Indignati e violentati: testimonianze dai social network

Questo post nasce, come quello di sabato sera, da un moto di indignazione, dalla volontà di capire, dalla triste incredulità rispetto a quello che è accaduto appena sotto casa. Nasce come la raccolta di alcune delle impressioni e riflessioni a caldo raccolte sui social network. Da quelli che c’erano e hanno manifestato in maniera pacifica, da quelli che non sono scesi in piazza, ma si sentono indignati comunque, da quelli che hanno molte domande da insinuare.
Come ho già detto, io alla manifestazione non sono andata. Quando ho capito cosa stava succedendo mi sono attaccata ai giornali online e ai social network ad assorbire un flusso misto di informazioni, pregiudizi e quelle che sembravano cronache di guerra o, almeno, di guerriglia urbana. Se è vero che un’immagine vale mille parole, una delle prime cose a colpirmi sabato è stata questa foto, accompagnata dal commento di Chiara Chiusolo:
Era più o meno questa l’idea che avevo della manifestazione… e che abbiamo ottenuto adesso??? Una beneamata FAVA!!!
Indignados
Perché indignati? Non sono tanto le banche il primo obiettivo degli indignati italiani, quanto il precariato economico che diventa esistenziale. Il lavoro – che va e viene – è la prima etichetta distintiva con cui ciascuno degli indignati che ho intervistato sceglie di presentarsi: non è un caso.

Ho quasi 27 anni ed un lavoro precario. Se alle tre e mezza di questo lunedi pomeriggio sono davanti al pc, non è (solo) per mia scelta. Passo i tempo ad assicurarmi che il cellulare prenda bene, in attesa del mio prossimo contratto e pregando perchè la mia unica alternativa non sia fare le valige e tornare nella città da cui sono partita. Il mio uomo, liberoprofessionistaprecario, è (miracolosamente) al lavoro… ultimamente parliamo spesso della possibilità o meno di andare a vivere insieme. Che bello eh? E se un giorno la nostra sorte precaria ci facesse ritrovare con le pezze lì dove non splende il sole, come la mettiamo??? Quante inutili speranze nutrite nella manifestazione di sabato!!! E più che semplicemente “indignata”, sono indignata per gli indignati… nel senso che, Signore e Signori della Corte, siamo noi lo stramaledetto motore di questa nazione in coma farmacologico. Siamo operai, panettieri, agricoltori, commessi e quant’altro.

Abbiamo noi il coltello dalla parte del manico, abbiamo il sacrosanto diritto e il dovere morale di paralizzarlo, questo Paese: incrociamo tutti le braccia, all’unisono e facciamolo ad oltranza, finchè l’indignazione tacita ed incisiva non arrivi al cervello di chi tiene i nostri fili, e strappi via i tappi dalle orecchie di quelli che non prestano attenzione a nulla se non a ciò che tintinni come moneta sonante! Per quanto la musica, gli striscioni colorati e una bella giornata di sole siano una gran bella coreografia, una sfilata nel centro storico non cambia la storia. Sono anni che abbiamo toccato il fondo, eravamo tutti in attesa della naturale risalita. Ed invece ci siamo rivelati delle ottime talpe!

Vogliamo tutti un futuro, vogliamo poter sognare e fare programmi a breve e lungo termine. Minimo comun denominatore che dovrebbe si portarci tutti in piazza, ma anche ai palazzi del potere il giorno dopo, e altrove il giorno seguente. La cronaca di un corteo annunciato, da sola, serve a ben poco.

