Cinema (quasi) gratis a Roma: tornano le Notti di cinema a Piazza Vittorio. Calendario & micro-recensioni

Cominciano l’8 luglio, sotto le stelle della piazza più multietnica della capitale, le Notti di cinema di Piazza Vittorio, una rassegna dei più bei film della passata stagione, delle rivelazioni del recente festival di Pesaro… e non solo! Adoro queste notti perché sono ricche, variegate e per niente snob, oltre ad avere prezzi molto popolari e una location affascinante.
Prezzo del biglietto (consente di vedere 2 film sullo stesso schermo): Intero 6€ – ridotto 5€ TESSERA FEDELISSIMI: ogni 10 ingressi, 2 in omaggio!
Consigliati (io li ho visti, se voi no fareste meglio a farlo)
I Love Radio Rock
Un piccolo gioiello inglese di qualche annetto fa (2009), con un cast che gronda talento (Philip Seymour Hoffman, Bill Nighy, Kenneth Branagh, Nick Frost, Emma Thompson, Gemma Arterton) una colonna sonora ricca di meraviglie e una storia emozionante, di quelle che fanno ridere come deficienti e piangere come agnellini. Senza considerare che è uno dei rarissimi casi in cui il titolo italiano è quasi meglio di quello originale. Aprirà lo schermo d’essai venerdì 8 luglio alle 21:30.
Immaturi Una commedia italiana dalla freschezza sorprendente, con personaggi sopra le righe, che riescono però a cogliere bene le contraddizioni, le idiosincrasie e i difetti dei circa quarantenni di oggi, ancora sospesi tra la voglia di sentirsi ragazzini e un futuro incerto. Cast brillante con Ricky Memphis, Luca Bizzarri, Paolo Kessilogu, Ambra Angiolini, Raul Bova, Barbara Bobulova, Anita Caprioli e Alessandro Tiberi. Regia di Paolo Genovese. Sabato 9 luglio, 21:15 + Sabato 23 luglio, 21.15+ Giovedì 4 agosto 20:45, schermo ATAC.
Vallanzasca Il controverso film che Michele Placido ha presentato all’ultimo Festival di Venezia, con un Kim Rossi Stuart in grazia di Dio che interpreta uno dei più affascinanti criminali del nostro passato prossimo. Potete leggere la mia recensione di Vallanzasca qui. Martedì 12 luglio 21:15, schermo d’essai. + Domenica 31 luglio, 21:15, schermo ATAC.
La versione di Barney Dall’omonimo romanzo di Mordecai Richler, un film che raccoglie la vita intera, le relazioni e il destino di un uomo. Con un indimenticabile Paul Giamatti. Uno dei film più emozionanti visti a Venezia 2010. Potete leggere la mia recensione de La versione di Barney qui. Mercoledì 13 luglio 21:15, schermo d’essai. + Venerdì 29 luglio, 21:15, schermo ATAC.
Cattivissimo me Un film d’animazione che piace ai grandi, e, finalmente, anche ai bambini. Un mondo alla rovescia, con un protagonista teneramente cinico, sbruffone e antisociale. Potete leggere la mia recensione di Cattivissimo me qui. Giovedì 14 luglio, 21:15 schermo ATAC.
Across the Universe Un film meraviglioso, un viaggio nella discografia dei Beatles e nelle atmosfere dei favolosi anni Sessanta (e Settanta). Diretto dalla talentuosa Julie Taymor, un concentrato immaginifico di emozioni, bella musica e profonde intuizioni. Venerdì 15 luglio, 21:15, schermo d’essai.
Boris – Il film Dopo tre serie, almeno due delle quali riuscite a un livello fino a poco prima nemmeno auspicabile per la serialità italiana, il film di Boris concentra e riunisce tutte le energie creative e irriverenti che hanno reso la serie un cult. Come al solito, soprattutto una scusa per rappresentare i vizi di questo Paese. Domenica 18 luglio, 21:15, schermo ATAC. + Giovedì 28 luglio, 21:15, schermo d’essai cui segue l’incontro con Francesco Pannofino.
C’è chi dice no Ancora una di quelle commedie italiane che hanno caratterizzato l’ottima annata cinematografica. Un cast molto televisivo (Luca Argentero, Paolo Ruffini, Paola Cortellesi, Myriam Catania, Marco Bocci) per raccontare uno dei vizi del mondo del lavoro in Italia: la raccomandazione. Dalla sanità alla pubblica istruzione, passando per il giornalismo: un Paese in cui se non conosci nessuno sei fottuto. Divertente ed emozionante, ma un po’ semplicistico. Lunedì 18 luglio 21:15, schermo ATAC + mercoledì 27 luglio, 21:15, schermo ATAC.
Venti Sigarette In un anno di grande successo della commedia, il film italiano che ho amato di più (complice la visione durante la kermesse veneziana)  è probabilmente questo film drammatico: una storia triste come poche altre, ma in grado di strappare più di un sorriso, una regia che sa trattare le immagini come si dovrebbe sempre fare, un soggetto forte e due giovani attori veramente bravi (Carolina Crescentini e Vinicio Marchioni). Se volete, potete leggere qui la mia recensione di Venti Sigarette. Martedì 19 luglio, 21:15, schermo d’essai.
Una vita tranquilla Un Tony Servillo prevedibilmente impeccabile in un film molto intelligente e allo stesso tempo sconfortante sull’impossibilità di voltare le spalle al proprio passato e cambiare vita. Se volete saperne di più potete leggere per intero la mia recensione di Una vita tranquilla. Giovedì 21 luglio, 21:15, schermo d’essai. A seguire incontro con il regista Claudio Cupellini.
