Non così cattivo: il monologo finale di Trainspotting


RentsRents:
Allora perché l’ho fatto? Potrei dare un milione di risposte tutte false. La verità è che sono cattivo. Ma questo cambierà, io cambierò, è l’ultima volta che faccio cose come queste, metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita.
Vi regalo una scena del mio film preferito. Una citazione così è un simbolo ed una promessa di quello che voglio avere davanti a me e di quello che voglio lasciare alle mie spalle. Perché a volte è nel momento stesso in cui ti alzi di scatto e decidi di andartene, che capisci di voler restare.
Ho detto tutto, niente altro sarà aggiunto sulla questione.

Trainspotting: una sfacciata dichiarazione d’amore

D  I  S  C  L  A  I  M  E  R
Questo post è, a modo suo, molto intimo: si possono capire tante cose da una preferenza cinematografica (ma direi anche letteraria), molte di più se si riesce a intuire attraverso quali occhi una persona guarda ciò che ama.
Trainspotting
Quando ho letto la recensione di Dome e Edo del mio film preferito, mi è venuta voglia di rivederlo dopo tanto tempo e, credo, per la centesima volta – in effetti superata una certa soglia è difficile fare una stima precisa. Stamattina mi sono svegliata troppo presto e mi trovavo nella condizione psicologica ideale per lasciarmi andare al piacere psichedelico del film di Danny Boyle.  Vista la dichiarazione iniziale, mi sembra inutile che lo recensisca: direi che è tutto bellissimo, geniale, blabla.
Allora voglio provare a suggestionarvi con il mio percorso personale dentro questo film. Forse l’idea è un po’ ambiziosa, ma… seguitemi!
Il monologo iniziale di Rent è il ritmo e la chiave di tutta la storia: un moralista vi dirà che è un messaggio deviante, un amoralista vi direbbe che è una filosofia di vita. Io sospendo il giudizio e vi chiedo di sentire come pulsa. A proposito, in inglese è straordinario, molto più musicale: I choose not choose life, I choose something else!
Questo film è un rapido proiettile che attraversa la miseria umana e la estetizza, la rende sensuale. Un proiettile che riduce tutti i buoni valori in una mediocre poltiglia borghese. Un film che si nutre di shock dello sguardo e li culla attraverso musiche suadenti. Il montaggio serrato non perdona distrazioni e accosta, frulla, rigurgita con una precisione millesimale. Stupenda la scena in cui Rent Boy (Ewan McGregor) salta dal muro e si ritrova direttamente nella casa di Madre Superiora/Swanney (Peter Mullan).
  1. Io penso che i dialoghi in Trainspotting racchiudano alcune delle migliori battute della storia del cinema.
  2. La bellezza delle inquadrature e il montaggio sarebbero in grado di raccontare da sole tutta la storia, forse anche di più.
  3. Le atmosfere create dalle musiche si insinuano sottopelle e nemmeno i silenzi sono casuali – avete notato quanto sia desolante la scena in mezzo alla campagna scozzese? E avete notato che non è accompanata da nessuna musica?
Ciò che è davvero straordinario è come questi tre linguaggi si rafforzino nelle loro suggestioni, in un film che in un’ora e venti è come una botta di anfetamina (per fare la metafora a tema).
Nella colonna sonora ci sono alcuni pezzi indimenticabili: Nightclubbing di Iggy Pop, Perfect Day di Lou Reed e Born Slippy degli Underworld.
Ogni volta che lo guardo c’è qualche frase che mi dice qualcosa di nuovo, che magicamente si adatta perfettamente alla stagione che sto vivendo.
[Arriva l’inevitabile spoiler] Per leggere la frase sotto, evidenziala con il mouse.
Alla fine lui ruba tutti i soldi ai suoi amici (già… è vero: lascia una piccola somma a Spud) e si avvia verso una nuova vita, attraversando uno dei tanti ponti sul Tamigi:
Rents: Allora perchè l’ho fatto? Potrei dare milioni di risposte, tutte false. La verità è che sono cattivo. Ma questo cambierà, io cambierò. È l’ultima volta che faccio cose come questa. Vado avanti rigo dritto, scelgo la vita…
Ma chi può credergli davvero?

Indicazioni terapeutiche: una botta di anfetamina cinefila. Attenzione: l’uso prolungato potrebbe creare dipendenza.