The day after #PoliticsTTT: appunti, ringraziamenti e cose così

Tra chi attendeva gli esiti elettorali e chi attendeva di sapere chi sarebbe stato il nuovo Papa, personalmente il day after che temevo di più era proprio questo. Ieri, a circa un mese dalle politiche 2013 si è svolto l’aperitivo digitale #PoliticsTTT, a Roma, Milano, Genova, Bologna, Lecce e Corato (BA).

Il mio terzo aperitivo con quelli del SociaLab TTT e il secondo al quale partecipo come collaboratrice ed è stato per noi una prova del nove: Sara (con me nella foto in basso) è entrata a far parte della squadra, abbiamo scelto una nuova location, abbiamo affinato la formula grazie ai suggerimenti dei partecipanti all’evento precedente.

PoliticsTTT alla CAE (ROMA)

Un collage di foto dell’evento. Grazie a Valentina Cinelli per aver fotografato l’ingombrante bacchetta tweet e a Davide Arnesano per avermi fotografata con Sara di Pietrantonio

La location della Città dell’Altra Economia, oltre a dare all’evento una certa aura radical chic, ci ha regalato un’atmosfera accogliente e allo stesso tempo professionale e, cosa di non poco conto, ha permesso un’organizzazione perfetta dal punto di vista strettamente logistico.

La scommessa sul tema della politica, vista attraverso le lenti dei social media, era un’arma a doppio taglio: si tratta dell’argomento che, per eccellenza, è di interesse collettivo, ma si tratta anche di un tema scomodo, che facilmente sobilla gli animi e il rischio di passare dall’osservazione del fenomeno da un punto di vista professionale al dibattito politico era dietro l’angolo.

Siamo riusciti a parlarne con il giusto distacco, ma senza cadere nel baratro della noia. Questa volta, più che a far emergere strumenti di diretta utilità professionale, com’era già accaduto a #EventsTTT, ci siamo focalizzati sull’analisi della politica sui social media, grazie alla presenza di due ospiti che, ciascuno a suo modo, cercano di facilitare il contatto tra cittadini e politica attraverso il web social. Alessio Biancalana che ha parlato del progetto #TwitAntonio di Spaghetti Open Data e Vittorio Smaldore di OpenPolis, che ha portato l’app Voi Siete Qui, si sono presentati come osservatori privilegiati del fenomeno dell’esplosione della politica sui social media. Una prospettiva di osservazione un po’ diversa, quella satirica dei cinque autori di Acido Lattico e di Lercio che sono stati con noi: Alfonso Biondi, Aldo Benassi, Eddie Settembrini, Giuseppe Coppola e Daniele Rielli, fuoriusciti della palestra di Luttazzi, hanno regalato alla serata il punto di vista scanzonato di chi fa ridere e riflettere allo stesso tempo (e con i comici al governo, il punto di vista della satira è quanto mai illuminante).

Detto questo ci è venuta fame ed è per questo che il prossimo veneto sarà molto pesante, a livello calorico nonché lipidico: siamo pronti a presentarsi, in data da definirsi intorno a fine maggio, l’evento su social media e cibo #FoodTTT. Iniziate a seguirci:

Twitter: https://twitter.com/socialabTTT

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E adesso, come fanno le primedonne quando vincono qualcosa, pur essendo l’anti-primadonna e non avendo vinto niente, ho davvero voglia di ringraziare quelli che sono stati con me in quest’avventura: tutti i ragazzi dell’associazione che ogni due mesi rendono possibile questa impresa collettiva e cross-urbana, ma soprattutto il team romano con cui lavorare è più un onore che un onere, tutti i partecipanti che vengono ad animare i nostri eventi e li fanno funzionare davvero, tutti gli ospiti che di volta in volta si prestano a questa piccola arena pubblica.

Tra i tanti indicatori di il successo dell’evento, io ne prediligo uno: il numero di persone che vanno via col sorriso sulle labbra sono la misura di una serata ben riuscita.