Io non sono qui Dal regista di Velvet Goldmine, Todd Haynes, un altro viaggio nella grande musica del passato. La storia di Bob Dylan reinterpretata da un prisma di personaggi diversi. Grande sceneggiatura, regia ricca di charme e interpretazioni imperdibili (tra le altre quella premiata di Cate Blanchett). Per saperne di più clicca qui e leggi la mia recensione di Io non sono qui. Venerdì 22 luglio, 21:15, schemo d’essai.
La pecora nera Dal popolarissimo autore/attore teatrale Ascanio Celestini un esordio cinematografico molto singolare che conserva l’anima del palcoscenico e racconta la malattia mentale in modo toccante e disarmante. Se volete sapere la mia opinione leggete la mia recensione di La pecora nera. Domenica 24 luglio, 22:50, schermo d’essai. + Venerdì 5 agosto, 20:45, schermo , schermo d’essai.
Rango Dalla fantasia indomabile di Gore Verbinski, la sofisticata storia di una lucertola, pretesto western per parlare di cose importanti come l’identità, le scelte che lasciano un segno, il senso di appartenenza, la vita e persino la morte. Il tutto mirabilmente punteggiato da un popolare gusto cinefilo. Per sapere qualcosa di più potete leggere qui la mia recensione di Rango. Lunedì 25 luglio, 21:15, schermo ATAC.
Into Paradiso Una commedia velata di amarezza che esprime con leggerezza partenopea l’anima napoletana. Singolare sceneggiatura, ottimo cast. Vale sicuramente una visione, anche (soprattutto?) per chi non è mai stato a Napoli. Per sapere cosa ne penso leggi la mia recensione di Into Paradiso. Martedì 26 luglio, 23:00, schermo ATAC.
In un mondo migliore Premiato al Festival del cinema di Roma, il film di Susanne Bear è un inquietante e spietato ricatto dell’infanzia (negata?) nel mondo occidentale. Riflessivo, senza che il ritmo narrativo ne debba soffrire. Se vuoi leggi la mia recensione di In un mondo migliore. Mercoledì 27 luglio, 21:15, schermo d’essai.
127 Ore Dal regista del mio film preferito, Danny Boyle, un film sublime sul rapporto tra l’uomo (essenzialmente limitato) e la natura (essenzialmente illimitata. Grande prova di recitazione per James Franco. Se vuoi leggere la mia recensione di 127 Ore clicca qui. Sabato 30 luglio, 23:10, schermo ATAC.
We want sex Dalla Gran Bretagna, una commedia sociale femminista divertente e commovente. Con la mia scoperta dell’ultima annata cinematografica, l’attrice Sally Hawkins. Se sei curioso, leggi la mia recensione di We want Sex. Mercoledì 3 agosto, 20:45, schermo d’essai.
I ragazzi stanno bene Storia di una normalità fuori dal comune: la vita di una famiglia lesbica con due figli riceve uno scossone quando i ragazzi vogliono conoscere il donatore di sperma che vorrebbero chiamare padre. Una commedia intensa e divertente. Se vuoi conoscere la mia opinione leggi la recensione di I ragazzi stanno bene. Venerdì 5 agosto, 22:30, schermo ATAC.
Gianni e le donne Il secondo piccolo gioiellino di Gianni Di Gregorio, una malinconica e fresca riflessione sulla vecchiaia, stagione della vita rimossa e ritardata con ogni scusa. Se vuoi sapere cosa ne penso leggi la mia recensione di Gianni e le donne. Sabato 6 agosto, 22:30, schermo ATAC.
Sconsigliati (io li ho visti, ma chi non l’ha fatto non si è perso nulla) Unstoppable – recensione. Venerdì 8 luglio 21:15, schermo ATAC.
Amore e altri rimedirecensione Venerdì 15 luglio, 23:00, schermo ATAC.
Il Grinta Lunedì 18 luglio, 23:00, schermo ATAC.
Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni Giovedì 21 luglio, 22:50, schermo ATAC.
La solitudine dei numero primi – recensione Lunedì 25 luglio, 21:15, schermo d’essai. A seguire incontro con Saverio Costanzo e Alba Rohrwacher.
Vi presento i nostri Lunedì 25 luglio, 23:00, schermo ATAC
I Vicerérecensione Sabato 30 luglio, 21:15, schermo d’essai.
Recuperi auspicabili (sì, mi vergogno di non aver ancora visto alcuni di questi film)
Maschi contro Femmine Sabato 9 luglio, 23:15, schermo ATAC.
Femmine contro Maschi Martedì 19 luglio, 21:15, schermo ATAC + Martedì 2 agosto, 22:30, schermo ATAC.
Il cigno nero Lunedì 11 luglio, 21:15, schermo ATAC. + sabato 30 luglio, schermo ATAC.
Precious Sabato 16 luglio, 21:15, schermo d’essai.
Gorbaciof Sabato 16 luglio, 23:10, schermo d’essai.
La donna che canta Domenica 17 luglio, 21:15, schermo d’essai
Nessuno mi può giudicare Lunedì 18 luglio, 21:15, schermo d’essai. Segue incontro con il regista Massimiliano Bruno. + 28 luglio, 21:15, schermo ATAC. + Sabato 6 agosto, 20:45, schermo ATAC.
Somewhere Mercoledì 20 luglio, 21:15, schermo d’essai.
Biutiful Sabato 23 luglio, 21:15, schermo d’essai.
Shine a light Martedì 26 luglio, 21:15, schermo d’essai.
Il gioiellino Domenica 7 agosto, 20:45, schermo d’essai.
Il ping pong del cinema italiano: botta e risposta con i registi
Marco Bellocchio Giovedì 14 luglio, 21:15, dopo la proiezione di Sorelle mai
Massimiliano Bruno Lunedì 18 luglio, 21:15, dopo la proiezione di Nessuno mi può giudicare
Claudio Cupellini Giovedì 21 luglio, 21:15, dopo la proiezione di Una vita tranquilla
Saverio Costanzo e Alba Rohrwacher Lunedì 25 luglio, 21:15, dopo la proiezione di La solitudine dei numeri primi
Alice Rohrwacher Lunedì 1 agosto, 21:15, dopo la proiezione di Corpo Celeste
Giuseppe gagliardi Giovedì 4 agosto, 20:45, dopo la proiezione di Tatanka

