Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street: un ottimo pasticcio di carne…

Sweeney Todd
Avevo aspettative altissime sulla coppia Burton-Depp.
Adesso ho un grosso punto interrogativo in testa.
A me questo film è piaciuto, però…
Un film spudoratamente burtoniano, con un impianto visivo (fotografia, scenografie, costumi) mozzafiato. Lo zio Tim Burton che amiamo: atmosfere dark, luoghi che sembrano venire dall’illustrazione di un libro, figure plastiche e ipermateriche, ombre cupe e luci improvvisamente sfavillanti. Tutte le visioni del regista si fondono, da Edward mani di forbice a La sposa cadavere: è tutto lì dentro, che ribollisce come in un pentolone magico. Deliziosa la sequenza onirica/delirante in cui vediamo materializzarsi il sogno di Mrs. Lovett: lei e il barbiere in abiti colorati da cartoon seduti sotto un albero rigoglioso che occhieggia alla locandina di Big Fish sotto un cielo sfacciatamente azzurro. E poi la spiaggia, la banchina, il mare… Un’improvvisa iniezione di colore.
Insomma, gente, posso dire di aver goduto a fondo la visione di questo film. Eppure, per come la vedo io, ha qualche neo…
  1. La prima parte. Scorre un tantino insipida senza che niente accada; la caratterizzazione iniziale dei personaggi è affidata più che altro a elementi visivi, mancano le emozioni, i sentimenti, qualcosa che pulsi sotto quelle carni pallide. La seconda parte è decisamente più coinvolgente, in un impetuoso crescendo di sadismo e romanticismo gotico.
  2. La voce di Johnny Depp. Mi preparo ad essere linciata (e giuro, giuro che lo adoro!), ma il protagonista di un musical che canta così non va. Proprio non può andare. Depp ha uno sguardo infuocato, fiero, tetro, folle. Ha una capigliatura che sembra fatta dal parrucchiere del suo amico Tim. É perfetto, già un’icona. Eppure, lasciatemelo dire, quando canta non si sente l’anima del personaggio. È flebiluccio, a tratti il suo è un canticchiare sommesso, quasi sempre piatto e monocorde. Riesce a risvegliarsi dal torpore solo quando duetta con gli altri personaggi.
  3. Doppiaggio monco. Questo non si deve certo a Tim Burton, ma risulta abbastanza fastidioso il continuo slittamento linguistico: parlato in italiano, cantato in inglese. Forse sarebbe stato preferibile tagliare la testa al toro e vedere il film in lingua originale, magari con i sottotitoli in inglese per godere appieno dei testi originali. E fanculo a chi voleva andare al cinema a vedere un film con Johnny Depp e non sapeva neanche che fosse un musical!
Forse non è il miglior Burton. E non è nemmeno un’opera per chi ama il musical, forse.

Indicazioni terapeutiche: un ricostituente boccone di pasticcio di carne, dall’aspetto delizioso, ma il sapore vagamente stantio.