Black Mirror

Black Mirror, una grottesca visita guidata nella casa degli specchi

La prima immagine di Black Mirror è uno schermo nero che si crepa nel momento in cui ci guardi dentro: è così che inizia a disturbare lo spettatore seduto sul divano, infrangendo lo spazio tra realtà e finzione. La sua serialità non si fonda su un’unica storia, ma su una riflessione: come la tecnologia ci sta cambiando? In quanti e quali possibili modi ci sta rendendo schiavi? I social network, la realtà virtuale, i programmi televisivi del cazzo stanno erodendo pezzo dopo pezzo la nostra sensibilità fino a trasformarci in macchine per il consumo?

Nella prima puntata, il popolo della regina viene sconvolto da una irriverente richiesta di riscatto rivolta al Primo Ministro. Una nazione intera si trasforma in un manichino nelle mani di un psicopatico con un canale YouTube, corrodendo l’idea stessa di democrazia. È una fantascienza caustica che va a braccetto con la satira, prende in prestito qualcosa dagli snuff movie e cita Dogma 95. Il suo bersaglio non è la politica, siamo noi, con il nostro televisore a 16:9 e l’abbonamento a Netflix.

Fifteen Million Merits - Una scena della puntata di Black Mirror

Dopo l’ultima scena, sono lì: ancora mezza intontita sul divano. Sicuramente disturbata, probabilmente inquieta. Affascinata, persino, dal velenoso incanto di questa spaventosa iperbole. Afferro il telecomando incastrato tra un cuscino e l’altro. Premo sul pulsante rosso. Sullo schermo resta solo il riflesso oscuro del mio sguardo attonito. Eccolo, il black mirror.

Puntata dopo puntata, Black Mirror procede nella sua visita guidata nella casa degli specchi, dove una realtà deformata ci restituisce decine di questioni etiche e domande esistenziali. La più semplice – e probabilmente la più antica, la più naif e quella che non avrà mai una risposta davvero soddisfacente – ritorna puntuale come un refrain: qual è il senso della vita umana? C’è ancora spazio per dare un senso alla vita in un mondo in cui i bisogni ai quali dedichiamo il lavoro quotidiano sono tanto prevedibili quanto superficiali? Dove persino la rabbia e la ribellione si possono trasformare in prodotti culturali da fagocitare tra un porno e un reality show? Dove i dati sulle conversazioni raccolti dai social network sono sufficienti a far rinascere e sostituire un individuo? Dove si può fare un back-up della memoria e della mente stessa?

The Entire History of You - Una scena della puntata di Black Mirror

Le distopie di Charlie Brooker, autore della serie britannica, svolgono il ruolo che la fantascienza ha da sempre: chiederci dove stiamo andando, sollevando il tappeto spesso del progresso razionale per mostrare una polverosa matassa di questioni da risolvere e paure inespresse. Sono paure legate alla nostra biologica fragilità, contrapposta alla indistruttibile perfezione del codice binario: Asimov non è poi tanto lontano, abbiamo solo sollevato l’asticella di qualche centimetro.

E se quella che abbiamo davanti agli occhi ci sembra una grottesca caricatura, si affaccia ben presto alla mente un dubbio: che cosa penserebbe del mondo in cui viviamo chi a metà del secolo scorso si immaginava il futuro dell’uomo?

White Christmas - Una scena della puntata di Black Mirror

Oh, wait… perché stanno tutti parlando di Black Mirror se l’ultima puntata è stata realizzata due anni fa? La serie, andata in onda per la prima volta su Channel 4, è ora disponibile su Netflix che dal 21 ottobre 2016 trasmetterà la terza stagione.

Io ho già il mio telecomando in mano.