Zach and Miri make a P…arty!

Domenica pomeriggio mi è arrivato l’invito della festa per l’uscita del film Zach and Miri (a proposito: l’ho visto, è carinissimo e presto scriverò la mia recensione)… Questa era la locandina dell’evento (occhio al gadget!):

Zach & Miri Make A Party

 

E chi se lo perde? [Ok, il lunedì è un giorno sfigato, con tutta la settimana davanti e il giorno dopo ultra-lavorativo… ma Immanuel Casto varrà bene qualche ora di sonno in meno, no? Due minuti dopo aver saputo della festa ero già pronta.]

Cosa serve per andare a una festa così? Qualcosa di carino da mettere, un gruppetto di amici per sdrammatizzare l’imbarazzo e un po’ di faccia tosta. Ready to go!

Che cosa succede in una festa così? Iniziamo la serata con un lucchetto al collo. Cos’è una roba bondage? Niente affatto, andiamoci piano, è una nuovo tipo di speed date: tutte le ragazze single vengono lucchettate all’ingresso e tutti i ragazzi vengono dotati di combinazione numerica. Quando inizia il gioco ogni ragazza dovrà trovare il cavaliere che sarà in grado di aprirla, per vincere un buono vacanza di 50€. E quelli che non vincono nulla? Partecipano all’estrazione finale. Ma andiamo con ordine. Lucchettata e munita di preservativi in omaggio (della serie… non si sa mai?) sono andata verso i miei amici e, soprattutto, il bar (non prestando troppa attenzione a una bancarella di giocattoli erotici). Una bella birra era indispensabile, per cominciare. Non avevo nemmeno finito di bere, che sono arrivati i VIP. Una era la pornostar Milly D’Abbraccio, che nel giro di pochi minuti tra un sorriso e una posa ammiccante ha calato il vestito aderente facendo saltare fuori due meloni al silicone. Oooops! Vietato ai minori, e non erano nemmeno le 10 di sera!

Fine del tappeto rosso, inizia il lock and speed date: sarà stata l’alta percentuale di gaiezza nell’aria, ma era evidente che quasi tutti i single presenti (me compresa) erano molto più interessati alla vacanza, che alla ricerca di un partner di vittoria. Insomma, mezz’oretta passata in allegria, con un livello erotico da festa delle elementari. La vera chicca della serata è stato Immanuel Casto: depilato e sbottonato, acclamato da gay festanti, ha soddisfatto i fan con quattro pezzi uno dietro l’altro, tra cui la cosa più casta era questa meraviglia che non conoscevo.

Earth Day Italia | Roma, Villa Borghese – 20 aprile 2011

Carmen Consoli

Earth Day 2011. A me è bastato un solo nome per dire: io ci sarò! Naturalmente, è quello della Cantantessa per antonomasia, Carmen Consoli. Non starò qui a tesserne le lodi, anche perché, in varie occasioni, l’ho già fatto. Mi basta solo suggerirvi di ascoltare la canzone Madre Terra. Io spero di risentirla live mercoledì 20 aprile, in uno dei posti più belli di Roma, il parco di Villa borgherse. Con la cantantessa ci saranno anche nomi del calibro di Ennio Morricone e Patty Smith, insieme per toccare il cuore ecologico del mondo. Il concerto sarà solo una parte dell’iniziativa: se anche voi siete tra quelli che si scandalizzano nel vedere l’inquinamento, l’incuria e l’inciviltà ambientale, scattate una foto e partecipate a io ci tengo! Volete saperne di più?

Cliccate subito sul sito Earth Day Italia per scoprire tutte le iniziative della giornata.

