Una vita tranquilla: morire, tornare a vivere e morire di nuovo

Una vita tranquillaRosario (Toni Servillo) ha scelto la via della fuga dal passato. Ha scelto di nascondersi lontano, facendo finta di essere morto. Ha lasciato la sua famiglia in Campania dove la camorra lo cercava per ucciderlo e si è rifatto una nuova vita in Germania. Ha un ristorante italiano in mezzo al verde teutonico, ha una moglie biondissima e un figlio per il quale è già troppo vecchio.
Una vita normale, insomma, tranquilla. Ma non basta cambiare nome, cambiare moglie, cambiare nazione per sopravvivere al proprio passato, perché esso è pronto a riemergere come freudiano rimosso e a sommergerlo dei suoi peccati e di quelli della sua genia.
Un thriller/noir teso, cupo, drammatico. Giocato sui contrasti tra due realtà: il rifugio e la mite famiglia tedesca e l’onda di violenza causata dal rigurgito che viene dal passato. Perché anche se il protagonista decide di assolversi, il resto del mondo non lo fa e forse nemmeno dio, se esiste. Applauso al regista Claudio Cupellini, che aver co-firmato film collettivi come Sei pezzi facili e 4-4-2 e una commedia disimpegnata come Lezioni di cioccolato, passa a esprimere il proprio talento con un film più impegnativo, che mescola in maniera sapiente almeno tre generi (noir, thriller, drammatico), regalando allo spettatore un punto di vista profondo su come la camorra si radichi negli individui e nelle generazioni.

Indicazioni terapeutiche: pillola amaramente determinista, cura per chi ama dire che la mafia non esiste e per chi ne disegna confortanti confini regionali.

Zodiac: un thriller (niente di esaltante)

Zodiac
La storia del serial killer californiano è un bel thriller, un film che si lascia guardare con piacere, ma… chi va a vederlo con in mente Fight Club potrebbe restare deluso. Non è l’assenza di Brad Pitt che pesa sul giudizio, ma piuttosto due limiti, il primo dei quali era presente in nuce nel soggetto. Mi riferisco al fatto che si tratti di una storia vera: ciò che di solito è un valore aggiunto, ma in questo caso sembra attenuare/bloccare lo stile del regista. L’altro limite è una seconda parte un po’ pesante: troppi dialoghi, troppi elementi, troppe date – in effetti in questo caso non so se il limite sia insito nella storia o nel modo di raccontarla. Comunque ne risulta un overload informativo che schiaccia la tensione.
Detto ciò, Zodiac resta un film molto gradevole, sia dal punto di vista dei contenuti che dal punto di vista delle immagini. Senza eccessi nella rappresentazione della violenza, offre qualche spunto di riflessione interessante: sui limiti delle indagini poliziesche, su quanto possa incidere un avvenimento di cronaca nella vita di una persona e, a volercelo vedere, sull’etica giornalistica. Bel cast: notevole interpretazione di Robert Downey Jr. nei panni del giornalista cinico e alcolizzato, accanto a un Jake Gyllenhaal non proprio in splendida forma.
Indicazioni terapeutiche: utile per tenere la mente in allenamento, indicato per soggetti appassionati di gialli e thriller.