate il cavetto, spegnete la wireless, ritiratevi in montagna, al mare, nel sottoscala, dove vi pare. Scrivete.

Medeo, si fa presto a dire social network!

MedeoOramai la parola social è sulla bocca di tutti. E se ad arricchirsi come Mark Zuckerberg sono stati in pochi, in molti corteggiano il settore e proliferano i nuovi social: dal generalista Google+ (resto sempre più convinta della validità delle mie prime impressioni in proposito) a quelli più specializzati. Questa corsa all’oro determina, inevitabilmente, un impoverimento del giacimento: gli utenti, complessivamente, non stanno certo aumentando come i network – anzi si può dire tranquillamente che sono sempre gli stessi e più ci addentriamo nella selva del web social, meno sparuti e intrepidi esploratori rimangono.
In questi giorni è stato lanciato Medeo, l’italianissima rete social culturale. [Qualche anno fa una cosa simile era successa con gli aggregatori di notizie – che il social networking ha oscurato e che adesso, anche per via del Panda, stanno vivendo tempi duri.]
L’idea
Medeo è il primo social network made in Italy pensato per avvicinare gli amanti e i professionisti della cultura. In parole povere l’idea è questa: visto che scrittori, editori e lettori sono accomunati oltre che da una ipotetica affinità elettiva anche dall’inevitabile presenza sui social network… perché non creare uno spazio di condivisione e interazione tutto loro? Costruito intorno ai libri dagli stessi ideatori della webzine Io Come (che, curiosamente, ha una impostazione grafica molto più accattivante), raggruppa tutti gli interessi culturali di ciascun iscritto (quindi anche cinema e musica). Progetto ambizioso negli intenti, ha probabilmente il suo pregio maggiore nel tentativo di raggruppare gli eventi di interesse culturale (che spesso si perdono nel magma onnivoro di Facebook) all’interno di un contesto social. Naturalmente l’aspetto del networking dovrebbe fare la differenza, visto che di siti e blog completamente dedicati agli eventi, magari specializzati in una determinata area geografica o in un determinato settore, ce ne sono a iosa.
Punti deboli
Anche se l’idea è buona – ma non originalissima: pensiamo all’internazionale e ben consolidato Anobii – nella pratica Medeo ha ancora grossi margini di miglioramento, a partire da un grafica ben poco 2.0 fino a un form di registrazione troppo complesso e un po’ obsoleto. Inoltre, almeno finora, mancano scrittori e personaggi illustri del mondo culturale che possano fare un po’ da traino al lancio del social network. E come disse il maestro Zen: vedremo…

Iper-letteratura

E se il futuro della scrittura non fosse il libro? Se avessero ragione i profeti dell’ipertesto e la letteratura del nostro secolo fosse fatta di blog e web, di stravaganti e frammentari collages di immagini e parole?
Se noi fossimo solo gli epigoni della cultura del libro? Magari la cyber-scrittura è il futuro e non solo un’opportunità parallela e noi, che non ce ne siamo accorti, continuiamo a sognare parole di carta…
Non credo sia solo una questione economica, tra la scrittura sul web e quella su carta cambiano tante altre cose. L’ipertesto è un intero universo di opportunità: si nutre della patecipazione del lettore e non della sua fedeltà, ha bisogno della grafica e delle immagini, è navigata più che letta, si possono costruire storie non lineari, ma si può anche annoiare restando ancorati alle vecchie forme. Oggi leggevo su Lo spazio dello scrivere, di Bolter (la tesi chiama al dovere!) cose molto interessanti sulle sperimentazioni della narrativa ipertestuale e sulla nuova forma mentis della scrittura digitale. E poi sul forum di Bellami si parlava di cyberscrittori, ma quasi come se fosse una scelta di seconda categoria. Ed è in fondo radicata anche in me l’idea che la scrittura tipografica sia molto più autorevole: ma forse gli scrittori vecchio stampo sono solo dei neo-luddisti, nostalgici e rivolti al passato?
Non voglio dire che il libro morirà… in fondo in millenni non è morta la poesia che era nata per essere una forma d’espressione orale, ma forse non sarà l’unica e la più importante tra le forme letterarie. Forse la storia della letteratura futura si farà sul web. Sapete che cosa mi immagino? Avete presente l’epoca arcaica della cultura greca? Quando la letteratura era in nuce: si stava formando nell’oralità, con lo sforzo collettivo di molti aedi che rimaneggiavano il mito e lo cantavano… Ecco, io m’immagino che la rete sia, ora, una grande fucina dove gli aedi contemporanei creano le forme e le storie di una cyber-letteratura. Adesso pochi sono riusciti a divetare famosi nel cyberspazio, ma forse un giorno da questo mare semi-anonimo si solleverà un nuovo Omero e racconterà la nostra epica…

Benedetti Autori

Oggi ho letto un testo inedito che devo recensire… che bello cimentarsi nella critica letteraria di testi sconosciuti. Si è molto più liberi, incondizionati, leali. La letteratura, forse, non dovrebbe avere firme.
E se rinunciassimo all’autorialità? Se l’unica firma fosse lo stile e il lettore potesse regnare sovrano?
I critici impazzirebbero senza sapere a chi appartiene l’opera di cui parlano: forse sarebbero più sinceri, e farebbero solenni buchi nell’acqua. Sono certa che perderebbero la bussola. E i lettori non comprerebbero a occhi chiusi i libri di un Autore famoso e alla moda, comprerebbero le storie. I classici fianco sullo stesso ripiano degli esordienti… che cosa blasfema!
In questo modo ogni scrittore sarebbe sempre un esordiente e non ce ne sarebbero alcuni che meritano una recensione più di altri. Nessun libro sarebbe bello di diritto, per il nome che porta in copertina, o sarebbe esposto sui primi banchi e i primi scaffali delle librerie. Le emozioni che sono dentro i libri farebbero la differenza, il contenuto decreterebbe il successo.
E poi la gente non regalerebbe più i libri a caso fidandosi di un nome. Li leggerebbe, li sfoglierebbe almeno, per capire che c’è dentro. E scelto un libro si sentirebbe più protagonista della trama, delle pagine che ha deciso di fare sue: sarebbe una specie di affinità elettiva. Si sentirebbe arbitro unico e giudice con pieni poteri: stroncherebbe anche un classico sui si deve deferenza lasciandolo a metà sul comodino.