Cortoons: a qualcuno piace… corto! Teatro Palladium – Roma

Questa settimana si svolgerà nella capitale un piccolo festival cinematografico, che ormai da otto anni cresce di anno in anno, regalando ai cinfili romani uno sguardo sull’animazione internazionale. Cortoons – il Festival Internazionale di Cortometraggi di Animazione di Roma Dal 6 al 10 aprile 2011 Teatro Palladium
Corti Sono i veri re di questo festival e provengono da tutto il mondo, non resta che scoprirli, ogni sera dalle 21:30.
Seminari Per chi vuole imparare qualcosa di più sul mondo dell’animazione è possibile partecipare gratuitamente ai seminari organizzati da Cortoons. Attenzione, per prenotarvi contattate questo mail: prenotazioni@cortoons.it.
6 aprile, h. 17:00: animazione con la plastilina, con Stefano Argentero.
7 aprile, h. 17:00: introduzione alla stereoscopia 3D, NUCT.
8 aprile, h. 17:00: case history di una serie pilota realizzata in 3D, Mbanga Studio.
9 aprile, h. 17:00: Creative 3D, applicazione della comuputer grafica, Digilie School.
10 aprile, h. 17:00: animazione da Flash ad After Effect, Centrifuga.net.
Non solo corti Gli amanti dell’animazione indie saranno felici di sapere che in concorso quest’anno ci saranno anche tre lungometraggi che hanno incantato il pubblico durante l’ultima stagione cinematografica:

  1. L’illusionista, di cui trovate la mia recensione qui.
  2. The Fantastic Mr. Fox di quel simpatico genio di Wes Anderson, che mi sono persa quando è uscito… e approfitterò del festival per recuperarlo!
  3. 9 di Shane Acker, un cartone animato post-apocalittico che ha come protagonista una bambola di pezza. Anche questo: da recuperare!

Vi rimando al sito di Cortoons per avere tutte le informazioni che vi servono.

Espressionismo Live, oggi a Roma – Palazzo delle Esposizioni

Espressionismo liveSei film appartenenti all’espressionismo tedesco sonorizzati live con le selezioni musicali di sei autori italiani (cinque romanzieri e un disegnatore di fumetti). Al Palazzo delle esposizioni di Roma da oggi al 17 aprile tornano gli anni Venti, al prezzo di 4 euro per ciascuno spettacolo (3 per i possessori della membership card). Io questi film li ho visti sullo schermo del PC, in versioni di fortuna raccattate alla buona tramite la Rete e non mi dispiace affatto l’idea di poterli finalmente vedere come Dio comanda.
Ecco il programma, prendete carta e penna!
5 e 6 aprile, h. 21:00
Il Gabinetto del Dottor Caligari
R. Wiene, Germania, 1920
Selezione musicale di Niccolò Ammaniti.
7 e 8 aprile, h. 21:00
Dal mattino a mezzanotte
K. Heinz Martin, Germania, 1920 Selezione musicala di Igort.
9 e 10 aprile, h. 21:00
Lulù – Il Vaso di Pandora
G. W. Pabst, Germania, 1928 Selezione musicale di Letizia Muratori.
12 e 13 aprile, h. 21:00
Il Golem – Come venne al mondo
P. Wegener, C. Boese, Germania, 1920 Selezione musicale di Nicola Lagioia.
14 e 15 aprile, h. 21:00
Il Gabinetto delle Figure di Cera
P. Leni, L. Birinski, Germania, 1923 Selezione musicale di Simone Caltabellota.
16 e 17 aprile, h. 21:00
Faust
F. W. Murnau, Germania, 1926 Selezione musicale di Tommaso Pincio.

Dei Piccoli Filmfestival

Le avventure di SammyArriva dicembre e fa davvero freddo fuori per una bella passeggiata al parco con i bambini, ma una valida alternativa agli acquisti natalizi al centro commerciale c’è, ed è decisamente cheap! Dall’8 al 15 dicembre al Cinema dei Piccoli a Villa Borghese ci sarà un piccolo festival del cinema dedicato ai bambini, l’ingresso è aperto al pubblico e costa appena 3 euro.

Ecco gli eventi più interessanti:

  1. Le avventure di Sammy, in anteprima il 12 dicembre alle 10:30 e alle 12:00. L’epico viaggio nei fondali oceanici di una tartaruga scopre i problemi del pianeta e trova l’amore.
  2. La prima volta al cinema: fiabe per i piccolissimi. Tanti racconti tradizionali per i baby-spettatori sotto il metro d’altezza. Vari orari.
  3. Nel Paese delle creature selvagge di Spike Jonze. La storia di un bambino di otto anni che scappa di casa e approda in un’isola abitata da creature favolose. Giovedì 9 dicembre, alle 17:15.
  4. Astro Boy di David Bowers. Un piccolo eroe un po’ robot e un po’ bambino e la sua complessa presa di coscienza. Mercoledì 8 dicembre, alle 18:00.
  5. Aida degli alberi di Guido Manuli. Il film d’animazione ecologista italiano che rilegge l’opera di Giuseppe Verdi. Mercoledì 8 dicembre, alle 16:20 e Lunedì 13 dicembre alle 17:00.
  6. Pulcinella tra cinema e teatro. Mercoledì 8 dicembre, alle 15:00.
  7. Le avventure di Pinocchio. Per i nostalgici: lo sceneggiato televisivo di Luigi Comencini, interpretato da Nino Manfredi nei panni di Geppetto e Gina Lollobrigida nei panni della Fata Turchina. Sabato 11 dicembre, alle 16:30.
  8. Porco Rosso di Hayaho Miyazaki. Già rivisto al Festival Internazionale del cinema di Roma, un classico dell’animazione giapponese. Mercoledì 15 dicembre, alle 18:45.
  9. Viaggio in paradiso di Fred C. Newmeyer. Il capolavoro del cinema muto interpretato da Harold Lloyd con l’accompagnamento al pianoforte del Maestro Antonio Coppola. Sabato 11 dicembre, alle 15:40.
  10. Io e Vincent di Michael Rubbo. L’incontro, tra sogno e realtà, di una tredicenne appassionata di pittura con l’artista Vincent Van Gogh.

