Ti prendo e ti porto via: la vorticosa giostra di Ammaniti

Ti prendo e ti porto viaAmmaniti ha una prosa viva, sferzante, senza soste. Ed è così che si legge: d’un fiato, oppure prendendo piccoli respiri e poi tornando in apnea. Le pagine di Ti prendo e ti porto via assomigliano a una giostra sulla quale salgono tanti personaggi diversi e un attimo dopo iniziano a girare vorticosamente, con le loro vite, le loro follie, i sentimenti, l’assoluta perversione e la più ingenua purezza, tutto quanto, insomma.

E mentre vediamo mescolarsi i colori, cose belle e cose brutte succedono in maniera inesorabile, collegate dalle catene di quella giostra che non riusciamo mai a vedere per intero. Non ci sono logiche morali, ma solo giri spietati e ciechi e, quando arriva un colpo, quella giostra si rivela una roulette russa. E niente può confortare il lettore, che dentro quel mondo ha vorticato anche lui, tranne la speranza dietro le ultime pagine e la volontà di restituire un senso che può essere solo individuale. Molto bello.