#PoliticsTTT: politica & social media, ne parliamo mangiando Jenuino

PoliticsTTT: locandina

#PoliticsTTT: Social Media e Comunicazione Politica

C’era Monti col suo cagnolino in braccio e Bersani che grazie a qualche ironico buontempone in braccio teneva un piccolo leopardo. C’era Beppe Grillo a decantare una democrazia fatta di persone, tramite un blog che porta solo il suo nome. C’era chi guardava alla social media analysis come un antico oracolo avrebbe scrutato nelle viscere di un gatto morto e c’è stato chi poi ha scritto che bisogna ancora affinare gli strumenti di ricerca.

Con le elezioni 2013, la politica è esplosa sui social media tra meme, fail e tentativi più o meno goffi da parte dei candidati di presidiare l’universo dei social network. Ancora oggi, a un mesetto dalle elezioni, l’agitazione social in merito agli eventi e ai personaggi della politica italiana sembra particolarmente resistente: basti vedere il traffico determinato dai post sul sudetto Grillo su blog che fino all’altro ieri non si occupavano di politica.

Non è un caso se è proprio il rapporto tra comunicazione politica e social media sarà al centro del prossimo aperitivo del SociaLab TTT: il #PoliticsTTT si svolgerà contemporaneamente in sei diverse città e sarà visibile anche in streaming grazie alla tecnologia di Enter.

A Roma avremo il piacere di discutere l’argomento in una nuova, spaziosa e suggestiva location, la Città dell’Altra Economia. Con noi ci saranno due ospiti che sapranno darci interessanti chiavi di lettura relative al rapporto tra politica, cittadini e social media.

Alessio Biancalana di Spaghetti Open Data, che verrà a raccontarci #TwitAntonio un’applicazione web per mettere in contatto cittadini e candidati parlamentari durante le politiche 2013.

Vincenzo Smaldore di OpenPolis per il progetto Voi Siete Qui un test politico basato sul web per aiutare i cittadini ad orientarsi rispetto ai programmi politici. 

E come ciliegina su una torta già ghiotta, abbiamo l’aperitivo a KM 0 di Jenuino. 

Un po’ di link per non perderci di vista:

#PoliticsTTT a Roma, Milano, Genova, Bologna, Lecce e Corato. 

Per restare aggiornatissimi seguite l’hashtag su Twitter: #PoliticsTTT.

Per vedere in diretta streaming una delle sei città in cui si svolge l’evento (o tutte a turno), seguiteci su Enter.

Ma, soprattutto, se volete venire a trovarci iscrivetevi qui!

Con chi bazzica la capitale, ci vediamo sabato 23 marzo, alle 18:30, Città dell’Altra Economia, zona Testaccio.

#EventsTTT sabato 26 al COWO 360 si parla di social media ed eventi con il @SociaLabTTT

EventsTTT Locandina Orizzontale

Cominciamo con l’outing: sono entrata da poco a far parte del gruppo romano dell’associazione SociaLab TTT, quindi il 26 mi vedrete agghindata in versione semi-pro mentre accolgo ospiti, soci, curiosi e simpatizzanti al COWO 360 per l’aperitivo digitale #EventsTTT.

L’evento

Come dice chiaramente il titolo, che è anche l’hashtag che stiamo usando su Twitter abbiamo invitato una serie di ospiti per parlare del rapporto tra social media ed eventi. L’aperitivo diventa un momento di incontro informale in cui alcuni ospiti raccontano le proprie esperienze e strategie digital ruotando intorno al file rouge della promozione degli eventi, che è il tema della serata.

L’evento si svolgerà in contemporanea in cinque diverse città: Roma, Milano, Bologna, Lecce e Genova.

A Roma l’appuntamento è alle 18:30 al COWO 360, in via Vacuna 96. Ed ecco gli ospiti presenti a parlare con noi di eventi e strategie social:

  • Erik Simonsen – Cleanweb Hackathon
  • Eleonora Bove – Roma Sound Service
  • Antonio Dell’Atti – Italia Camp
  • Fabiano Taliani – Ourstyle

Per maggiori informazioni vi lascio alla pagina dell’evento romano sul sito del SociaLabTTT.

Il SociaLab TTT

Il SociaLabTTT nasce sul finire del 2011 allo scopo di diffondere la cultura digitale, attraverso una serie di eventi di auto-formazione in cui professionisti di vari settori si incontrano per raccontare le proprie esperienze e strategie applicate al mondo dei social media. Oggi, attorno al collaudato format degli aperitivi con sede in diverse città, si è costituita una associazione culturale, la quale oltre che sul fronte del networking si impegna anche nella formazione e nella promozione della sostenibilità.

