Il Maestro e Margherita

Il maestro e MargheritaIl Maestro e Margherita di Michail BulgakovI Classici Universale Economica Feltrinelli
Mi sono avvicinata a questo libro grazie a una coincidenza. Siccome sono dei pesci e mi piace credere che le coincidenze qualche volta ci indichino la strada, non me la sono lasciate sfuggire nemmeno questa volta. Un giorno a pranzo con i miei colleghi avevo sentito parlare di questo libro: tutti lo facevano con toni estasiati, quasi rapiti al ricordo della bellezza e dell’originalità delle pagine scritte. Solo pochi giorni dopo, passeggiando alla Feltrinelli con mia madre, mi ritrovo davanti un banchetto con il libro scontato. Senza che io potessi dire nulla mia madre lo solleva e mi fa. “Questo vorrei leggerlo, alla consulta* mi hanno detto che è molto bello”. Ma dai?! Anche a me, e pochi giorni fa!
Lo compriamo e decidiamo di scambiarcelo a fine lettura. Be’ non era questa grande coincidenza, ma avevo voglia di raccontare l’episodio per rompere il ghiaccio, ecco. Soprattutto, raccontare come mi sono ritrovata a leggere un libro che parla del diavolo mi serve per farvi immaginare quali aspettative avessi. Da una pagina all’altra mi aspettavo il botto, il colpo di genio, la folgorazione totale! Invece no. Il libro mi è piaciuto e ho apprezzato molto i personaggi (un po’ meno la struttura narrativa), ma non c’è stato un momento in cui ho provato una libresca sindrome di Stendhal, come avrei creduto.
Un giorno leggevo sul 3 mentre andavo al lavoro (mi trovavo ancora ai primi capitoli), una signora di mezza età sbircia la copertina e mi dice: “Bello! Il Maestro e Margherita di Bulgakov” e aggiunge, infervoratissima: “Legga, legga pure signorina, troverà pagine bellissime!” Io sorrido e vado avanti con la lettura alla ricerca di qualcosa che mi apra la mente. Forse per ogni libro, specialmente per i classici, c’è un momento superato il quale leggerli non fa più lo stesso effetto: forse se avessi letto questo romanzo intorno ai sedici diciassette anni ne sarei stata profondamente affascinata.
Metti Il Ritratto di Dorian Gray, che è stato uno dei miei libri preferiti ai tempi del liceo. Ho provato a propinarlo a qualcuno che aveva da molto superato i diciassette anni ed è stato un disastro. Se ogni lettura ha un tempo, io per Il Maestro e Margherita sono arrivata fuori tempo massimo. Naturalmente, anche se non mi sono strappata i capelli come una specie di groupie letteraria, ho apprezzato questa storia, i riferimenti sottili ma non troppo velati al regime comunista e, più di ogni altra cosa, la torbida saggezza di Woland/Satana. La citazione che voglio conservare è arrivata a due o tre capitoli dalla fine del libro, ed è questa:

Nei primi attimi gli salì al cuore, furtiva, una nostalgia struggente, ma presto la sostituì un’ansia dolce, una vagante irrequietezza da zingaro.

Mi sembra di sapere perfettamente come si sentiva Il Maestro.

*La consulta delle donne di Uta