Chiara Chiusolo

Mi chiamo Stefano, 37 anni, trascorsi da precario dell’informazione cinematografica, come a dire “nessun presente” (citando Giorgio Canali) e un futuro improbabile. Coabito ancora con genitori coi quali il rapporto è a dir poco problematico, perché i miei compensi incerti e sporadici non sarebbero sufficienti ad affittare la botte di Diogene il Cinico. Sono completamente scettico, rispetto all’idea che la situazione mia e dei miei simili possa migliorare, senza che si dia inizio a una rivoluzione sociale di portata mondiale. Sono comunista, per cui i motivi che mi hanno portato ad aderire alla manifestazione vanno al di là dell’indignazione individuale, che pure è forte. Movimenti come quello degli “Indignados” partono da un disagio reale, concreto, ma non hanno spesso una guida forte, sicura, che gli consenta di incanalare l’energia e la rabbia in un progetto rivoluzionario pienamente consapevole. Da circa due anni milito in un partito di orientamento trotskista, lì ho imparato in sostanza che “ogni lasciata è persa”: nel senso che bisogna “fare entrismo”, ovvero entrare con le nostre ridotte forze (in un’epoca che vede trionfare i poteri internazionali e locali più reazionari, vessatori e opprimenti) in ogni movimento che si proponga come contrario agli abomini del sistema capitalista, per cercare di spingerne gli affiliati verso una protesta ancora più radicale. 

Stefano aka Darth Steve

Fondamentalmente penso di dover lavorare per vivere e che la mia vita non debba essere il lavoro mentre le attuali politiche spingono a precarizzare più possibile il lavoro in modo da evitare che un lavoratore possa, nella vita, fare altro che lavorare, possibilmente alle condizioni peggiori possibile. va da sè che, a utilità terminata, crepi, visto che le pensioni non sono previste in questo sistema. quindi ben vengano i contratti rinegoziabili, i licenziamenti facili, i tagli al welfare, all’istruzione, alla sanità. purchè pubbliche, eh; le private, accessibili a pochi, vengono invece potenziate di conseguenza. beh, onestamente, tutto questo mi fa schifo ANCHE se è possibile che io mi trovi nella categoria di persone “non del tutto sfruttate”. e, se un branco di piccoli ometti pagati per essere rappresentanti delle nostre richieste crede di essere diventata un’oligarchia assoluta, beh, mi assicurerò personalmente che l’equivalente moderno della ghigliottina del 1789 francese sia loro chiaro presagio del futuro prossimo.

Davide aka Sarcastic Ogre

Che idea vi siete fatti dei black bloc?

Ci sono molte domande che mi ronzano in testa da sabato: chi sono questi black bloc e cosa vogliono? Seguono un’ideologia e degli obiettivi politici oppure sono solo degli spaccatutto, delle “Bombe di distrazione di massa“, come ha efficacemente sintetizzato il mio amico Francesco (aka Ciccio)? Perché al termine di ogni manifestazione non emergono mai i nomi, perché sembra sempre che siano inarrestabili, letteralmente? L‘intervista su Repubblica non è bastata a colmare i miei dubbi, al contrario. L’intervistato è elusivo e vago: il giornalista che ha scelto il titolo Il black bloc svela i piani di guerra” commette il solito reato di sensazionalismo.

Black cops. h14.20 inizio degli scontri, h21.19 nessuna notizia di arresti.

Alessandro Gambino

Indignata con i black bloc: da pacifico corteo di contestazione a un campo di battaglia… anche questo è un bavaglio…  […] Non mi spiego come solo 3 camionette abbiano cercato di fermare dei teppisti allo sbaraglio. Io ero a San Giovanni e vi assicuro che o non erano organizzati o la volontà di fermarli non c’era

Marilena Vinci

Venerdì in via Nazionale c’era un presidio di un’ottantina di soggetti in preparazione della manifestazione di sabato. Tutta via Nazionale, dall’inizio alla fine era piena di camionette. Ai limiti dell’assurdo. E poi, sabato, con una manifestazione di 150.000 persone ed oltre nessuno è stato in grado di evitare quello che è successo? Tutti i poliziotti che per una settimana c’è mancato poco che me li ritrovavo pure a casa, sabato dove stavano? Io non riesco a credere che non era tutto previsto, scusatemi. Manifestanti o non manifestanti, pagati o non pagati, idioti o non idioti noi a manifestare pacificamente eravamo di più e questo DEVE arrivare all’opinione pubblica.