A questo punto vi starete chiedendo che tipo di gente siamo. Le persone che compongono il SociaLab TTT sono web-designer, social media manager, startupper. Gente legata a doppio filo col web e con i social media, 33 markettari, come ha scritto qualcuno, che hanno messo su un laboratorio virtuale per imparare e scambiare conoscenza.

Gente che crede nel principio dello scambio delle idee… vi ricordate quell’aforisma, di George Bernard Shaw?

Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.

George Bernard Shaw

Ecco, noi abbiamo capito benissimo che non siamo fruttivendoli e che nel mondo dell’immateriale e della creatività condividere quello che si sa significa crescere insieme.

Che altro aggiungere? Vi ordino di iscrivervi e di partecipare!

EventsTTT Locandina Verticale

YouApocalypse: Grazie a Dio è la fine del mondo!

C’era quello che si preoccupava di sapere a che ora fosse la fine del mondo, che l’ultimo spettacolo non se lo voleva perdere. C’è quello che dice che no, la fine di Gaia non arriverà, certo se potessimo avere un occhio di riguardo per l’ambiente sarebbe anche un po’ meglio. E poi ci sono queli che salutano gaiamente la fine del mondo per come lo conosciamo e si sentono così… bene.

Adesso un appuntamento per la fine del mondo ce l’abbiamo un po’ tutti: settato in calendar qualche centinaio di anni fa da un popolo estinto di cui non sappiamo granché.

Che cosa riuscirà a salvarsi alla fine del mondo? Ma un video, è ovvio!

YouApocalipse

 

Condividi la tua fine del mondo

Superati i quindici minuti di celebrità di warholiana memoria, oggi la fama si guadagna attraverso un minuto e mezzo di video che, come in Cloverfield ci sopravviverà oltre il disastro globale. Almeno, questa è l’idea delle due aquilane che hanno lanciato il provocatorio progetto YouApocalypse tramite un blog (ecco le regole per partecipare al film collettivo sul 21 dicembre) e una pagina Facebook.

Il progetto di creare un video sulla visione collettiva dell’ultimo giorno mi attrae non poco. Sarà che anche io l’ultimo spettacolo non me lo voglio perdere, sarà la chiave social del progetto o l’incontestabile capacità di viralizzare l’idea dimostrata da Marta Ronzone e Sara Di Pietrantonio. Io, per garantirmi un posto in prima fila, mi iscrivo al canale YT. Mancano solo otto giorni, dai, dai dai!

Giornalismo e social media: e tanti cari saluti alla deontologia

Corriere della Sera - Deontologia

Prima pagina del Corriere della Sera, adesso

Prima pagina del Corriere. Il Corriere della Sera, sì quello lì.

Ora ditemi se questa cosa urta qualcun altro oltre me: un voyeurismo di pessimo gusto che nulla aggiunge alla notizia e che supera non solo i limiti della deontologia, ma anche quelli della comune creanza.

Qualcuno dovrebbe insegnare ai giornalisti che non tutti i contenuti pubblici che vengono dai social network dovrebbero essere sbattuti in prima pagina con tanta disinvoltura.

Un giornalista degno di questo nome dovrebbe impegnarsi a proteggere la dignità umana invece di saccheggiare i morti per qualche impression in più sul sito. Qualunque smanettone può cercare il profilo di una persona morta ammazzata e guardare le foto non coperte da privacy: dovrebbe essere implicito nell’etica di ogni professionista della comunicazione il fatto che questo non costituisca un arricchimento informativo.

Due persone sono morte, per favore.

Couchsurfing: cosa, come e perché?

Non so se succeda solo a me o se sia una cosa piuttosto comune, ma nei periodi di passaggio tra una stagione e l’altra avverto più forte la voglia di cambiare. Non parlo di stagioni nel senso climatico del termine: piuttosto, penso ai momenti in cui svolte apparenti e conclusioni reali si accavallano, mentre ho la sensazione di voler rivoluzionare tutto, cambiare stile di vita… cose così.

Non voglio tirarla troppo per le lunghe con questo preambolo, ma, come penso immaginerete, spesso il cambiamento è più lento e meno radicale di quanto auspicato e per certi versi finisce per assomigliare a un lento scivolamento delle azioni vero il punto al quale la nostra coscienza era già giunta da tempo.