Irish Film Festa: l’Irlanda a Roma

Irish Film FestaMi capita, sin troppo spesso, che i film che vedo raccontino la mia vita o che la mia vita somigli a un film, ma non mi era mai capitato prima che un festival fosse l’occasione per pregustare un viaggio da fare a breve. Coincidenza casuale, ma di ottimo auspicio: quasi subito dopo il festival del cinema irlandese a Roma andrò per la prima volta a Dublino. Ma forse non tutti sono interessati a conoscere la mia prossima meta turistica, che in questo momento non è altro che un pretesto per presentarvi, appunto, l’Irish Film Festa.
Se pensate che vi scorrano fiumi di Guinness vi sbagliate, perché l’unica ebrezza sarà quella della scoperta cinefila e quest’anno il programma sembra quanto mai ricco: dal 24 al 28 novembre 2010 presso la Casa del Cinema si aprirà una finestra sulla verde Irlanda con una interessante selezione di film, documentari e cortometraggi e con alcuni convegni d’approfondimento. Tutto questo gratis, il che di questi tempi non fa male a nessuno. Ecco le chicche da non perdere:
  1. Due film di Neil Jordan, regista originario di Dublino celebre per aver diretto, tra gli altri, Intervista col vampiro. Sabato 27 novembre alle 15:30 sarà proiettato il suo primo film Angel (con Stephen Rea) del 1982. Sempre sabato alle 22:00 sarà proiettato il suo film del 2009 Ondine interpretato da Colin Farrel, presentato al Toronto International Film Festival e mai distribuito in Italia.
  2. Alcuni tra i più interessanti esordi degli ultimi anni nel panorama cinematografico irlandese, che non hanno ancora trovato distribuzione nel nostro Paese. The Escapist (di Rupert Wyatt, 2008) una fuga dal carcere per motivi di famiglia. Proiezione: giovedì 25 novembre alle 20:00. Nothing Personal (della regista polacca Ursula Antoniaic, 2009) un racconto on the road che attraversa Olanda e Irlanda e vede l’incontro tra un uomo solitario e una giovane vagabonda. Proiezione: sabato 27 novembre alle 18:30.
  3. L’ultimo film di Olivier Hirshbieger, diventato famoso con The Experiment e La caduta, film televisivo in co-produzione britannica/irlandese, con uno dei più grandi attori dell’Irlanda del Nord, Liam Neeson: Five minutes of Heaven la storia dell’incontro tra un ex terrorista dell’UVF e il fratello di una sua vittima dopo venticinque anni dall’omicidio. Proiezione: domenica 28 novembre alle 15:00.
  4. Il film d’animazione The Secret of Kells di Tomm Moore, candidato agli Oscar 2010 come miglior film d’animazione. Proiezione: domenica 28 novembre alle 18:00. A seguire incontro con l’animatore Alberto Cassano sul making of del film.
  5. Peacefire (di Macdara Vallely), tratto dall’ominima piece teatrale, racconta la storia del figlio di un uomo dell’IRA ucciso durante i Troubles, che diventa per caso informatore della polizia. Proiezione: venerdì 26 novembre alle 20:00.
  6. I convegni: segnateveli con la penna rossa sull’agenda, si preannunciano molto interessanti. Mercoledì, 24 novembre alle 10:00. “Going Irish” – Convegno sulle opportunità di co-produzione fra Italia e Irlanda; Giovedì, 25 novembre alle 18:00. “Just published” – Novità letterarie sull’Irlanda, segnalazioni. Presentazione del libro “James Joyce and the Cinema” di John McCourt Interviene l’autore, con Barry McCrea (Yale University – USA);
    Venerdì, 26 novembre alle 18:00. “Il doppiaggio dei film irlandesi” – Conferenza di Andrea Binelli (Università di Trento) – Interviene Carlo Cosolo, direttore di doppiaggio;
    Sabato, 27 novembre alle 20:00. “Lezione di cinema irlandeseAine O’Healy (Loyola Marymount University– USA) con Susanna Pellis, Direttore Artistico di IrishFilmFesta;
    Domenica, 28 novembre alle 16:45.Introduzione alla mitologia irlandese” – conferenza di Kay McCarthy.
  7. I documentari: His & hers (di Ken Wadrop), curioso excursus sugli uomini visti dalle donne che attraversa in 70 storie di vita, generazioni di donne irlandesi. Proiezione: giovedì 25 novembre alle 16:00. Waveriders (di Joel Conroy), un documentario sul surf. Proiezione: giovedì 25 novembre alle 22:00.

