City: brutalmente Baricco

CityCity di Alessandro Baricco, BUR Aprendo
City il lettore è accolto da una prosa mutante e disordinata, sembra di essere dentro un set hollywoodiano: superato un primo momento di smarrimento interi mondi si dischiuderanno davanti ai vostri occhi. Un piccolo genio che per mettere all’angolo la solitudine inventa due amici immaginari. Una ragazza audace, ma ancora acerba, inseguita dal fantasma dell’amante di Hitler.
I due protagonisti della gelida City di Alessandro Barricco si incontrano per percorrere insieme un pezzo decisivo delle loro vite e alle loro avventure paradossali si intersecano storie diverse. Storie frullate, centrifugate, mixate: ciascuna con un proprio linguaggio, uno stile, una filosofia: il boxeure che combatte per sentirsi vivo, il mesto professore universitario… e un’intera cittadina del selvaggio west. Non esistono mezzi-toni, pastelli e sfumature, le storie della City esplodono in un’euforia di tinte forti. La parola, come una lama di coltello, è fatta per penetrare nella carne del lettore, con tante voci diverse che sembrano ricalcate su quelle della letteratura e del cinema americano. Una scrittura originale, stupefacente, impressionante.

La città di Baricco è un labirinto in cui perdersi, di cui resta in mente un cortocircuito di input, un montaggio di immagini che assomiglia a un videoclip, a uno spot televisivo. Restano appiccicati addosso il senso di sconforto, la solitudine senza scampo dell’uomo contemporaneo. Grattando gli strati di questo romanzo polifonico ci si stupisce della profondità di queste storie strambe, freak, borderline.