Not All Those Who Wander Are Lost

Scusate, mi sto incartando. La smetto e arrivo al punto. Il punto è che di ritorno dalla Sardegna (se vi siete persi la puntata potete andare a ripescarla, perché io so’ pure meglio di Beautiful), la voglia di cambiare (e viaggiare) si era impossessata di me – ed è ancora qui. Una voglia dinamitica e anarchica, la forza motrice che può scuotere sentimenti come questi e tramutarli in azione.

Vabbè, senza esagerare, diciamo che comincio da azioni semplici, ma che per me sono un vero e proprio rovesciamento del paradigma, come ospitare sul divano di casa viaggiatori che provengono dai quattro angoli del mondo. E ricevere la stessa ospitalità, quando mi va.

Quello che c’è da sapere è che fare couchsurfing, così si chiama questa cosa, è piuttosto semplice e si può iniziare anche subito. Vi aprite un profilo su questo sito qui, un vero e proprio social network per viaggiatori più o meno squattrinati, decidete se volete iniziare con l’aprire la vostra casa o con la richiesta di ospitalità, se volete ospitare ragazze o ragazzi, per quanto tempo e come, quale città vorreste visitare e quando…

Io, ingorda come sempre, ho iniziato con entrambe le cose: ho già invitato a cena una ragazza russa che veniva dal Canada (dove ha abitato per sei anni) e per tre notti è stata da me una ragazza taiwanense, con cui ho fatto anche un po’ la turista. Il che, se abiti a Roma, non è mai un peccato.

Maria Silvia Sanna e Jamie Sun

Io & Jamie sulla terrazza di Castel Sant’Angelo

Il vantaggio per i couchsurfer lo vedono anche i muri: viaggiano di città in città, contenendo il più possibile le spese. Il vantaggio degli ospiti (a parte il tornaconto generico all’interno della community, perché con diverse recensioni positive sarà facile essere ospitati a propria volta) è un po’ meno scontato, ma non è certo la scoperta dell’acqua calda. Ospitare è come viaggiare stando a casa propria, conoscendo persone che per qualche giorno possono aprirti le porte di mondi diversi e che possono mostrarti il tuo mondo da un punto di vista diverso.

Confesso che ho vissuto… l’estate scivolosa dei social network

Dopo essere tornata al lavoro una settimana fa con un vestito scientificamente studiato per mettere in evidenza l’abbronzatura e aver realizzato abbastanza rapidamente che: “Ehi, qui c’è da lavorare sul serio!“, dopo le prime piogge di fine agosto/inizio settembre, che mi sussurrano all’orecchio che la fine dell’estate non lascia scampo e non è ulteriormente procrastinabile, dopo che la pelle abbronzata ha iniziato a esfoliarsi senza permesso nonostante tutte le creme e gli accorgimenti … mi sembra chiaro che sia giunto il momento di fare ammenda dei propri peccati estivi e tornare alla routine. Sul sito spagnolo di GQ ho letto un post di denuncia sulle peccaminose licenze della moltitudine degli utenti su Facebook che diventano epidemiche durante i mesi estivi.

Le tentazioni sono forti e gli scivoloni dietro l’angolo e persino i più insospettabili sono caduti almeno una volta.

Nella mia consapevole ma a volte pericolosa leggerezza, mi sono macchiata di colpe e cadute di stile con quotidiana ostinazione. Ed è con grande umiltà che mi inginocchio pubblicamente e chiudo il cerchio di questa estate con le cinque macchie per le quali merito di scontare la mia pena nel purgatorio social.

1. Ho fotografato le mie gambe in spiaggia. Quando la geolocalizzazione non basta a comunicare in quale meraviglioso paradiso si stia oziando, è ora di un autoscatto che mostri le gambe colte nell’atto di assorbire la maggiore quantità possibile di raggi solari. La posizione più comune è quella con gamba piegata, il ginocchio orgogliosamente rivolto verso il sole. Un esempio si può vedere nella foto qui sotto, dove ho offerto una visuale sulla spiaggia dietro ad un intero pacco di wurstel assortiti. Una variante comune è la foto che con malizia un po’ naif mostra anche l’ombelico. Inutile dire che non mi sono risparmiata neppure quest’ultima.