Inoltre, per la prima volta ci sarà anche un concorso per dieci cortometraggi irlandesi. Allora chi viene con me? Dai che dopo si conclude all’Irish pub!

Fotogrammi dal mondo: le donne afgane

AfganistanL’Afganistan è uno di quei luoghi nel mondo che non hanno cittadinanza nei flussi comunicativi finché non succede qualcosa di veramente sconvolgente. A volte è uno tsunami, a volte  una guerra.
In questo caso era l’11 settembre. Del 2001. Dopo quella data l’Afganistan e Osama Bin Laden e il burqa erano sulla bocca di tutti. Il burqa appunto. Improvvisamente i leader mondiali erano preoccupati dell’emancipazione delle donne che si muovevano dietro queste vesti scure che coprono ogni cosa, persino gli occhi. Si dice sempre che le donne islamiche sembrino bellissime, con quegli occhi grandi contornati da ciglia che sono l’unica parte del corpo che ci sia dato vedere. Davanti al burqa non possiamo vedere neppure quelli, ed è questo, forse, che ci mette  a disagio: sapere che non potremmo mai creare un contatto visivo con loro. Che poi, è un disagio solo immaginario, perché noi quelle donne le abbiamo viste solo in televisione o sulle copertine delle riviste.

Francesca Nuzzo, invece, le ha viste davvero. Si è recata in Afganistan e ha fotografato le persone, donne (non tutte coperte dal burqa), uomini,bambini. Ha fotografato anche le montagne (innevate) e le strade e i luoghi, ma soprattutto le persone, che nei suoi scatti sembrano all’improvviso ricoperte dall’alone della quotidianità. Potete vederle anche voi, dal 9 settembre al 9 novembre presso la sede della UET, in via Crescenzio 43 a Roma, in una mostra che si chiama Il Velo Azzurro e fa parte di un ciclo di mostre fotografiche volte a portare nella capitale immagini dagli angoli più lontani e nascosti del mondo. La mostra si può visitare gratuitamente dal lunedì al sabato dalle 10 alle 18. Per informazioni contattate l’ufficio stampa.

