Un giorno perfetto: dramma spiazzante

Isabella FerrariDopo la delusione di Saturno Contro avevo relegato Ferzan Ozpetek nell’antro più oscuro delle mie preferenze cinematografiche. Nonostante l’affascinante (e bravo) Valerio Mastandrea, nonostante il soggetto della Mazzucco, non mi sono fatta prendere dall’entusiasmo. Sono entrata in sala sospettosa. Poi sono bastati l’uso pervasivo dei suoni e la prima carrellata nella casa dei protagonisti, a farmi capire che mi trovavo davanti ad un film significativo e che il regista turco, messo da parte il solito copione, stava ripartendo da qualcosa di nuovo.
Si parte dalla fine. E questa introduzione non-lineare ad un mondo tanto inconcepibile da essere cronaca ha l’imponderabile gravità di un destino segnato. Davanti ai nostri occhi vediamo ticchettare 24 ore, come se si fosse innescata una bomba ad orologeria: intuiamo la fine ed essa vernicia di nero anche i pochi sprazzi di speranza.
Un giorno perfetto è uno dei film più amari che abbia mai visto. Un intreccio di storie disperate: una famiglia distrutta da un amore ossessivo e violento, le pieghe nascoste nella vita lussuosa di un deputato, il tentativo dei figli di crescere nonostante i genitori. Un film spietato, doloroso, angosciante. Forse un po’ troppo carica la colonna sonora, che a momenti sottolinea in maniera pedante i contenuti drammatici. Ma, seppur con questo piccolo neo, il film ti assorbe nella sua voragine. E non vi stupite se subito dopo averlo visto non saprete da che parte aggrapparvi…
Notarella: seppure accennata in un dialogo… anche qui Ferzan non si è risparmiato la storiella omo!
Nota seria: l’accoglienza tiepida da parte della critica mi lascia perplessa. Rifletto: che sia ostracismo rispetto all’allontamamento dai propri clichè consolidati?
Indicazioni terapeutiche: amarissimo farmaco che agisce sull’ossessione. Avvertenze: se siete in cura dallo psicanalista per la vostra depressione, programmate qualche ora di terapia extra.

(Contro) Saturno contro

Saturno controLeggo sul Ciak di luglio che Ozpetek ha vinto il Ciak d’Oro per la miglior regia, e tutti si burlano di Tarantino che alcuni mesi fa aveva aspramente criticato il cinema italiano contemporaneo, contenti e felici. Ma parliamone…
Non vorrei tornare sulla tarantiniana polemica (che, in fondo, ha solo buttato nuova legna su un fuoco che ogni tanto si riaccende), ma solo chiedermi (e chiedervi) se un film come Saturno contro possa meritare di essere premiato. Ho visto l’ultimo film del regista turco dopo aver apprezzato Harem Suaré, adorato Le fate ignoranti e ammirato La finestra di fronte – mi sono persino bevuta con piacere il mistico Cuore Sacro. Quand’è così vai al cinema e ti aspetti la mano di uno che sa condurre le storie. Vai al cinema e trovi un ritratto della borghesia romana, dei suoi vizi e delle sue manie, di paure e relazioni fragili.
Un ritratto: statico, non un racconto. Una fotografia sfibrante, un brodo di due ore che si sarebbe potuto restringere in un corto di 10 minuti e nessuno avrebbe perso niente. Dialoghi prolungati e ripetitivi e alcune battute così fuori luogo da far cascare le braccia a terra. Sequenze infinite in cui i personaggi camminano insieme, inutili lungaggini travestite da poesia visiva. E, tutto questo, senza una storia: i personaggi non si evolvono, la trama non ha un vero sviluppo, non ha punti di svolta, non ha finale, se vogliamo. Ha solo un grasso, esasperante nucleo centrale.
La rabbia è sollevata dal fatto che il film avesse ben altre potenzialità: un cast interessante in cui collaudati attori come Margherita Buy (perfetta nel ruolo di moglie e psicologa) e Stefano Accorsi, si affiancano alle sorprendenti prove di volti televisivi come quello di Ambra (per me, che in quinta elementare vedevo Non è la Rai, non avrà mai un cognome) e di Luca Argentero; un regista che, quando non dorme sugli allori, fa cinema. E poi soldi ragazzi, che vengano dal product placement o solo dalle porte che il nome apre nelle case di produzione, soldi che si notano nelle caratteristiche tecniche del film e nella cura dei particolari. Premio alla miglior regia… premio al miglior aborto.

Indicazioni terapeutiche: efficace pro-memoria su cosa possa diventare il cinema italiano cosiddetto d’autore nel caso di ipertrofia della personalità dell’autore stesso e atrofia delle tecniche narrative. Assumere solo in caso di necessità. Controindicazioni: potrebbe stimolare l’aggressività in soggetti affetti da cinefilia: studi di laboratorio hanno dimostrato che dopo la visione di questo film alcuni spettatori volevano andare a tirare le pietre sotto la casa del regista.