Summer wurstel legs

Summer Wurstel

2. Ho pubblicato post che pubblicizzavano una mia certa tendenza all’alcolismo. Il fatto che alla fine di una serata anziché godere del sonno alcolico dei giusti, mi sia fermata sul terrazzino per fare un collage delle foto scattate e pubblicarlo su Instagram sarebbe anche un peccato veniale, ma la caption con errore ortografico annesso, che sembra confermare involontariamente lo stato di leggera ebrezza espresso dalla foto è inammissibile.

3. Mi sono geolocalizzata in maniera incauta. Aggiungere la geolocalizzazione ormai è così facile che lo si fa senza pensaci troppo, specialmente su Instagram, dove disegnare una geografia degli spostamenti individuali e in una parola della vita stessa diventa semplicissimo grazie alla photo map. Qualche volta piantare la propria bandiera da qualche parte non è la migliore delle idee, come ho avuto modo di riconoscere. Non tutti i mali vengono per nuocere: grazie alla mia mancanza di cautela ho dovuto imparare come fare per togliere le foto dalla mappa.

Instagram: geotag

La mia photo map su Instagram

4. Ho documentando le mie giornate al mare con una serie di pose da sirenetta spiaggiata. Non sarebbe di per sé peccato se avessi lasciato riposare le foto in qualche cartella privata di Dropbox. Invece, dimostrando un reiterato e studiato narcisismo, a intervalli regolari ho pubblicato alcuni degli scatti su Instagram, Facebook e Twitter. Ho guadagnato follower, amici, ammiratori e qualche meritatissima presa per il culo da parte degli amici, quelli veri, che sono arrivati al contro-scatto parodico.

Tramonto | Maria Silvia Sanna

Poser da spiaggia davanti alla furba luce del tramonto

5. Ho risposto alle email di lavoro dalla spiaggia e ho pubblicato foto da bimbaminkia scattate in ufficio. Mai come quest’anno le vacanze e il lavoro si sono mischiati e mentre in ufficio entravo nel mood estivo, in vacanza rispondevo a improrogabili richieste dei colleghi. Rimane il retrogusto di un’estate molto più lunga di quelle tre settimane di ferie effettive, ma anche la consapevolezza che qualche volta lasciare l’iPhone a casa mi avrebbe fatto essere più presente.

In trasparenza, tra uno scivolone e l’altro, si nota la linea sempre più sottile e ambigua tra professionale e personale, tra personal branding e puro gusto di esprimersi. Non è più tempo per analizzare i pericoli e interpretare gli effetti di questa sfumatura, ma forse è il momento buono per iniziare a essere semplicemente se stessi, l’unico modo per non tradirsi mai (troppo).

Che ne dite? Quali sono stati i vostri peccati?

Quando il blogger va in vacanza: 3 idee per salutare i vostri lettori

Quando il blogger va in vacanza

Anche nella blogosfera l’estate è tempo di vacanza e i blog sembrano colpiti dall’esodo come le grandi metropoli. Molti hanno iniziato a esporre il cartello “Torno subito” oppure “Siamo in ferie”, così mentre le blogstar rosolano al sole o respirano l’aria fresca di montagna, i lettori restano a bocca asciutta proprio nel bel mezzo dell’impietosa calura. Latitano persino i blogger che non sono andati da nessuna parte, ma come moderni Pinocchio nel Paese dei Balocchi metropolitano, non sanno resistere all’antopologia della vita notturna, alla scientifica ricerca del gelato più buono in città, alla scurpolosa misurazione dell’accorciamento delle gonne e dell’allargamento delle scollatore e all’approfondimento della biologia marina delle inquinate spiagge dell’hinterland. Io stessa, come avrete notato, sono un po’ svanita… per quanto questa non sia proprio una novità.

D’accordo allora, godiamoci l’esate, ma se proprio bisogna salutare i lettori, facciamolo con garbo – altrimenti chi ammirerà la nostra impeccabile abbronzatura caraibica settembrina?