Dizionario minimo felliniano: ritratto in lettere dell’ultimo Morfeo

Federico FelliniE’ stato l’ultimo dio dei sogni, uno dei più grandi maestri del cinema italiana. Su di lui sono stati scritti fiumi di parole, vorrei dirne almeno 21. Come le lettere dell’alfabeto.
Arte circense. Pagliacci e giocolieri, nani e ballerine: il circo è un topos che sempre ritorna nei film di Federico Fellini. E forse per lui questa forma di spettacolo popolare era una rappresentazione della vita, della compresenza di sogno e realtà, della caducità dell’uomo. Il carrozzone giocoso dei primi film, lascerà piano il posto a un tendone di mostri e giganti metafora della morte. Il circo sembra allora il filo conduttore che lega le visioni di 8 e ½ al tono dimesso di Ginger e Fred, la linea che lega l’infanzia alla morte.
Benigni. Sarà stata la spontaneità coinvolgente del Robertino nazionale (oramai internazionale), il suo carattere giullaresco, in ogni modo tra Fellini e Benigni nacque una spontanea amicizia ed una forte intesa. Sciaguratamente fu proprio Fellini a suggerire a Benigni, molti anni fa, l’idea d’interpretare il personaggio di Pinocchio: suggerimento che ci è costato quel flop artistico di qualche anno fa del regista de La vita è bella.
Caricature. A diciannove anni, appena giunto a Roma, Fellini comincia a bussare ad alcune porte, ha in mano fogli e cartelle. Vignette, disegni, caricature. Il regista, infatti, nasce come caricaturista: già alcuni anni prima, nella sua Rimini, aveva collaborato con La domenica del Corriere e con la casa editrice Nerbini. Nella capitale il suo incontro con il settimanale Marc’Aurelio sarà fruttuoso: le sue rubriche avranno fortuna e lui acquisirà una certa notorietà. Era il suo acume critico, era il suo sguardo un po’ bislacco e un po’ ammiccante a piacere al pubblico. Lo schizzo a matita come un commento immediato, una nota sui personaggi curiosi che s’incontrano ogni giorno; certo non perse mai la mano: anche dopo aver vinto più di un Oscar, si divertiva a pasticciare i tovaglioli sui tavoli dei ristoranti fotografando piccole scenette quotidiane. Non  solo: riproduceva in vignette anche i suoi sogni, osceni e popolati di gente famosa.
Divino. Per sua stessa definizione. Infatti l’attività registica, per lui, era quella che metteva l’uomo più direttamente in competizione con Dio. Modesto.
Eccentrico. Eccolo in una posa fuor dal comune: gattoni con Anita Ekberg. La sua giocosità un po’ frivola, la sua energia fuori dal comunepotevano sfociare nel comico come nel grottesco. A vederlo così pare che i suoi impulsi di eros e thanatos si intrecciassero in una carica eccezionale.
Famiglia. Fellini era nato da una famiglia piccolo-borghese, mediamente fascista. Sua madre voleva che diventasse prete, o forse vescovo, ma questo contraddiceva le inclinazioni del ragazzo! Suo padre invece pensava per lui a un futuro come professionista: medico, avvocato o ingegnere. Per fortuna Federico si mise in testa di seguire la sua vena artistica.
Giulietta Masina. Fu la sua musa, il suo giullare. Giulietta Masina era l’antitesi della donna ideale di Fellini: sarebbe dovuta essere giunonica e sensuale, era una donna piccola ed energica. Eppure egli s’innamorò di questa attrice di teatro e la sposò. Facendola recitare in molti suoi film. Indimenticabile Le notti di Cabiria, che gli valse l’oscar come miglior film straniero. Cabiria è una prostituta, e Giulietta Masina la interpreta intensamente, con la sua maschera di Pierrot, che unisce il comico al tragico, mantiene la sua elegante leggerezza pur nella drammaticità.
Hotel. Nel 1993 al Grand Hotel di Rimini, il grande maestro subisce un primo grande colpo: è un attacco cerebrale. Muore il 31 ottobre al Policlinico di Roma. E’ un lutto molto sentito.
Ispirazione. Le idee per i film giungevano a Fellini come treni, si trattava solo di prenderli al volo. Durante la lavorazione, poi, vi si dedicava intensamente anche se per brevi periodi. Era talmente assorbito dalla regia di ogni film che alla fine si sentiva svuotato. Ma era come un processo naturale, come un parto della mente di un opera che poi si presentava miracolosamente finita. Unica eccezione: Il viaggio di Mastorna.
La dolce vita. Il simbolo del cinema felliniano. Una storia che dura pochi giorni in una Roma onirica e incantata. Il film che scandalizzò il pubblico italiano e deliziò la giuria di Cannes (vinse la Palma d’Oro), era un concentrato sensuale di immagini oniriche e maliziosi ritratti di società. Marcello, un giornalista squattrinato, fidanzato con una donna un po’ volgare vede sfilare di fronte a sé simboli e figure della società d’allora: sono ricchi eccentrici o folle che si accalcano davanti a miracoli fasulli, sono scene orgiastiche, è una nordica attrice famosa… Il protagonista è come inserito in un vortice vitale, ma spesso profondamente solo.
Marcello Mastroianni. Un attore pacato, magnetico, affascinante. Ma vicino all’uomo comune. Un attore con cui Fellini inizierà il suo connubio con La dolce vita e che in qualche modo plasmerà, rendendolo il suo perfetto alter ego. L’avrebbe voluto anche come interprete de Il viaggio di G. Mastorna, film che Fellini scrisse ma non diresse mai, ispirato alla morte di Ernest Bernhard: questo film, nella sua mente avrebbe dovuto essere un condensato della sua opera e di se stesso, ma di fronte alla sua realizzazione era come paralizzato, forse perché v’intravedeva troppo chiaro il delinearsi della fine anche dei suoi giorni. Fece fare a Mastroianni decine di provini per quest’interpretazione, senza mai essere davvero soddisfatto.
Neorealismo. Quando comincia a lavorare nel cinema lo fa collaborando con uno dei più grandi registi del neorealismo: Rossellini, per il quale dà il suo apporto alle sceneggiature di Roma città aperta e Paisà. Ma il suo cinema, ben presto, diventerà quanto di più antitetico rispetto alla scuola neorealista possa esistere nel panorama italiano degli anni ‘50 -’60. Non solo la cruda realtà, ma anche il sogno, la fantasia; non solo le macerie, ma anche le speranze e l’allegria.
Onirico. Un aggettivo che lo descrive appieno. Che descrive appieno i suoi film, con quei vaghi fantasmi in cui spesso sogno e realtà si fondono e si confondono in un turbine che avvolge i protagonisti. Il mondo popolato da sogni festosi e da incubi: ecco una descrizione di tutto il cinema felliniano, che ruota, in fondo, sempre attorno agli stessi temi e soggetti. Tanto che a lui stesso (con l’eccezione di Il Casanova di Federico Fellini) pareva di aver girato tante versioni di un unico film.
Premi e onori. Ricevette ben cinque premi Oscar, il Leone d’Oro alla carriera a Venezia, la Palma d’Oro a Cannes e molti altri riconoscimenti. Eppure non se ne rallegrava: come se riceverli fosse soprattutto un fardello noioso e pesante, per nulla gratificante. Si sentiva soffocato dalla loro ufficialità, non voleva essere inquadrato nello status d’intellettuale: fu per questo che rifiutò le lauree ad honorem offerte dalle università di Urbino e di Bologna.
Quinto Teatro. Cinecittà, il teatro cinque era per il regista non solo un luogo di lavoro, ma anche un rifugio, anonimo più di un albergo, familiare più di una casa. E’ lì che hanno visto la luce molte sue opere, che sceglieva gli attori. E’ lì che la sua salma fu portata per ricevere una processione in lutto di devoti amanti del maestro.
Rimini-Roma. Due città, una vita, due film. A Rimini, sua città natale, Fellini dedica nel 1972 il film Amarcord due anni dopo aver girato Roma. Egli ormai appartiene in ugual modo alle due città: quella della sua giovinezza, vissuta sempre con nostalgia e quella della sua carriera artistica, dagli esordi per i giornali e la radio alla consacrazione come regista.
Solitudine e malinconia. Incredibilmente, vista la sua estrosità eccentrica, Fellini sin da bambino amava le ore di solitudine. E la musica gli metteva malinconia. Ma osservando attentamente i suoi personaggi, emerge anche in essi questa profonda incomunicabilità di fronte al mondo. Questo isolamento dell’uomo in sé, proprio e soprattutto nei festini e nelle orge, emerge come un sottotono stridente con le atmosfere spesso carnascialesche.
Televisione. Il regista cinematografico ebbe più di un’esperienza con la televisione, ma certo non ne parlava bene. Troppo restrittiva rispetto alla creatività artistica, rispetto alla sua personalità debordante. Tra l’altro confessa di non essere spettatore televisivo, la televisione per lui era un “mobile“, per lo più muto e silente, da accendere solo per vedere qualche telegiornale o qualche quiz. E allora viene da riflettere: il repertorio di immagini cui attingeva era pescato direttamente dalla realtà o ripreso dal cinema stesso o da forme svariate di spettacolo popolare, non dalla televisione come succede per molti registi di oggi. La televisione era solo una sconosciuta poco attraente.
Umanità. A Federico Fellini ogni volto ispirava una storia, ogni persona richiamava la sua curiosità. Di tutti quelli che andavano nel suo studio a chiedere una parte, lui prometteva sempre qualcosa e sempre faceva uno schizzo del personaggio che vedeva. Era un grande affabulatore e con la sua voce seduceva gli attori, per suggerne l’anima: era convinto, infatti, che la macchina da presa catturasse la vera essenza della gente.
Voce pallida. La voce della luna fu il suo canto del cigno. L’ultimo film che diresse, con Benigni e Villaggio, liberamente tratto da un racconto di E. Cavazzoni Il poema dei lunatici. Un film che è insieme una danza macabra e un carnevale, in cui rientrano molti temi chiave del cinema felliniano.
Zoom. Alcune immagini felliniane rimarranno per sempre nella memoria collettiva, una per tutte: la scena della fontana de La dolce vita in cui la voce sensuale di Anita chiama Marcello, come una sirena. E anche lui, a Roma, rimarrà sempre un fantasma onirico che cammina per le strade con impermeabile e sciarpa.
Già pubblicato su Il Brogliaccio nel 2005.