Roberta Rosatone

pur non avendone la certezza, continuo a pensare che a) siano infiltrati; b) siano effettivamente violenti paralleli al movimento “tollerati” dalle “forze dell’ordine” affinchè creino il casus belli per disordini.

una manifestazione, pur essendo nella patria della gente che crede + a minzolini che a ciò che avviene sotto la propria finestra, se è pacifica, almeno la gente pensa “beh, guarda quanti giovani, tutti colorati”; se è violenta penserà, invece “oh, no, la mia macchina parcheggiata qua sotto”.

Davide aka Sarcastic Ogre

Sono convinto che insieme a qualche testa calda ci fossero diversi agenti infiltrati, con disposizioni ben precise atte a screditare, con un ricorso insensato alla violenza, l’intera manifestazione. Mi sono tornati in mente gli analoghi inganni proposti, nell’ambito del solito e ormai prevedibile “terrorismo di stato”, a Genova nel 2001, dove il fantomatico “black bloc” fu un pretesto usato ad arte per poter massacrare indiscriminatamente tutti gli altri manifestanti, tranne loro. Così come mi è tornata in mente la cupa ironia di una canzone, del già citato Giorgio Canali: “L’uomo della digos travestito di nero / lancia sassi, urla slogan, sembra quasi vero / talmente vero che poi prende e porta a casa / le manganellate del collega in divisa / sfortunate coincidenze / malaugurate circostanze / esiti imprevedibili…” 

Stefano aka Darth Steve

Per chiudere, mi permetto di citare un’amara considerazione twittera di Stefano Epifani:

950 città in protesta. Solo una in rivolta. Il sintomo sinistro che proprio in quella non avverrà la rivoluzione.

Io, adesso, mi sento ancora più indignata. E voi?

We are the 1%
Oggi non mi sono unita al corteo degli indignati a Roma. Non perché non ne condivida le motivazioni, ma per una serie di ragioni sulle quali non mi soffermerò, non ultimo il fatto di essere totalmente incapace di credere che le cose possano davvero cambiare e che il cambiamento possa nascere dal basso. So bene che un atteggiamento passivo si presta a mille critiche, ma dopo gli avvenimenti di questo pomeriggio anche io vorrei dire la mia opinione, per quel – poco, pochissimo – che vale.
Dalla mia comoda postazione domestica ho seguito sui social media e sul web la folle degenerazione della protesta a Roma. All’improvviso mi sono sentita coinvolta, all’improvviso mi sono sentita vicinissima a tutte le persone che erano scese in piazza per manifestare pacificamente e si sono trovate nel bel mezzo della guerriglia urbana. Soprattutto ho sentito – e sento ancora – il bisogno di capire. Vorrei sapere come mai su quasi 1.000 città coinvolte in 82 Paesi diversi solo a Roma la protesta si sia trasformata in guerriglia urbana.
Vorrei sapere se sia colpa di un governo che non sa mantenere la sicurezza, vorrei sapere chi sono davvero i black bloc e di chi fanno gli interessi, vorrei sapere se questo macello fosse davvero prevedibile come dicono alcuni col senno di poi. Ancora una volta, mi vergogno e sono amareggiata per questa povera Italia. Il vero peccato è che le violenze rischiano di appannare le vere motivazioni alla base dell’indignazione. Il 15 ottobre non è stato un’altra Genova 2001. Il 15 ottobre 2011 è stato il giorno in cui in tutto il mondo persone che hanno ancora a cuore il futuro e la democrazia, si sono sollevate contro l’abuso dei poteri. Date un’occhiata ai punti programmatici degli indignati:

  1. Contro l’austerità come soluzione della crisi;
  2. Contro il precariato materiale ed esistenziale;
  3. Per la libera circolazione della conoscenza attraverso le reti;
  4. Per la libera circolazione delle persone, perché siamo tutti migranti e tutti cittadini;
  5. Per un nuovo modello democratico, realmente rappresentativo.
Per decidere di alzarsi e seguire gli indignati non c’è bisogno di essere poveri, giovani o precari. Provate a leggere le testimonianze di alcuni privilegiati che chiedono per sé più tasse, un punto di vista decisamente inusuale: we are the 1 percent, we stand with the 99 percent.