La mia idea, ditemi se vi piace, è quella di pubblicare qualche contenuto speciale da leggere durante l’estate…

  1. Un e-book.
    “Un e-book? Ma io sono un blogger, non scrivo mica libri!”
    Sbagliato! Molte delle cose che hai già scritto potrebbero diventare un ebook da sfogliare sotto un ombrellone. Pensaci: potresti scrivere una raccolta dei tuoi migliori post su un determinato tema o realizzare un’ottima mini-guida su qualche tema sul quale sei molto ferrato.
  2. Una lista di risorse utili.
    Metti insieme alcune delle cose più belle che hai trovato sul tema principale di cui ti occupi e proponile al lettore nella veste di classifica estiva, di elenco di must imperdibili o di checklist vacanziera.
  3. Un gioco.
    Apri una caccia al tesoro, fai un sondaggio, pubblica un piccolo test… insomma punta sull’aspetto ludico e usalo per creare delle aspettative circa le novità che riempiranno il tuo blog in autunno.
    “Perché devo proporre qualcosa di nuovo in autunno?”
    Ovviamente. 😉

Vi prometto che la settimana prossima seguirò i miei stessi consigli, in modo che possiate perdonarmi per tutte le volte in cui gli effetti di un falò in spiaggia, la scelta di località estere e/o spiagge in cui la connessione 3G non funziona o la testa annebbiata dall’alcol e dall’ammmore mi terranno lontana da questo blog.

Oh Gesù, ancora un’altra newsletter? Chi vuole leggere Twitter via mail?

E io che pensavo che le newsletter fossero uno strumento già sul viale del tramonto… poi arriva Twitter che più o meno due settimane fa lancia una specie di weekly digest. Si tratta di una newsletter completamente personalizzata attraverso un algoritmo che seleziona in base agli interessi e le affinità di ciascun utente una serie di tweet e conversazioni. Cosa mi sono persa, cosa non ho capito?
Twitter newsletter
La ratio di questa mossa è sicuramente la constatazione del fatto che il rumore social stia arrivando al di sopra di una certa soglia di tollerabilità: ciascun utente deve per forza trovare delle strade per razionalizzare il flusso… senza per questo tagliarsene fuori. (Su questo tema mi faccio un po’ di autopromozione e vi consiglio il mio articolo della settimana scorsa. 😉 ) Seguendo la cara vecchia logica push Twitter propone una soluzione semplice: temi di esserti perso qualcosa di imperdibile? Bene, io ti faccio il riassunto delle puntate precedenti. Ottimo proposito, ma personalmente ho appena fatto opt-out dalla maggior parte delle newsletter che ricevo. L’ho fatto proprio allo scopo di ridurre il rumore, non voglio che la casella mail si riempia di cose che non avrò tempo di leggere. Ora, con una sincerità ai limiti dell’ingenuità, sarei curiosa di sapere chi legge ancora le newsletter che riceve (e quali). La mia impressione è che nell’economia dell’informazione il posto riservato alle newsletter che aggregano contenuti sia piuttosto basso. Ovviamente potrei sbagliarmi. Se avete voglia, ditemi quali newsletter leggete e perché. Poi c’è un piccolo cavillo che mi lascia perplessa: per ricevere l’email settimanale di Twitter non si deve fare l’opt-in, dunque qualunque utente Twitter la riceve ogni lunedì. Si può per fortuna fare opt-out, andando alla pagina delle impostazioni delle notifiche. Vista l’inclusione coatta di ogni utente in questo programma, non vi pare che possiamo definire questa newsletter come banale spam? E infine, maliziosamente mi domando: siamo proprio sicuri che questa logica push non abbia niente a che fare con la monetizzazione di Twitter attraverso contenuti sponsorizzati?