Irvine Welsh: il fascino del male formato brav’uomo

Irvine Welsh
Una decina di anni fa vidi per la prima volta quello che si apprestava a diventare il mio film preferito: Trainspotting. Fu un autentico colpo di fulmine (l’unico vero colpo di fulmine della mia vita, credo).
Da lì a leggere il libro da cui era tratto il passo fu breve, così feci la mia conoscenza con Mr. Welsh: scozzese di Edimburgo, completamente folle, era lo scrittore più sfacciato, caustico, psichedelico e terribilmente divertente che mi fosse mai capitato sotto gli occhi. Che poi, a guardarlo in faccia non si direbbe proprio: il caro vecchio (bè, non è poi così vecchio, ha l’età di mio padre) Welsh ha una faccia rotonda e un piccolo sorriso sornione, la tipica faccia da brav’uomo anglofono. Il che dimostra che non bisogna mai fidarsi delle facce da brav’uomo.
Mentre chiacchiera dei suoi libri beve con disinvoltura un calice di vino rosso e solo quando il rosso è terminato passa all’acqua – o qualunque cosa sia quel liquido trasparente dentro a quella bottiglietta di plastica. Sembra perfettamente a suo agio. Forse perché da diversi anni oltre che scrivere insegna scrittura creativa a Chicago o forse perché è un po’ esibizionista. D’altra parte da quando ha impersonato lo spacciatore di supposte all’eroina nel film di Danny Boyle tratto dal suo primo libro – sì, è Trainspotting, avete indovinato – pare che la televisione britannica continui a chiamarlo per fare questo genere di parti in svariate fiction, tanto che ridendo dice: “Se mi fossi fatto tutte le cose che ho finto di spacciare nella fiction a quest’ora non sarei qui a raccontarvelo”.

Non che il ragazzo sia del tutto pulito – no, non ci crediamo nemmeno un po’… ma viva Dio se i risultati di quello che si è calato sono i libri che pubblica! Irvine Welsh è un bohemienne riveduto e corretto, aggiornato ai nostri tempi. “Io non sono il tipo di scrittore che si sveglia tutti i giorni alla stessa ora e scrive per otto ore di seguito, poi la sera torna alla sua vita e ai suoi cari. Mi piacerebbe, ma non sono così.” E continua, con un autoritratto davvero decadente: “Mi sveglio alle due di notte per scrivere e comincio a scrivere per due giorni di seguito. Mi cresce la barba, dimentico di cambiarmi i vestiti, mentre le tazze si accumulano attorno a me sulla scrivania. E non mi accorgo di niente finché non arriva l’avvocato di mia moglie che mi piazza le carte del divorzio davanti al naso”. Insomma, un po’ come i personaggi dei suoi libri, lui vorrebbe essere un bravo ragazzo, ma poi sceglie di fare altro.

26 marzo 2010, Irvine Welsh a Libri Come, Auditorium Parco della Musica di Roma