Infinito Futuro – Il 1984 davanti agli occhi

Infinito futuro

Al Teatro dell’Orologio il 1984 riveduto e corretto a uso degli abitanti del 2011. Di scena alla sala grande dal 22 novembre fino al 18 dicembre, Infinito Futuro, uno spettacolo scritto e diretto da Antonio Sanna (e qui voglio specificare che, pur essendo suo omonimo, non è mio padre!) sulla base del romanzo orwelliano.

Caso strano, ho letto proprio da poco il 1984 di George Orwell. Gli interventi sul testo originale non sono tanti: gli inevitabili tagli e accorpamenti a cui è soggetta una trasposizione, qualche riadattamento testuale che ricontestualizza l’opera in base alle attuali evoluzioni tecnologiche, qualche capovolgimento più linguistico che sostanziale (dalla castità al sesso facile, dal ministero dell’amore al ministero della regola, multipensiero al posto del bipensiero) e un paio di sferzate verso l’epoca che stiamo vivendo.

Se nel romanzo c’era una sola possibile verità in continuo mutamento, nello spettacolo di Sanna le versioni del reale devono convivere, in una imposizione pirandelliana che comunque arriva all’identico risultato di impedire all’individuo di costruirsi punti di riferimento e di compiere scelte. Persino la lingua anziché restringersi e semplificarsi si allarga ipertrofica, facendo precipitare il genere umano nell’incomunicabilità. Asciutta, ma intensa la performance degli attori, in una drammatizzazione che immerge il pubblico nell’angosciosa rappresentazione di un futuro insostenibile, in cui l’intera umanità si è resa schiava.

La sala grande del teatro rende possibile un allestimento di grande impatto emotivo in cui lo spazio occupato dagli attori si confonde con quello del pubblico mentre scenografia e architettura formano una cosa sola.

A parte qualche passaggio un po’ spigoloso (ad esempio non si capisce, come e soprattutto perché nasca la relazione tra i due protagonisti, mentre il libro lo rende molto naturale), il testo è capace di restituire intatte allo spettatore, anche a chi non conoscesse l’originale, la forza e la complessità dell’opera. La riscrittura adattata ai nostri tempi portano a riflettere sul messaggio del testo: cosa si deve fare per conservare l’umanità in sé stessi?

Stazione Pirandello – Nuntereggae più

Rimasticature letterarie pirandelliane in scena al Teatro Sala Uno a Roma

Stazione PirandelloNon vado abbastanza spesso a teatro, per una serie di motivi che abbiamo tutti ben presenti: i biglietti costicchiano, i complici mancano e, rispetto al solito cinemino, per andarci ci vuole un piccolo sforzo di apertura e curiosità, perché è difficile prevedere se ne valga la pena oppure no – specialmente per i piccoli spettacoli, sui quali l’informazione scarseggia. Così per ogni spettacolo ci vuole il coraggio della scoperta, oppure un accredito per entrare gratis. In questo caso, a smuovermi è stata la seconda che ho detto, con l’incentivo dei testi di un autore che conosco bene abbinato alle canzoni di un musicista che non mi dispiace neanche un po’.

Ed eccomi in un fresco mercoledì sera di novembre, al botteghino del Teatro Sala Uno, spartano e suggestivo allo stesso tempo a ritirare due accrediti per Stazione Pirandello – Nuntereggae più. La rassegnata poetica pirandelliana mixata con le musiche strabordanti vitalità di Rino Gaetano: così riprendono vita, tagliati e reinterpretati dal regista teatrale Gino Auriuso i testi e i personaggi di Uno, Nessuno e Centomila, Enrico IV, Il berretto a sonagli, I giganti della montagna e Il treno ha fischiato.

Nei corpi espressivi di Sabrina Dodaro, Tony Alotta, Irma Ciaramella e Gabriele Linari prendono forma reminescenze liceali e si ripete una lezione sulla distanza tra un uomo e l’altro, sulla barriera invisibile che separa la follia dalla salute mentale, sulla profonda e insuperabile incomunicabilità che deriva da percezioni differenti. Semplici, ma di grande impatto cromatico l’allestimento e i costumi di Maria Francesca Serpe. Stazione Pirandello è in altre parole un excursus vivo e attuale nell’opera di uno dei più amati e famosi autori teatrali del Novecento italiano. Piacerà molto a chi si è lasciato affascinare dalle turbe dei personaggi nati dalla sua penna, anche se l’impaziente collage di sprazzi lascia poco spazio alla contestualizzazione e potrebbe confondere gli spettatori più digiuni di letteratura.

Sarà rappresentato fino al 27 novembre al Teatro Sala Uno (San Giovanni – Roma) Dal martedì al venerdì alle 21, il sabato alle 17:30 e alle 21 e la domenica alle 18