L’overload social ci manderà in tilt? I social network e il nostro cervello

Cervello sovrastimolato“Troppi stimoli.” Ha sentenziato sorridendo un mio nuovo collega, dopo un’occhiata alla mia finestra social. In ufficio ho l’abitudine di aprire su Firefox tutto quello che mi serve per lavorare e su Chrome i miei social network preferiti. Visto il lavoro che faccio, capita facilmente che le due finestre si invertano e gli spazi si mescolino, ma in linea di massima trovo questo espediente abbastanza utile per evitare distrazioni. Anche, cerco di determinare la quantità di tempo da dedicare a ciascuna cosa, ma ogni tanto la vista di una notifica mi colpisce come un veleno e l’unico antidoto contro la curiosità è andare a controllare di che si tratti. Credo che un po’ tutti quelli che lavorano davanti a un computer abbiano lo stesso problema. Gli stimoli arrivano in continuazione e solo una forte determinazione e un pungente senso del dovere permettono di dare alle cose la giusta priorità. Anche mentre scrivo questo articolo, la mail di Facebook si riempie dei messaggi di un tizio che ho incontrato per caso in un locale dopo (un milione di) anni da quando abbiamo avuto una storia, un suono mi avverte dell’arrivo di alcune mail e su Twitter va avanti una interessante conversazione che sto lurkando senza avere troppo da dire – per non parlare di Elsa, che cerca di assaggiare il bicchiere di birra appoggiato sul tavolino. Fortuna che ho lasciato il caricabatterie in ufficio, così nessuno può raggiungermi sul cellulare scarico! 😉

A parte gli scherzi, stiamo certamente sfiorando quelli che sono i limiti fisiologici della nostra mente: alcune ricerche iniziano a evidenziare come ci muoviamo verso un’obesità cognitiva. Cosa significa?

Facebook droga

Mi ha colpito molto questo articolo tratto da un blog del network Harvard Business Review: Your Brain on Facebook. L’autore dell’articolo, David Rock, fornisce alcuni spunti interessanti sull’overload social al quale siamo continuamente sottoposti e sulle sue conseguenze. Alcuni dei punti principali in sintesi:

  1. Così come merendine, hamburger, alcolici e altre “calorie vuote” hanno reso obesa una parte consistente della popolazione mondiale, allo stesso modo rischiamo di riempire il nostro cervello di “stimoli vuoti” che apparentemente ci forniscono una ricompensa psicologica producendo dopamina a ogni nostro scambio virtuale.
  2. Le interazioni face to face restano esponenzialmente più coinvolgenti e soddisfacenti, ma quelle sui social network sono semplici da attivare. Resta, però, un senso di insoddisfazione che nelle interazioni di persona sarebbe sopito dalla produzione di ossitocina e serotonina. Così, come bulimici conversazionali, continuiamo a cercare nuovi stimoli e ricompense sui social network.
  3. L’eccesso di dopamina genera piacere (come un eccesso di zucchero, nota l’autore del post) ma ci rende iperattivi, intaccando la facoltà di concentrarci su ciò che stiamo facendo.

Facebook Invadente

Così per tante ore al giorno, tutti i giorni, sfarfalliamo da una finestra all’altra gongolandoci per un like, divertendoci a rispondere a una serie di commenti spiritosi o facendo uno spudorato stalking virtuale  a qualcuno cui non chiederemo mai di uscire per un aperitivo. Le ricompense sociali sono un flusso continuo, ma piuttosto mediocre, epurato da ogni rischio. Al di là delle possibili conseguenze sulla vita sociale stessa, esistono conseguenze che si allungano sul lavoro o sullo studio… Uno studio di psicologia sociale del Covenant College sulla relazione tra l’uso di Facebook e le performance accademiche sottolinea la correlazione positiva tra l’uso di Facebook e la presenza di nevrosi e di una certa estroversione. In più, il tempo passato su Facebook sembra erodere i risultati accademici. Chiunque abbia un minimo di competenze legate alla metodologia di ricerca sociale, potrebbe avanzare il dubbio che la correlazione positiva possa essere inversa: anziché leggere il dato supponendo che l’uso di Facebook rovini gli studenti in gamba, si potrebbe invertire la direzione delle freccia e pensare che studenti pigri e persone molto socievoli preferiscano espandere la propria vita sociale attraverso Facebook piuttosto che mettersi a studiare. Certo, è ormai un luogo comune dire che i social network siano una droga ed è successo a tutti di non riuscire a concludere un compito perché troppo distratti. Con un po’ di autodisciplina, però, si può ancora scegliere cosa fare e a cosa/chi dedicare l’attenzione. Io, per esempio, avevo proprio intenzione di finire questo articolo, così ho lasciato perdere i social network e ho ignorato Elsa, che per la noia si è addormentata tra le mie gambe. Se, nonostante la lunghezza di questo post, siete arrivati fino a qui, siete la dimostrazione del fatto che sia ancora possibile mantenere un certo livello di concentrazione per alcuni minuti. Grazie per il tempo che mi avete dedicato! 🙂